F1, a Budapest Hamilton torna in testa al mondiale, Ferrari bene ma giù dal podio

RIMONTA– All’undicesima ci fu il sorpasso. Dopo 4 sconfitte nelle prime 4 gare, Lewis Hamilton, al giro di boa della stagione su una delle piste più faticose e guidate del mondiale, completa la sua rimonta su Nico Rosberg. Con 5 vittorie nelle ultime 6 gare, il campione del mondo ha ristabilito le gerarchie in seno alla Mercedes, anche in Ungheria su un altro pianeta rispetto alla concorrenza. E a nulla è servita al tedesco la pole position, vanificata da una brutta partenza, e nemmeno l’incidente di Lewis al venerdi, che gli ha impedito di compiere quel lavoro importantissimo, sulla distanza  e col pieno di carburante, che serve per la messa a punto della macchina in versione gara. Semplicemente, i valori sono tornati quelli delle ultime due stagioni; Hamilton è più veloce,  più continuo, o più aggressivo (fate voi) di Rosberg, e una volta risolti i problemi di motivazioni di inizio stagione, ha inesorabilmente mangiato tutto il vantaggio del rivale. Mancano ancora 10 gare alla fine, con la pausa di agosto nel mezzo, e tante cose possono cambiare; Hamilton inoltre, avendo sostituito varie parti della sua PU, rischia una penalizzazione di 5 posizioni al via di un prossimo GP se ne cambiasse altre; l’inglese potrebbe per questo decidere volontariamente di subirla in piste come Spa o Monza, dove partire in prima o terza fila (con una Mercedes) non cambia più di tanto; ma il punto è che l’inerzia del campionato sembra aver preso, di nuovo, la strada del campione uscente. Al di là del duello tra i due piloti, poco da dire sulla superiorità delle frecce d’argento;  decima vittoria su 11 gare, con 4 doppiette, altrettante pole position, oggi solo 6 piloti a pieni giri, con il terzo, Ricciardo, a quasi mezzo minuto da Hamilton. E infine, cosa più importante di tutte, e più frustrante per gli avversari; ogni volta che Ferrari o Red Bull facevano buoni tempi, dal box Mercedes comunicavano ai piloti di accelerare, e loro infliggevano subito agli avversari distacchi enormi.  Non resta molto da commentare.

FERRARI– Molto si discuterà della manovra di Max Verstappen nei confronti di Kimi Raikkonen, che ha di fatto tolto al finlandese il quinto posto. La scorrettezza del tedesco sembra evidente, ma al di là di questo si può notare che, Mercedes a parte, la Ferrari si è ben comportata sulla pista forse più adatta di tutte alla Red Bull, e se non ha ottenuto il terzo e il quinto posto, che avrebbe meritato guardando le prestazioni in gara, ciò è dovuto solo agli errori strategici in qualifica, scegliendo i momenti sbagliati per entrare in pista con l’asfalto che si stava asciugando. Ottima invece, dopo tante critiche, la strategia in gara, e grandiosa la corsa di Kimi Raikkonen, la migliore dal suo ritorno in Ferrari, con una fantastica rimonta dal 14esimo al sesto posto (che sarebbe stato il quinto con una giusta sanzione a Verstappen; forse la direzione di corsa dovrebbe guardare meno ai limiti di velocità ai box o alle comunicazioni via radio, e di più alle scorrettezze), condita dal giro più veloce e da tanti sorpassi nella “Montecarlo senza barriere”. La rossa ha riscattato il disastroso week-end di Silverstone, anche se vede il suo vantaggio sulla Red Bull assottigliarsi ad un solo punto nella classifica costruttori, e Ricciardo sopravanzare i ferraristi al terzo posto in quella piloti. Su una pista da telaio, che richiede molto carico aerodinamico e trazione, ma con poche possibilità di sorpassi, la vettura di Maranello è andata meglio del previsto, almeno in gara, e sarebbe stato interessante vedere Vettel e Raikkonen partire in seconda fila, ma tant’è. Gli aggiornamenti del motore Renault hanno riportato la Red Bull ad alti livelli, e sarà con la scuderia austriaca che a Maranello, almeno quest’anno, dovranno lottare, e solo per i piazzamenti. Purtroppo in casa Ferrari è già tempo di porsi le stesse domande che, nel periodo estivo, ci si pone da anni; ha senso continuare lo sviluppo sulla vettura 2016, senza alcuna possibilità reale di lottare per il titolo, o è già tempo di concentrarsi sul 2017, che tra l’altro vedrà sostanziosi cambiamenti regolamentari? Si vocifera di scatti d’ira furibondi di Sergio Marchionne, e di nuovi repulisti alle porte, con Arrivabene e il capo-progettista Allison sulla graticola. Non possiamo che ripetere per l’ennesima volta, che in F1 non esistono bacchette magiche; a parte la stagione 2009, da cui derivarono gli anni degli scarichi soffiati che favorirono il dominio Red-Bull, per vincere servono anni, ingenti capitali, i migliori progettisti e tanta pazienza. La stessa Ferrari, dopo il mondiale di Jody Scheckter nel 1979, ci ha messo 20 anni per rivincere il titolo, avendo la miglior macchina dopo interi lustri di figuracce e di progetti sbagliati, e anche cosi serviva un certo Schumacher…I tifosi non aspettano, e nemmeno Wall Street, ma la F1 non segue le regole dei capitali, servono anni per cambiare le cose, non millisecondi, e sarebbe meglio che Marchionne se ne facesse una ragione.

LA CORSA DEGLI ALTRI– Tutti doppiati, come detto, e il primo di loro è l’ottimo Alonso con la Mc Laren-Honda che prosegue i suoi piccoli e costanti miglioramenti; per la prima volta la vettura anglo-giapponese ha raggiunto con entrambi i piloti la Q3, anche se poi Jenson Button è stato ancora una volta appiedato da un problema tecnico. Tutto sommato meglio del previsto la Williams, penalizzata dal suo pessimo telaio, almeno con Bottas che artiglia un nono posto quasi miracoloso, mentre non si può dire lo stesso di Massa, diciottesimo sia in gara (a due giri da Hamilton) che in prova. Ci si aspettava di più dalle Toro Rosso, che sono entrate in zona punti con Sainz, mentre la prestazione di Kivyat, pure penalizzato in gara per un suo errore, giustifica sempre più la scelta della casa madre Red Bull di scambiare i volanti con Verstappen. In una gara condizionata da qualifiche molto disordinate e poco significative sul piano delle prestazioni pure (e a Budapest la posizione di partenza è fondamentale), in linea con le previsioni la prestazione della Force India, con entrambe le vetture a cavallo della zona punti, mentre qualche timido segno di miglioramento sembra darlo la Renault, che con Palmer è riuscita anche a battere la entrambe le Haas, il cui team-principal Gunther Steiner ha ammesso di avere da tempo interrotto lo sviluppo sulla la vettura 2016, per concentrarsi sul 2017, che come detto prevederà grandi cambiamenti regolamentari, dalle Power Unit meno costose e più livellate, ai pneumatici più larghi e all’aerodinamica più estrema. Per la Sauber la notizia migliore è arrivata non dalla pista, con l’ennesima gara deludente, ma dal cambio di proprietà, passata da Peter Sauber al fondo d’investimento, sempre elvetico, Longbow Finance SA, che porrà fine, ci auguriamo, ai problemi economici che hanno impedito al team italo-svizzero (spinto dal motore Ferrari) di sviluppare la vettura nel 2016,  e anzi stavano per costringerla a ritirarsi.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *