Platone in infradito… il Paradosso Olimpico

Un classico che non tramonta mai, quando si parla di filosofia, è Il Paradosso. Fior fiore di filosofi hanno tirato fuori il proprio (anche se di solito la maggior parte di chi ha studiato filosofia al liceo ricorda quasi esclusivamente quello del Piè veloce Achille e della sua sfida con la tartaruga da cui uscirà sempre sconfitto), quindi è giusto che anche il nostro Platone in infradito possieda il suo. In realtà anche questo è un classico ed è ben conosciuto, visto che si ripresenta costantemente ogni 4 anni, ed è il, cosiddetto, Paradosso olimpico che vuole che il popolo dei milioni di commissari tecnici di calcio, che ogni tanto fanno concessioni al Basket, al Volley al Rugby e ai motori, improvvisamente riscopra, con fare da super esperto, anche tutti gli sport minori. “Ueh, Giuse’ ti si aspetta per la solita partita a scopone” “No, oggi non mi aspettate che c’ho la finale della carabina ad aria compressa”; “Caro, oggi c’è da andare all’Ikea” “Ma te sei pazza! C’ho gli ottavi del Badminton!”; “Adalgisa hai preparato la cena?” “Zitto che c’è il Garozzo in finale?” “E chi l’è il Garozzo?” “Non so, ma se vince e poi mi va a Ballando con le stelle vuoi mettere che figura faccio con le amiche?”. Così ieri tutti ad aspettare l’Ippon di Basile e della Giuffrida o magari due waza-ari, sperando che si giocassero bene gli shido a disposizione…senza probabilmente neanche sapere cosa fossero, ma col commento tecnico che era più che sufficiente. “Evvai, oro oro!” “Ueh Adelmo, ma come fai a saperlo? Facevi judo?” “No, ma quello bianco è andato in terra e quelli là in fondo esultano come non ci fosse un domani…”

Paradossale, invece, non è stato il fatto che la tanto attesa 200^ medaglia d’oro della storia azzurra sia arrivata dal Judo, una disciplina che, sebbene, come si diceva, sia una di quelle di cui ci si ricorda con cadenza quadriennale, è dal 1976 che non ci vede più scendere dal podio, con un bottino di 15 medaglie totali e tante soddisfazioni tolte. Un po’ più paradossale è che la medaglia sia arrivata da un giovane guascone con la sua pettinatura sempre compostissima che a queste Olimpiadi c’era soprattutto per partecipare e per prepararsi alla prossima, dove voleva essere tra i protagonisti. Ma non si arriva in finale per caso. Non ci si arriva senza neppure concedere un punto agli avversari, tutti, sulla carta, più favoriti di lui se non si hanno delle qualità. Non si vince l’oro liquidando il campione del mondo in poco più di un minuto se non si ha dentro una determinazione straripante. Chi l’ha guardato in faccia dal primo all’ultimo incontro non ha avuto dubbi sul risultato, perché è sempre entrato sul tatami con gli occhi della tigre e la giusta dose di strafottenza. Che al momento della vittoria è esplosa in una serie di gesti che con la ritualità delle arti marziali aveva ben poco a che fare. Ma vuoi mettere!
Forse ci si sarebbe aspettati che la 200^ arrivasse dalla regina di tutte le nostre discipline olimpiche, la scherma. Ma l’ha fregata solo l’orologio e, a noi tifosi, va bene anche che sia stata la 201.

Paradossale è stato che una carriera splendente di una piccola predestinata, la Cagnotto, abbia ricevuto la sua consacrazione solo dopo 20 anni, alla quinta e ultima Olimpiade della sua attività agonistica. Ma. almeno è arrivata (non tutti i grandi campioni dello sport hanno avuto la stessa fortuna) ed è stato giusto così, perché le medaglie di legno delle ultime partecipazioni erano un vero e proprio delitto.

Paradossale non sarà mai, invece, la rivalità tra Italia e Francia, in qualsiasi sport venga proposta. E’ inutile: si tratti di calcio, rugby o briscola, non ci piacciamo e non ci stiamo simpatici. Lo si è visto anche nella bella vittoria, netta, della Nazionale di Volley, ieri, all’esordio nel torneo. Partita spigolosa, tesa, con una partenza sprint degli azzurri, da umiliazione (11-1) e un ritorno dei transalpini che, però, non hanno potuto nulla contro un muro da antologia. Occhiatacce, molta mimica posturale e non senza qualche parola sotto rete, soprattutto con N’Gapeth, che ci conosce bene, giocando da noi a Modena. Se poi ci metti che loro sono i campioni europei in carica (titolo vinto, per di più, nel torneo organizzato da noi) il 3-0 finale suona davvero molto bene. Ma anche la sfida tra Cassarà e Cadot nei sedicesimi del fioretto individuale si è disputato…in punta di fioretto, con un po’ di tensione, ammonizioni, battaglie psicologiche e spalle date all’avversario (e non sanzionate…). Anche lì il finale, per un solo punto, c’ha detto bene. Peccato che la strada del campione olimpico bresciano si sia infranta contro il britannico Kruse (poi quarto) nel turno successivo.

Paradossale, infine, e soprattutto, che si debba rischiare carriera e vita in una gara olimpica. Ci sono state più cadute pericolose in 2giorni2 di gare ciclistiche all’Olimpiade che in una grande corsa a tappe. E che cadute. Nibali ha infranto il suo, plausibile, sogno di medaglia assieme alla sua clavicola, ma anche chi è caduto con lui non ne è uscito meglio, visto che il colombiano Henao ha riportato rottura della cresta iliaca e trauma toracico, mentre il tasmaniano Porte c’ha rimesso la scapola. Ma ancor peggio è andata, ieri, all’olandese Van Vleuten, la cui spaventosa caduta in discesa, terminata con la schiena a cavallo delle traversine in cemento che delimitavano la strada è esitata in tre fratture spinali, che già così non suonano per nulla bene, anche se lei dall’ospedale twitta che starà presto bene e che le spiace solo di aver buttato via la miglior gara della sua carriera.

Paradosso o no, comunque, il medagliere si arricchisce.

Firmato Platone.

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Ops, paradossalmente mi stavo dimenticando il dubbio più importante: ok io che vado in giro sempre con la stessa tunica e mi sono concesso le infradito giusto per questa Olimpiade non sarò ‘sto esperto di moda, ma siamo sicuri che Mila e le 7 Fighters non si offenderanno che per Rio abbiamo fregato le loro divise?

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