Il Pagellone della Serie B: Re Juric, ma altri tecnici sul podio; brave le ripescate, bocciate le neopromosse; il fallimento cartellino verde e i disastri di arbitri e giustizia sportiva

Crotone

10 JURIC – Se il Crotone è stato la sorpresa più bella di questa Serie B, gran parte del merito non può che andare al suo tecnico, Ivan Juric, uno che sui campi di calcio metteva tutta la sua grinta da calciatore croato e che seduto in panchina ha dimostrato di avere idee convincenti e, soprattutto, vincenti, che hanno trasformato una squadra costruita per una tranquilla salvezza in autentica rivelazione del campionato, in testa fin dalle prime giornate e impegnata in un appassionante testa a testa con il Cagliari, sfiorando perfino la vittoria del torneo, perso all’ultima giornata. Quello che rende l’impresa di Juric ancor più rilevante è che non si tratta, poi, di un tecnico con un’enorme esperienza sulle spalle, ma questa di Crotone rappresentava per lui la seconda volta da primo allenatore e la prima in assoluto in B, avendo allenato, lo scorso campionato, a Mantova in Lega Pro. Il fatto che sia già pronta la panchina del Genoa per lui non è affatto un caso.

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9 COSMI – Qui invece è tutto il contrario: la vecchia volpe, assiduo frequentatore dei campi calcistici italiani, con una lunga carriera alle spalle ha assestato la zampata (quasi) vincente. La grandezza della sua impresa è stata, intanto, legata al fatto che il buon Serse veniva da un periodo di magra della sua vita calcistica, tra retrocessioni, esoneri, mancate riconferme, assenza di chiamate ad inizio campionato, risultati deludenti. Ma, soprattutto, al fatto che ha guidato ad un passo dalla A una squadra al terzo anno di B della sua storia, costruita in estate per competere per un posto play off, ma senza troppe pretese. E lo ha fatto in modo spettacolare, rendendo il Trapani una delle migliori realtà della serie cadetta di quest’anno, con un bel gioco e capace di inanellare risultati utili in serie, al punto da eguagliare il record di vittorie consecutive della Juve in B. Le lacrime al termine della finale di ritorno scaturite da un duro come lui sono l’immagine di cosa ha rappresentato anche per lui l’esperienza siciliana.

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8 ODDO – Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Come non è uno scherzo che alle prime tre posizioni ci siano altrettanti tecnici. E’ però innegabile che le tre migliori realtà di questo torneo di B non possano prescindere dal lavoro dei rispettivi tecnici e, quindi, se anche il Pescara è stato uno dei protagonisti assoluti di questo campionato, al punto da salire in A, non si può che celebrare anche il suo tecnico. Che, per di più, come per Juric, non è neppure un allenatore con un carico di esperienza sulle spalle. Anzi, a ben vedere, il bagaglio è pure inferiore a quello del tecnico croato, avendo esordito tra i professionisti, dopo le esperienze tra i giovani, solo nelle ultimissime partite dello scorso torneo, quando fu chiamato a sostituire Baroni all’ultima giornata. Già in quel torneo compì una mezza impresa, portando il Pescara ai play off, quando sembrava spacciato, ed arrivando ad una traversa dalla A. In questo ha completato l’opera, trasformando gli abruzzesi in una bella realtà, fatta di gioco piacevole ed estremamente offensivo, con un terminale che, non a caso, è diventato il capocannoniere della B. E migliorando quanto fatto lo scorso anno, col passettino in più che è significato A. A confermare il valore dell’Oddo Uomo e non solo allenatore, il bellissimo gesto verso Cosmi al 90′ della finale di ritorno, quando tanti altri colleghi, anche più esperti, sarebbero già stati sotto la curva ad esultare.

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7 LE RIPESCATE – Sono state buttate dentro il torneo cadetto all’ultimo momento, al termine di decisioni infinite, tanto da costringerle a partire in ritardo e, soprattutto, a dover allestire squadre competitive all’ultimo momento, quando era già pronta una rosa adatta alla Lega Pro, e usando gli scarti del mercato delle commensali estive. Eppure, in quasi tutti i casi, hanno lavorato talmente bene da, non solo non avvertire difficoltà, ma, addirittura da vivere un campionato da protagoniste. Il Brescia, la prima delle ripescate, ha a lungo lottato per i posti play off, segnalandosi anche per il bel gioco e, soprattutto, per i tanti giovani messi in vetrina, abbandonando la lotta solo a poche giornate dalla fine. L’Entella, chiamata sul filo di lana, al punto da dover saltare la prima giornata, è stata un’autentica protagonista della lotta play off, fino, praticamente, all’ultima giornata, quando, una sconfitta, l’ha condannata ad essere la prima delle escluse per un solo punto. Ma in corso di torneo aveva fatto vedere molto: bel gioco, buone individualità, Caputo su tutti, e una difesa difficilmente perforabile. L’unico ad avere avvertito qualche difficoltà è stato l’Ascoli, chiamato assieme all’Entella e, come lei, costretto a saltare la prima giornata. Campionato di medio bassa classifica e un cambio (e mezzo, visto che Mangia ha abbandonato ad una giornata dal termine per problemi di salute) in panchina, ma alla fine è arrivata la salvezza e neppure con troppi grattacapi.

