F1, a Baku Rosberg torna al successo, Ferrari ancora seconda ma ancora lontana

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PASSEGGIATA- Sulla nuova pista caucasica di Baku, la più lunga del mondiale dopo Spa, e con un rettlineo di ben 2.2 km (ma che ha visto larghi vuoti sulle tribune, mentre Monza corre il rischio di scomparire dal calendario; ci dobbiamo dunque rassegnare all’idea che in questo sport davvero contino solo i soldi?),  Nico Rosberg torna al successo con grande facilità, ottenendo il grande slam; pole position, vittoria, 51 giri su 51 al comando, e anche il giro più veloce. La Mercedes, come spesso accade, ha illuso gli avversari, specie i ferraristi, nel gran premio del Canada, vinto da Hamilton su un arrembante e velocissimo Sebastian, ma poi, su una pista abbastanza simile a quella canadese, ha riconfermato la sua netta superiorità, specie in termini di potenza e trazione. La casa di Stoccarda ha mancato l’ennesima doppietta a causa dei problemi di Lewis, sempre in difficoltà fin dalle prove libere e autore di un incidente nelle qualifiche che lo ha costretto alla decima posizione sulla griglia, decidendo di fatto la gara già al sabato. Il campione del mondo è sembrato a disagio su questa pista, non trovando mai il giusto ritmo e il bilanciamento della macchina, e anche soffrendo cali di potenza;il leader del mondiale ha cosi passeggiato, di fatto correndo da solo, e amministrando nella seconda parte di gara il largo vantaggio accumulato nella prima. Per quanto gli addetti ai lavori e i tifosi si sforzino di trovare inversioni di tendenza, la sostanza è che il vantaggio tecnico delle frecce d’argento non accenna ad assottigliarsi; su qualche pista, e per motivi contingenti, le Mercedes non fanno il vuoto, ma i numeri dicono che, su 8 gare disputate, la Mercedes ne ha vinte 7, perdendo a Barcellona solo a causa del suicidio al primo giro, con due doppiette (non sono state di più solo per problemi tecnici o disciplinari, in prova o in gara), e 7 pole position, monopolizzando in 4 occasioni l’intera prima fila. Ogni commento ci pare superfluo.

FERRARI– Ennesimo podio per la rossa, ennesima gara encomiabile di Sebastian Vettel che ottiene oggettivamente il massimo con il secondo posto. La vittoria però continua a non arrivare; nonostante gli aggiornamenti sul motore, il distacco dalla Mercedes resta ampio (anche a Baku superiore al secondo in qualifica), e non si vede su quale circuito la Ferrari possa davvero correre per il successo. Nel 2015, dopo 8 gare era già arrivata una vittoria (Vettel in Malesia), e si capiva che, almeno su piste medio-lente e con temperature alte, era realistico pensare di ottenerne ancora; infatti ne sarebbero arrivate altre 2, in Ungheria e a Singapore. Quest’anno invece, oltre a fallire l’occasionissima di Barcellona, in una gara senza le Mercedes,  la Ferrari, pur progredendo in assoluto rispetto alle prestazioni dello scorso anno, in termini relativi è andata indietro; non solo la casa di Stoccarda sembra aver risolto i problemi di degrado dei pneumatici che l’affliggevano su certe piste, ma ci si ritrova a combattere di nuovo contro le Red Bull, e, a seconda delle circostanze, contro Williams e, come ieri, Force India. Oltre a fattori strettamente tecnici, ce ne sono poi altri non meno importanti; le indebite, e inopportune, pressioni di Sergio Marchionne, probabilmente per motivi extra-sportivi, che hanno creato aspettative eccessive nel team con conseguenti errori, tecnici e strategici, le difficoltà di Kimi Raikkonen, pilota che sembra aver già dato il meglio negli anni passati, e al quale tra l’altro, si deve attribuire in larga misura la sconfitta di Barcellona, ed infine, negli ultimi due gran premi, le incomprensioni tra muretto e piloti per le strategie, come minimo discutibili (ieri Vettel ha platealmente disubbidito all’ordine di rientrare all’ottavo giro). Essere ottimisti non pare semplice, e anche se mancano ancora 13 gare, e come già detto capiteranno le occasioni per vincere, ci sembra che il trend, in uno sport dove c’è poco spazio per l’improvvisazione, sia ormai consolidato anche quest’anno.

LA CORSA DEGLI ALTRI– l’uomo del giorno è ovviamente Sergio Perez; il messicano della Force India, sempre a suo agio sui circuiti cittadini, e autore di una magnifica prestazione in qualifica, con un secondo posto vanificato solo dalla penalità, si è poi ripetuto in gara con il secondo podio stagionale dopo Monaco, prendendosi anche il lusso di superare Raikkonen all’ultimo giro, pur essendo comunque davanti per la penalità del finlandese. Il compagno Hulkenberg è finito a quasi un minuto da lui, dopo quasi un secondo di distacco subito in qualifica…su una pista ibrida tra Adelaide e Montreal, dove cavalli e trazione l’hanno fatta da padroni, tra i primi 10 troviamo 6 motori Mercedes (con Massa, in casa Williams, a quasi mezzo minuto da Bottas), due Ferrari, e i 2 Renault della Red Bull, che si erano ben comportate in prova, almeno con Ricciardo, ma che hanno poi subito in gara grossi problemi di gomme, costretti a 2 soste e subendo vari sorpassi da macchine più potenti.  Ancora lontane le Mclaren, sempre penalizzate dal motore Honda; una sola macchina al traguardo ma fuori della zona punti, quella di Button, che su una pista di lunghezza standard sarebbe stato ancora una volta doppiato. Piccoli progressi rispetto al 2015, ma sempre troppo, troppo poco. Entrambe ritirate le Toro Rosso, con Kivyat buon sesto in prova ma costretto subito al ritiro in gara; deludente invece Sainz, comunque ritirato anch’egli. Tutti doppiati, e lontanissimi, gli altri, con la Sauber che stavolta almeno combatte con Nasr, mentre prosegue il momento no della Haas, equipaggiata, lo ricordiamo, come la Toro Rosso,  che usa però, solo in questa stagione, la versione 2015, da motore Ferrari. Addirittura disastrose le Renault, partite entrambe in ultima fila, e capaci in gara solo di battere la Manor di Haryanto e la Sauber di Ericsson.

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