Dice un vecchio adagio islandese: “Nun succede…

…MA SE SUCCEDE” – Ok non è un adagio islandese. Ok non è neppure un adagio, ma una frase di De Rossi di 6 anni fa. Però è innegabile che la frase calzi a pennello per descrivere un momento particolare di questo Europeo delle outsider, quello che riguarda il fenomeno islandese che ora va a sfidare i padroni di casa francesi. Difficile che succeda: di fronte c’è il colosso francese dei padroni di casa, con i suoi campioni spinti da un intero paese. Però era già difficile che l’Islanda a questi Europei ci arrivasse, inserita nel Gruppo di qualificazione con Repubblica Ceca, Turchia e, soprattutto Olanda: a casa ci sono rimasti gli Orange e l’Islanda è passata addirittura per seconda, senza dover ricorrere ai play off, dopo un girone in cui ha perso solo due volte, in casa ha battuto tutte le favorite e gli olandesi li è addirittura andati a battere a domicilio. Era già difficile che approdasse agli ottavi, messa nel girone F assieme alla quotata Ungheria e al favoritissimo Portogallo, e invece agli ottavi c’è arrivata, ancora una volta da seconda del girone, mettendosi alle spalle niente meno che la squadra di Mister CR7 che non scambia le magliette perché non conosce (e non rispetta) gli avversari. Poi la strada sembrava doversi irrimediabilmente fermare lì, agli ottavi, di fronte agli irraggiungibili inglesi, in cui giocano calciatori che con un mese di salario ci potrebbero comprare mezza Nazionale islandese. E, invece, con il più incredibile dei risultati, partendo pure in svantaggio, è arrivata la storica qualificazione ai quarti.

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LE DIMENSIONI DI UNA FAVOLA – L’Islanda, insomma, sta scrivendo l’ennesima favola calcistica di questa strana stagione, in cui i Leicester vincono la Premier League e, roba nostrana, i Crotone approdano in Serie A. E, forse ancor più di tante altre, questa sa davvero un sapore forte di favola. Sarà perché, in fondo, l’Islanda è il Paese degli Elfi (a cui crede l’80% degli islandesi), cosa che conferisce un alone magico a tutta la storia. Sarà perché in una Federazione che sta disputando i quarti del campionato europeo sono 40 i professionisti, e di questi 23 sono ora in Francia. Ovviamente tutta gente che gioca all’estero. Tanti, facile immaginarlo, nei campionati svedese, norvegese e danese, ma non solo, perché c’è anche chi gioca in Germania (Finnbogason nell’Augsburg e Bodvarsson nel Kaiserslautern), chi proprio in Francia (Sightorsson nel Nantes), chi persino da noi (il ben noto Halfredsson, in Italia da tanti anni, che tanto ha girato e che ora è all’Udinese, il giovane Magnusson, scuola Juve, che in Italia ha finora giocato in B con le Maglie di Spezia e Cesena, la squadra attuale, oltre a Bjarnason, che ora gioca in Svizzera al Basilea, ma che ha militato per un po’ da noi, sfiorando la A da protagonista con il Pescara la scorsa stagione) e, soprattutto, chi, addirittura, nella terra d’Albione, che ora piange a causa sua (Gudmundsson del Charlton e Sigurdsson, che ha segnato 12 gol nello Swansea di Guidolin). Sarà perché il Campionato islandese, la Urvalsdeild (Pepsideild karla per ragioni di sponsor), già un’impresa solo nominarla, lo conoscono davvero in pochi, un torneo a 12 squadre, vinto per 26 volte dal, facile immaginarlo, Reykjavik, ma il cui campione attuale è l’FH Hafnarfjordur, un’impresa solo trascriverlo. Sarà perché quando si pensa all’Islanda si pensa al freddo, ai paesaggi mozzafiato, alle aurore boreali, ai geyser, alle pecore (ce ne sono più che abitanti), alle 24 ore di luce o di buio. Agli sport invernali. Insomma a tutto meno che al calcio. E dire che un campione come Gudjohnsen lo conosciamo bene, per i suoi positivi trascorsi al Chelsea. Lui è l’attuale capocannoniere della Nazionale con 26 gol. Ma, si sa, un campione non fa una Nazionale, Ibra ne sa qualcosa. Comunque il buon Eidur, che capostipite di questa nuova generazione di “fenomeni” lo è stato, della qualità di questo gruppo non aveva dubbi: quando qualche giorno fa l’ex compagno Lampard gli ha inviato un messaggio per dirgli che l’ottavo tra Inghilterra e Islanda lo faceva ridere, lui ha semplicemente risposto che non capiva cosa ci fosse da ridere. Ora, di sicuro, solo uno dei due sta continuando a ridere.

