F1; ad Hochenheim un film già visto; Hamilton in paradiso, Ferrari lontane

NESSUNA SORPRESA– Nel Gran Premio di casa, quarta gara nel mese di Luglio, che ritornava dopo un anno di assenza, la Mercedes ha conquistato l’ennesimo successo, grazie ad un Lewis Hamilton giunto al quarto successo consecutivo, il sesto nelle ultime sette gare, e che ora, dopo essere stato indietro di 43 punti rispetto a Rosberg nella classifica del mondiale, vanta sul compagno un vantaggio di 19 lunghezze. Inutile e quasi noioso constatare per l’ennesima volta la superiorità delle frecce d’argento, che hanno mancato la doppietta solo per l’errore di Rosberg in partenza, poi penalizzato per il sorpasso a Verstappen nel suo tentativo di recupero (di sicuro l’olandesino non è perseguitato dai commissari…), autore di una gara anonima, ed infine anche non aiutato dal suo box che, a conti fatti, con una sosta incomprensibilmente lunga gli ha fatto perdere il podio e forse anche il secondo posto. Perfetto il campione del mondo, che non ha neppure forzato per non compromettere l’affidabilità della sua vettura (ricordiamo che rischia una penalizzazione in griglia se sostituisce altre componenti del suo motore), non ha commesso alcun errore, ed è lanciatissimo verso il suo quarto titolo mondiale, che Rosberg invece, vede allontanarsi sempre di più. Come più volte sostenuto, appena Hamilton ha smesso di pensare alle feste e agli appuntamenti mondani, e si è concentrato sulla pista, la differenza di valori tra i due è tornata inesorabilmente fuori. Dietro le Mercedes, ormai sono stabilmente le Red Bull, entrambe sul podio grazie ad un costante sviluppo sia motoristico che telaistico, che da un lato beneficia del progresso di potenza della PU Renault, che regala velocità di punta ormai competitive con i motori tedeschi, e dall’altro di un progetto di telaio ben riuscito che assorbe proficuamente le novità e consente di andare sempre più forte una gara dopo l’altra.

SPROFONDO ROSSO– Come era facilmente prevedibile, in una gara priva di imprevisti come pioggia o safety car, la Ferrari ha ottenuto ciò che ora è nelle sue possibilità; il quinto e il sesto posto, a oltre mezzo minuto da Hamilton, dopo una qualifica che ha visto le rosse non solo staccate dalle Mercedes, su una delle piste più brevi del mondiale, di quasi un secondo, ma anche di quasi mezzo dalle Red Bull; e nemmeno il passo gara ha consentito di recuperare qualcosa, come altre volte è capitato, lasciando le rosse sempre a distanza dai primi 4, senza essere mai in grado di cambiare ritmo. La Ferrari è in piena crisi, una crisi tecnica, dovuta ad un progetto di vettura fallito, in grave deficit meccanico ed aerodinamico, alla quale si sommano errori concettuali e di presunzione, come il continuare, fino a giugno, a parlare di titolo mondiale, contro ogni logica e ogni aderenza alla realtà, e la grottesca sottovalutazione dei progressi della Red Bull, che ora ha sopravanzato la casa di Maranello sia in classifica che nelle prestazioni. Una macchina mal riuscita è più difficile da sviluppare, e mentre gli altri progrediscono, la Ferrari ha sostanzialmente aggiornato, da marzo, solo la componente motoristica, (qualcuno però sostiene che tali modifiche mettevano a rischio l’affidabilità e sono state di conseguenza ritirate) non riuscendo invece a migliorare quella aerodinamica e meccanica, col risultato che Vettel e Raikkonen si ritrovano una vettura che fatica nelle curve lente e manca di trazione, per poca aderenza meccanica, cioè sostanzialmente la capacità delle sospensioni e del telaio di tenere attaccata a terra la vettura, consentendo quindi al pilota di aprire il gas prima, e ha poca aderenza anche in quelle veloci, per mancanza di carico aerodinamico, cioè la deportanza creata dalle ali di massimizzare l’effetto suolo. Su circuiti “monotematici”, come Montreal o, all’opposto, Budapest, si può agire sull’assetto e aumentare, o diminuire l’incidenza delle ali, a seconda delle caratteristiche del circuito; aumentarla su una pista guidata come l’Hungaroring, o diminuirla su piste veloci come Montreal o (speriamo) Monza, senza pagar dazio. Ma la maggior parte delle piste richiede un compromesso, presenta un mix di curve lente, veloci e rettilinei, e la coperta è sempre corta; se la macchina ha poco carico di suo, come la Ferrari, ci sono due strade; se si carica molto la vettura, si perde in rettilineo, se la si scarica, la macchina non ha più aderenza in curva. Inoltre, l’unico vantaggio che aveva la Ferrari sulla Mercedes nel 2015 era il minor degrado degli pneumatici alla distanza, che su asfalti abrasivi e temperature alte dava la possibilità di vincere, come infatti accadde in Malesia, Ungheria e Singapore. Quest’anno invece la SF16-H non solo fatica a mandare in temperatura le gomme, come gli anni scorsi, ma le consuma prima, col risultato che, con gomme fresche, che compensano i difetti di aderenza, per qualche giro Vettel e Raikkonen girano con tempi paragonabili ai primi, per poi ritrovarsi, appena gli pneumatici calano di prestazione, a litigare col sottosterzo e la mancanza di grip. Un quadro tecnico desolante ed in costante peggioramento, al quale si aggiungono cervellotiche decisioni sull’organigramma, la mancanza di pazienza di Marchionne, che impone ai tecnici di ricominciare ogni anno daccapo, e fattori ineluttabili, come la tragedia familiare che ha colpito a marzo il capo-progettista James Allison, ora definitivamente giubilato in favore di Mattia Binotto, già responsabile del reparto motori, che certamente non potrà fare miracoli. Il 2017 incombe, con regole nuove, e poco si potrà fare nella stagione in corso; sarebbe anche poco saggio investire tempo e risorse su una vettura sbagliata e una stagione ormai compromessa. Al di là dei proclami di riscossa di Arrivabene, il volto scuro di Sebastian Vettel a fine gara parlava da solo.

LA CORSA DEGLI ALTRI– Buona la gara delle Force India, con Hulkenberg unico degli ”altri” a salvarsi dal doppiaggio, mentre prosegue il lento ma costante miglioramento della McLaren, ancora a punti questa volta con Button. Deludente invece la gara delle Williams, sempre alle prese con carenze telaistiche.  Dopo una convincente qualifica, con Massa tamponato alla prima curva e costretto al ritiro dopo un calvario durato metà gara, mentre Bottas non è andato oltre il nono posto. Continua il disastro delle Sauber, partite entrambe in ultima fila, e ormai proiettate con la nuova proprietà al 2017, scelta che ha fatto anche la Renault, anche in Germania lontane dalla zona punti, che ha ufficialmente comunicato di interrompere ogni sviluppo sulla vettura 2016. Inesorabile anche il declino di Haas e Toro Rosso, scuderie non in grado di provvedere simultaneamente al progetto 2017 con le nuove regole, e allo sviluppo sul 2016. Da segnalare comunque la discreta gara di Gutierrez, che ha battuto non solo il compagno Grosjean, comunque risalito dal ventesimo al 13esimo posto, ma anche la Mc Laren di Fernando Alonso

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