Copa America Centenario: la Finale termina come un anno fa, con il Cile che esulta e l’Argentina all’ennesimo fallimento. Messi lascia. Colombia terza

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ARGENTINA-CILE 4-2 cdr – Doveva essere il giorno della consacrazione dell’Argentina. Doveva essere il giorno di Messi. Doveva essere la notte in cui il mondo intero assisteva alla giusta celebrazione di quella che era stata, inequivocabilmente, la miglior squadra della Copa America. La notte della Rivincita della Finale dell’ultima edizione, quando ad imporsi furono i cileni ai rigori. Allora, però, c’era anche un fattore ambientale favorevole. Si terminava laddove si era cominciato, esattamente alla partita inaugurale del torneo per le due squadre, una partita vinta, meritatamente, proprio dall’Albiceleste. Sembrava tutto pronto e scontato. Ma qualcosa è andato come non doveva e di ciclico c’è stata solo la sfortuna di una Nazionale che da diversi anni domina e merita (non per nulla è la numero 1 nel ranking mondiale), ma non porta a casa un trofeo che sia uno. I toni sono alti fin da subito. Il Cile non è di certo arrivato a fare la vittima sacrificale, è il campione in carica e vuole confermare il proprio nome nell’albo d’oro. Non ha cominciato il torneo nel migliore dei modi, una sconfitta, con l’Argentina appunto, e una vittoria all’ultimo minuto di un recupero chilometrico, grazie ad un regalo arbitrale. Ma poi si è ripresa e nella ultime partite ha stravinto e dominato. Ne esce una partita maschia, cattiva, fin troppo, in cui la “garra” sudamericana la fa da assoluta protagonista: calci, botte, spinte, intimidazioni, continui capannelli attorno allo scarsicrinito arbitro brasiliano e, soprattutto, ben 2 espulsioni nel giro di 45′. Quasi alla mezz’ora è Diaz del Cile a farsi buttar fuori per doppia ammonizione, mentre a 3′ dal termine del tempo è Rojo a prendere un rosso diretto per un intervento deciso su Vidal, che, però, sembra prevalentemente sul pallone. Un po’ di dubbio lo dà l’atteggiamento dell’arbitro che, in occasione dell’espulsione del giocatore argentino, sembra alzare un cartellino rosso anche per un avversario, ma di questo non se ne hanno, poi, più tracce, tra la rabbia dell’Albiceleste. Ma che l’Argentina non sia la stessa si comincia già ad intuire: ha il controllo del gioco offensivo e, praticamente per un tempo i tiri in porta sono solo di Messi e compagni, ma sono, comunque, solo episodi velleitari, con Higuain che salta il portiere con uno scavetto, ma mette sul fondo, e Otamendi che colpisce di testa a pochi centimetri dal palo. Nella ripresa le due squadre capiscono che se non vogliono perdere altri uomini devono calare un po’ i toni e così è. Al 56′ arriva la prima conclusione verso la porta dei cileni, mentre l’Argentina risponde con due conclusioni molto alte di Higuain e Aguero. Le emozioni più forti si vivono proprio al 90′, quando Sanchez manca la deviazione decisiva al centro dell’area e, sulla ripartenza, Messi si fa quasi tutto il campo e tira di poco a lato. Si va ai supplementari. L’Argentina non è il mostro devastante che si era preventivato. Il Cile ha retto bene e non demerita il pareggio. L’extra time vede protagonisti i portieri: al 97′ è Romero a parare un colpo di testa angolato di Vargas; 2′ dopo è Bravo a togliere dalla porta un colpo di testa di Aguero su punizione di Messi dalla trequarti. Nulla più, così i rigori sono naturale conseguenza. Proprio come un anno fa. Partono i calciatori più rappresentativi ed entrambi falliscono: prima è Vidal e farsi parare il tiro, poi è, soprattutto, Messi a mettere la palla oltre la traversa. L’errore del Re sembra un infausto presagio. Il Cile non sbaglia più. A farsi parare il tiro tocca a Biglia. Così si consuma il nuovo dramma sportivo di una Nazione che non sa più vincere da 23 anni e vede sfumare la terza finale consecutiva. Si consuma il dramma sportivo di un Campione che, con la sua Nazionale, non riesce a ripetere quanto fatto con la sua squadra di club. Che non sa guidarla fino in fondo, come faceva un suo illustre predecessore, che attorno aveva, tra l’altro, forse, la metà dei campioni che ha attorno lui in questa generazione. E che ha deciso che lascerà la Nazionale. Tra la rabbia di un popolo, che potrebbe non perdonarlo.

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USA-COLOMBIA 0-1 – Nella finale per il terzo posto ad imporsi sono stati i cafeteros, che hanno sconfitto i padroni di casa degli Usa grazie ad un gol di Bacca. Partita giocata a viso aperto tra le due squadre in cui ha prevalso il maggior tasso tecnico dei colombiani e delle loro individualità, ma in cui, comunque, i padroni di casa non hanno sfigurato, confermando un torneo positivo portato quasi in fondo non certo solo per un mero fattore di campo, ma per quanto fatto vedere di buono soprattutto nella prima fase, prima di infrangersi contro il muro albiceleste. A conferma di ciò arrivano il palo di Wood e il pallone di poco a lato di Dempsey. I colombiani, invece, chiudono con il terzo posto finale, capitalizzando al meglio il vantaggio del milanista e sfiorando il raddoppio con Moreno e James Rodriguez. In corso di partita anche un rosso per parte, ad Orozco e Arias.

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