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6 CAGLIARI – Giusto celebrare anche la promozione dei sardi, vincitori del campionato, ma, sinceramente, da quella che doveva essere l’ammazza campionato ci si aspettava, obiettivamente, di più. La rivelazione Crotone ha colto alla sprovvista anche lei, ma le tribolazioni soprattutto nella seconda parte del torneo e il ritardo nell’approdare alla matematica promozione sono parse un po’ esagerate. Detto questo il voto non è dato A CAGLIARI e non AL CAGLIARI a caso, per comprendere tutta la realtà raccolta attorno alla società, perché è vero che la squadra rossoblu ha tribolato più del previsto, ma è anche vero che è rimasta nelle prime due posizioni per distacco per praticamente tutto il torneo e l’approdo in A è stato rimandato, ma mai minimamente in dubbio. Quindi i fischi ascoltati al Sant’Elia nelle ultime partite del torneo e la messa in discussione, neppure troppo velata, di un tecnico come Rastelli, sono parse note un po’ stonate.

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5 LE NEOPROMOSSE – Quelle che erano state splendide realtà degli scorsi tornei, stavolta hanno, in generale, molto deluso. Del Teramo neppure parlarne, visto che al torneo di B non c’è neppure arrivato. La migliore di tutte (e quella che ha permesso di alzare il voto medio) è stata il Novara, approdato fino alla semifinale play off, persa con la squadra che poi sarebbe salita in A. Como e Salernitana sono state, invece, due disastri. I campani hanno disputato un campionato di bassissima classifica, latitando a lungo al penultimo posto, nonostante una rosa allestita per altri obiettivi, e la salvezza è stata conquistata solo alla fine, vincendo la finale play out, non a caso tra i fischi dei propri tifosi. Il Como è stato ultimo per tutto il campionato, dando fin da subito l’impressione di non avere le carte per risollevarsi da lì, nonostante l’apporto di un bomber come Ganz, tanto da ritornare in Lega Pro immediatamente. I tempi del Frosinone che fa il doppio salto nel giro di due stagioni, sono sembrati lontano anni luce.

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4 IL CARTELLINO VERDE – Doveva essere una delle novità più belle e interessanti di questo campionato: la possibilità, da parte dell’arbitro, di segnalare i gesti più meritevoli, dal punto di vista della sportività e del fair play, premiandoli, in modo simbolico, con il cartellino verde, appunto, che li portasse all’attenzione di tutti. Tanto pubblicizzato a gennaio, quando è partita l’iniziativa, se ne sono perse le tracce ben presto. Se n’è risentito parlare solo ad aprile, quando lo stesso Presidente di Lega Abodi ne proponeva uno per Faragò del Novara, che aveva subito un fallo pericoloso in area di rigore e, nonostante questo, si era rialzato senza protestare. Poi niente più. Una novità regolamentare utile quasi quanto i giudici di linea utilizzati dai play off in poi….

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3 LA CLASSE ARBITRALE – Se dal parco arbitri della B dovranno uscire i nomi dei prossimi arbitri di A e, volendo, anche internazionali, c’è da dire che la situazione non sembra molto rosea. Una situazione generale piuttosto sconfortante, con un senso di mediocrità diffuso e pochi interpreti da salvare. Tantissimi quelli da bocciare. Mai, forse, come in questo torneo, si è visto tifoserie tanto attente ai nomi delle designazioni, con conseguenti moti di disapprovazione. Mai come in questo torneo si è urlato così tante volte al complotto e alla malafede. Nessun complotto, ovviamente, e nessuna malafede, solo tanta mediocrità, con alcuni protagonisti più attivi di altri: risultati condizionati in modo evidente, decisioni incomprensibili, atti di mero protagonismo, distribuiti su tutta la penisola e da diversi interpreti anche se con alcuni nomi più presenti di altri. Senza andare troppo lontano nel tempo basta pensare all’ultima giornata con le decisioni a sfavore del Livorno, con il rigore fischiato su Ferrari, e poi da lui realizzato, poi sconfessato dalla stessa giustizia sportiva che ha assegnato una squalifica di due giornate all’attaccante per simulazione. O la semifinale d’andata tra Spezia e Trapani, al Picco, con il clamoroso rigore non fischiato su Piccolo proprio davanti al giudice di linea, che avrebbe potuto modificare i destini della partita, poi persa 1-0 dai padroni da casa. Dal Palazzo non filtra nulla e in pubblico è tutto uno scambiarsi pacche sulle spalle, ma, per il bene del prossimo torneo, ci si augura una maggior presa di coscienza.