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Gudjohnsen, uno dei capostipiti della favola islandese

IL SEGRETO DELLA SEMPLICITA’ – E non è che l’Islanda stia avanzando a suon di partite spettacolari o di un gioco strabiliante e stratosfericamente sorprendente. Semplicemente esegue il compito nel migliore dei modi. Fa quadrare tutto quanto grazie ad un meccanismo collaudato e ad una coesione tra i suoi uomini straordinaria. Basterebbe solo guardare il portiere Halldorsson e le sue “imprese”, un estremo difensore che non darebbe sicurezza neppure avesse un cancello chiuso alle spalle. E, invece, anche lui diventa parte di un meccanismo che rende estremamente difficile perforare la retroguardia islandese. Della semplicità del gioco islandese ne è conscio lo stesso Bjarnason, quando dice che gli inglesi, probabilmente, non si sono preoccupati di studiare le loro partite, visto che i gol sono nati sempre dai soliti schemi: rimessa laterale lunga e via andare. Quello che rende speciale questa semplicità è la coesione con cui tutto avviene. Benché giochino in campionati sparsi per l’Europa, quando si ritrovano insieme si comportano come un sol uomo e questo crea difficoltà all’avversario. Ecco perché è teoria diffusa di questi giorni che la fortuna di una squadra potrebbe essere quella di prendere 4-5 giocatori islandesi su cui imperniare la propria rosa, perché, anche se non dei campioni, giocherebbero con un affiatamento sconosciuto, probabilmente, agli altri e questo darebbe un’ossatura importante alla squadra. E allora si capisce anche l’atteggiamento di Lagerback, uno che a fine Europeo lascia per andare a tagliar legna nei suoi boschi in Svezia, e del suo secondo Hallgrimmsson, uno che faceva il dentista di paese e che ora diventerà il nuovo tecnico, che in panchina sembrano due in gita, che ridono, scherzano, stanno seduti, si alzano per dare qualche indicazione, sono i primi a sorprendersi, e vivono la partita in un modo da noi sconosciuto.

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UN LEGAME UNICO – Una coesione che parte da lontano. Dal fatto di essere in pochi a praticare calcio e, quindi, portati a conoscersi bene. Dal fatto di essere già pochi come abitanti di una nazione, con una altissima probabilità di essere parenti uno con l’altro, al punto da dover creare una app per scoprire il grado di parentela tra due persone. La possibilità di flirtare con una cugina è altissima… Non si fa fatica a pensare che da una situazione di questo tipo ne nasca un legame forte tra le persone. Se l’Islanda è uno dei paesi più sicuri della terra, in cui i poliziotti girano senza pistole e gli omicidi si contano sulle dita di una mano, un motivo ci sarà. Un legame che avvolge tutti, tanto i giocatori tra loro che i giocatori e il proprio pubblico. Il senso di identità e appartenenza è forte ed evidente ad ogni partita. Giocatori e pubblico sembrano una cosa sola. La “pseudo-haka” lanciata da Capitan Gunnarsson, uno che si è fatto crescere la barba per ribadire la sua “vichinghitudine”, a fine partita, quando, con tutta la squadra alle spalle si mette sotto il proprio pubblico, dando il ritmo ad un battito di mani a cui partecipano tutti, in una coreografica e strabiliante marea di mani che battono all’unisono, non è una semplice coreografia da stadio. Nel mondo Ultras quello si chiamerebbe “treno”: si battono le mani all’unisono, partendo in modo lento e poi sempre più veloce. Qui si va oltre, perché ad ogni battito di mani, nel silenzio generale, giocatori e pubblico gridano “uuhh” a simulare il rumore del gas buttato fuori dai geyser, tanto che questo intermezzo prende il nome di “geyser-sound” a ribadire il legame di una squadra al proprio popolo e di un popolo alla propria terra, così unica e magica.

SI DICEVA… – …”Nun succede, ma se succede”, perché ora arriva la Francia dei padroni di casa, solo per quello strafavorita. Come lo era l’Inghilterra del resto. La Francia avrà il suo popolo alle spalle a sospingerla. Anche l’Islanda avrà il suo popolo. E solo quello potrebbe bastare. Poi, probabilmente, avrà anche il resto d’Europa. Perché l’Islanda fa simpatia. Perché di fronte ci sono i noncosìsimpatici francesi. Perché le favole piacciono. Perché sarebbe davvero un’altra bella storia.

E allora: tutti con me. Braccia in alto ben tese. Con ritmo

Uuhh

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