E’ di Rigore la normalità

Stasera cominciano le semifinali dell’Europeo e nel cuore degli italiani si rinverdirà il rammarico per non esserci, dopo aver perso un quarto di finale contro la fortissima Germania, giocandosela alla pari, a viso aperto e cedendo solo ai rigori. I rigori appunto. Questi incriminati: siamo riusciti ad uscire nonostante i Campioni del Mondo ne abbiano sbagliati ben 3. Noi siam riusciti a far peggio, ma è stato il come sono stati sbagliati alcuni di questi rigori che ha fatto storcere il naso (per usare un eufemismo) a tanti italiani. Proviamo a ripensarci a mente fredda.

UN DUELLO SOTTO I RIFLETTORI – Il calcio di rigore è una delle fasi più cariche di tensione di una partita di calcio: l’uno contro uno, gli occhi di tutti addosso, la tensione del momento, il cuore che batte nel petto e sembra voler uscire fuori. Tirarli è un arte, una specialità, non è roba da tutti. Non per niente si parla di “specialisti” che sono quelli che quella tensione la sentono meno di tutti e quel cuore lo ricacciano giù dalla gola per realizzare gol con percentuali altissime. Dall’altra parte ci sono quelli che il rigore non lo vorrebbero tirare mai, perché quella tensione li soverchia, il cuore in gola gli tronca il fiato e gli annebbia la vista e la porta improvvisamente diventa piccolissima. Se volessimo fare dei paragoni, lo specialista è quello che arriva gigante sul dischetto e la soggezione la trasmette al portiere, il non specialista è quello che arriva piccolissimo e, spesso, si fa condizionare proprio dalla personalità dell’estremo che ha davanti. Ci sarebbe, poi, infatti, tutto il discorso sui portieri pararigori o meno, ma non è questo il centro di questo articolo. Poi, per aumentare esponenzialmente il grado di tensione di una partita di calcio c’è la cosiddetta “lotteria dei rigori”, quella che decide una gara ad eliminazione diretta finita in parità, in cui, giocoforza, si vedono andare sul dischetto sia gli specialisti, che quelli che preferirebbero non tirarli. Con risultati non sempre scontati.

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A proposito di specialisti…

NON E’ QUESTIONE DI FORTUNA – Già chiamarla “Lotteria” probabilmente è un errore: la lotteria vera e propria si basa esclusivamente su un fattore di fortuna, mentre, alla fine, la sfida ai rigori è uno scontro di bravura, quella del giocatore contro quella del portiere. In fondo, anche quando il giocatore la tira fuori o sul palo non è una questione di sfortuna, è solo un errore, perché lì, alla fin fine, si era direzionato il tiro in partenza. Sfortuna è centrare un pipistrello col pallone e vedere la palla deviata (mai successo), sfortuna è inciampare prima di tirare (qualche volta), sfortuna è scivolare prima di toccare il pallone e alzarlo con una palombella improponibile (si è visto diverse volte, anche in Finali importanti), ma la grande parte del successo di un rigore è dato dalla giusta commistione tra le capacità balistiche di chi tira e la sua capacità di gestire la tensione e l’emozione. E dire che fino al 1970 i rigori non si tiravano a fine partita e allora lì sì che ci si doveva affidare alla fortuna, visto che si tirava una monetina: altro che lotteria lì era puro e semplice cu…ore che balzava in gola al momento della discesa della monetina, ne sa qualcosa l’Italia che nel 1968 arrivò in Finale dell’Europeo, poi vinto, proprio vincendo il sorteggio dopo il pareggio in semifinale con l’URSS. Si dovette aspettare, però, fino al 1976 perché la Finale di una grande competizione per Nazioni si decidesse ai rigori, con il 5-3 inflitto dalla Cecoslovacchia alla Germania Ovest dopo il 2-2 nei tempi regolamentari. Per i Mondiali si dovrà aspettare addirittura il 1994 con la finale vinta dal Brasile per 3-2, dopo lo 0-0 dei 120′ di gara, ai danni dell’Italia, che, poi, si rifarà nell’unica altra occasione in cui una finale mondiale è stata decisa con i penalty, ovvero il 2006 quando sconfisse la Francia per 5-3 dopo l’1-1 dei regolamentari. Ad esempio, poi, le ultime due Coppe America si sono chiuse proprio ai rigori e, in entrambe i casi, ad avere la meglio è stato il Cile ai danni dell’Argentina.

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I rigori di Pasadena: una prima volta Mondiale per noi amara