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L’arbitro Pezzuto, scelta di foto non casuale…

2 I CAMBI D’ALLENATORE – Sono una caratteristica imprescindibile di ogni torneo calcistico. A volte sono il bene di una squadra, vedi Di Carlo allo Spezia, a volte non cambiano nulla o, addirittura, peggiorano la situazione, basti pensare a Colomba a Livorno o Marcolin ad Avellino. Quello, però, che si vuole stigmatizzare in questo modo è l’avventatezza che, sempre più spesso, domina le decisioni riguardanti la guida tecnica di una squadra e che, spesso ne fanno il male. Ben 18 (più uno, considerando anche l’abbandono di Mangia a fine torneo) i cambi di panchine di quest’anno, ma quelli che sono risultati utili e decisivi si contano davvero sulle dita di una mano. Addirittura si è assistito al “giorno dell’ecatombe”, l’11^ giornata, in cui sono saltate contemporaneamente 3 panchine (Ascoli, Latina e Como). Propio il Latina è stata una di quelle squadre a meritare, assieme al Livorno, lo scettro dell’avventatezza, avendo messo insieme una serie di avvicendamenti in momenti sbagliati (Iuliano esonerato con la squadra a metà classifica, Somma cacciato con la squadra comunque salva, Gautrieri alla fine si è slavato all’ultima giornata) che hanno portato quasi alla retrocessione. Per non parlare, appunto, dei labronici, che hanno cominciato i cambi quando la squadra era ancora in zona play off e, grazie a due parentesi disastrose come quella di Mutti e, soprattutto, di Colomba (4 sconfitte in altrettante partite), alla fine sono davvero retrocessi. A volte un po’ più di oculatezza potrebbe essere il vero bene di una squadra.

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Panucci, doppiamente epurato stagionale

1 LE LUNGAGGINI DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA – Lo sosteniamo fin dalla scorsa stagione: chi sbaglia deve pagare e le punizioni è giusto che arrivino, anche se falsano il risultato sul campo, per fare da deterrente a comportamenti simili, soprattutto quando si parla di inadempienze contrattuali che incidono sulle giuste retribuzioni per il lavoro dei calciatori, in particolare per quelli che non godono dei riflettori e nel solo stipendio devono trovar da vivere. Detto questo, sempre per un discorso di correttezza dei campionati, sarebbe forse giusto che le decisioni venissero prese con tempistiche consone allo svolgimento di un torneo. Teramo e Catania hanno sbagliato in modo vergognoso e giusto da punire, ma se si è scoperto praticamente subito, non si capisce perché le decisioni sulle squadre da ripescare siano arrivate praticamente a ridosso dell’inizio del campionato, e, soprattutto, il 31 agosto, ultimo girono di contrattazioni, costringendo a stilare un calendario con delle assurde X e Y, obbligando queste due squadre a fare un mercato veloce e raffazzonato, con gli scarti degli altri, e, addirittura, a saltare la prima gara del torneo. E che dire delle sanzioni ai danni del Lanciano: un intero campionato con un punto di penalizzazione, poi, a poche giornate dal termine, la stangata di altri 5, salvo poi restituirne 3 nel giro di breve, ma prometterne forse altri da comminare oltre la fine del torneo, lasciando dei verdetti in sospeso, illudendo squadre, provocando la rabbia di tifosi e società ed arrivando addirittura alla disputa ritardata della finale play out. Anche circa questi aspetti, forse sarebbe giusto riflettere un po’ a fine campionato.

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0 IL LOTITO AFFAIRE, UN ANNO DOPO – Qualcuno potrebbe dire: aveva ragione lui, Carpi e Frosinone non erano adatte alla A e, infatti, sono ridiscese subito. Ok, questo è vero. E’ vero, però, anche, che sono comunque due squadre che hanno disputato un onesto campionato e, soprattutto, visto il motivo del contendere dello scorso anno, non hanno sicuramente determinato un calo di interesse o una perdita di qualità del torneo di massima serie. A dare un’ulteriore stoccata alle tesi del Patron della Lazio è arrivata, poi, la promozione dell’altra sorpresa Crotone e il Trapani giunto ad un passo dalla A, che hanno conferito grande interesse ad un torneo cadetto di solito all’ombra della A. Il colpo più grosso al castello, poi, è, ovviamente, arrivato dall’Inghilterra: la favola Leicester ha appassionato milioni di sportivi in tutto il mondo, la scartina che diviene Regina non ha tolto interesse al torneo, anzi, forse la Premier non è mai stata sotto i riflettori come in questa stagione, in cui persino chi non era appassionato di calcio seguiva le vicissitudini delle Foxes, esultando a fine torneo. Se poi si considera che una squadra in B lo stesso Lotito la possedeva ed è quella Salernitana che tanto ha tribolato a salvarsi quando avrebbe dovuto essere tra le protagoniste, verrebbe quasi da dire che, a volte, invece di parlare del giardino dei vicini sarebbe meglio guardare (e tacere) in casa propria…

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