Platone in infradito… pericolo gufi in agguato

Lo so non è molto coerente parlare di scaramanzia e “gufate” laddove dovrei filosofeggiare ma a volte bisogna uscire dal seminato ed affrontare la realtà.

La prima giornata di gare di queste Olimpiadi di Rio hanno regalato più dolori che gioie a noi poveri azzurri a casa. A noi che con tanta trepidazione assistiamo, comodamente seduti sul divano, alle gare degli atleti in cui ci immedesimiamo. A noi che alla fine di ogni competizione ci ritroviamo sudati e ansiosi di un sorso d’acqua proprio come se fossimo scesi noi a “lottare” per una medaglia.

Solo due medaglie, che per carità vanno benissimo al primo giorno di gare, ma che potevano e dovevano essere di più, e non solo sotto l’aspetto numerico. Ci siamo rammaricati per Petra Zublasing e la sua carabina, disperati per Nibali caduto a pochi chilometri dall’arrivo, arrabbiati con le azzurre del volley prese a pallonate dalla Serbia. Ma anche delusi per l’argento di Rossella Fiamingo, che ha ceduto proprio quando l’oro era ad un passo, e per il bronzo di Gabriele Detti che ci ha fatto scoppiare il cuore prima di poter dire “almeno è un bronzo”.

Ma la colpa di questi stati d’animo è nostra, degli atleti o di terze persone. Io ho una mia teoria. Da ex sportiva (schermitrice) so che la tensione può giocare brutti scherzi e che un pizzico di sfortuna lo si debba sempre mettere in conto. Ma da ex sportiva posso anche dire che non c’è nulla di peggio di una bella “gufata“.

Se state seguendo i giochi olimpici sapete che le dirette sono solo affidate alla Rai e alla sua squadra di giornalisti ed ex campioni. Un team di tutto rispetto, fatto di grandi professionisti, ma, e sto parlando dei giornalisti, di persone che non hanno ancora ben chiaro il termine “gufata“. Se avete fatto attenzione alla presentazione delle varie gare, al commento pre e post competizione vi sarete resi conto che anche il meno scaramantico non ha scampo e deve ricorrere a qualche rito o “toccatina”. Volete un esempio? E’ dal primo momento di gara che si parla della duecentesima medaglia d’oro da rincorrere per gli azzurri. L’hanno messa al collo praticamente a tutti quelli che hanno finito per incappare nella peggior prestazione della vita: Petra Zublasing, finita 33esima, Vincenzo Nibali, finito all’ospedale con una doppia frattura alla clavicola, Rossella Fiamingo che con l’assalto già in cassaforte si è fatta rimontare da un’ungherese che aveva già battuto più volte in passato. E poi c’è Gabriele Detti che arriva in finale con il terzo tempo e vuoi che qualche giornalista non abbia confidato in lui per questo benedetto primo gradino del podio? Morale della favola? Una gara da panico con l’azzurro che sembrava ormai fuori dai giochi, poi vista l’ora qualche “gufo” deve essersi appisolato consentendogli di arrivare al bronzo.

A chi è andata meglio? Ad esempio ai canoisti del due senza Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo, poco osannati dai telecronisti, che nel momento in cui temevano l’avvicinarsi dei serbi li hanno visti capovolgersi e finire in acqua…

Che dire sarà un caso e non è razionale affidare tutto alla scaramanzia, ma se certi pronostici potessero essere evitati forse riusciremmo a vivere tutti più tranquilli.

Firmato Platone

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