QUESTIONE DI STILE – Si diceva: tirare rigori è un arte. C’è chi è molto bravo e chi è particolarmente negato. Da lì si stilano anche le liste dei tiratoti alla fine di una competizione. Benché un gruppo di ricercatori inglesi sia riuscito a trovare la formula per il “rigore perfetto”, non esiste una legge generale per la battuta del calcio di rigore, ogni calciatore ha la sua tecnica e i suoi piccoli segreti e rituali. In generale, il consiglio che si dà è quello di partire deciso e di avere già in mente dove piazzare il pallone, ma con la mente aperta al cambiamento in corsa nel caso il portiere si muovesse anticipatamente. Una bella corsa decisa, con qualche passo, né troppi, né troppo pochi, un bel tiro secco e deciso e con l’angolazione giusta e, soprattutto se il portiere non è un fenomeno, il gioco è fatto. Poi, in realtà, di varianti nella battuta del calcio di rigore, negli anni, se ne sono viste tante: abbiamo visto le rincorse inesistenti di calciatori come Beppe Signori, che non dava nessuna indicazione al portiere con i suoi movimenti, ma riusciva comunque a imprimere diverse angolazioni che lo ingannavano; abbiamo visto le rincorse lunghissime come quelle di Roberto Carlos, indispensabili per tirare le sue castagne imprendibili, fattibili a fine gara, meno durante la partita, quando diversi avversari avevano capito di potersi affiancare a lui o, addirittura mettersi in traiettoria per disturbarlo quando partiva da fuori area; abbiamo visto cucchiai alla Totti e mine alla Branco; abbiamo persino visto il rigore di seconda, applicabile solo in partita, inventato da Cruijff e poi recentemente bissato da tal Leo Messi; e così via. Eppure, pur nell’estrema variabilità degli stili, esistono alcune regole che devono essere rispettate, a cominciare dalla palla che dovrebbe essere perfettamente al centro del dischetto disegnato a terra. Ma quella principale riguarda la rincorsa: fino a qualche tempo fa tutto era molto più rigido, visto che il calciatore doveva proseguire dritto e spedito sul pallone senza fermarsi per fare finte o aspettare il movimento del portiere, pena la ripetizione del tiro dal dischetto. Da qualche tempo, invece, il regolamento è cambiato: si possono fare movimenti durante la rincorsa, anche finte, purché non si interrompa mai la linearità del gesto. Sostanzialmente puoi far tutto basta che non ti fermi. E da qui è nato il Mostro…

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Il rigore di seconda di Messi-Suarez

PERCHE’ NO – Sì, da qui è nato un nuovo approccio al calcio di rigore che è il motivo del contendere attuale. E’ innegabile che il nuovo regolamento abbia creato una nuova schiera di calciatori che hanno deciso di infilarsi nelle pieghe di questa nuova realtà, cercando di trarne il massimo profitto. Così si vedono tanti interpreti che eseguono una vera e propria danza prima di arrivare sul pallone: passettini in partenza, a volte per secondi interminabili, poi corsetta, poi passi più lunghi, così che il portiere nel frattempo faccia un movimento che possa indirizzare il tiro, quindi il tiro scagliato. Il problema è che spesso il tiro scagliato dipende proprio da quel movimento che si è voluto indurre nel portiere, tanto che il giocatore talvolta non arriva al massimo della coordinazione sul pallone. Così se il portiere non è caduto nella trappola è possibile che possa parare facilmente, ed è altrettanto facile che il pallone possa essere spedito lontano dalla porta. Questo ha mandato in bestia il popolo italiano alla fine della partita con la Germania, perché il balletto di Zaza e quello di Pellè, che ha condito la prestazione anche con la smargiassata prima del tiro, si sono chiusi nel peggiore dei modi e noi, anche per quelli, siamo tornati casa. Ecco perché i puristi del rigore e tanti appassionati di calcio hanno preso a cuore questi atteggiamenti, lanciando una campagna di ritorno alla purezza e alla normalità dell’esecuzione del calcio di rigore. Ma..

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PERCHE’ SI’ – Già, “ma”, sì perché c’è un “ma” che incombe su tutto il discorso. Il “ma” che vuole che, se fossero entrati, nessuno si sarebbe posto il problema di tutta quella messa in scena. Perché poi è così, è il risultato quello che conta. Stesso sarebbe successo se Bonucci avesse buttato dentro il suo e noi fossimo passati. Ora forse saremmo a parlare delle stesse cose, ma col sorriso sulle labbra e non sul piede di guerra. Sì perché è vero che Zaza ha tirato un rigore ridicolo, ma li tira tutti così, non ha provato qualcosa di nuovo per questo Europeo. E quando ha realizzato gli altri, i tifosi di Sassuolo e Juve non son stati certo a questionare sullo stile. L’importante è sempre che la palla entri. Tirare un rigore a fine partita è già una presa di enorme responsabilità, che non è da tutti. Già il fatto di essere lì tra i primi 5 significa avere le palle quadre, perché quando si è su quel dischetto la porta diventa tremendamente piccola, il portiere enorme e, per dirla con Gioele Dix quando imitava Capello, con delle mani enormi. E uno stile perfetto e impeccabile non è indice di gol sicuro. Lo ha dimostrato Bonucci in corso di partita, con due tiri da manuale, uno in gol e uno no. Lo ha dimostrato sua Maestà Messi che ha uno dei migliori stili di battuta di un calcio di rigore, bello e diretto, senza fronzoli e mossette… e che ha sbagliato il suo rigore nella recente finale di Copa America.

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Anche un perfezionista come Messi sbaglia i calci di rigore

CONCLUSIONI – Insomma, ognuno la penserà a suo modo, tra colpevolisti e innocentisti. Chi scrive questo articolo è un difensore della semplicità e della linearità del gesto, anche perché, almeno, non ti attira, poi, gli strali della critica. In tanti saranno, invece, amanti della follia e dell’innovazione che dà più sale al gioco. Come detto, quello che conta è, alla fine il risultato. Quindi, purtroppo, in questo caso il risultato del sondaggio è già pesantemente condizionato…

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