Platone in infradito… Piove guarda come Piove…

Mi pare che questo fosse l’incipit (e non si dica che Platone non è poliglotta…) di una canzone di un noto cantante delle vostre parti, ma non sono esperto: io conosco bene solo le canzoni di Euterpe, ma l’ultimo album che ha composto risale a qualche secolo fa e non riesco a trovare nulla da scaricare sull’i-Pod. Comunque, dicevo, pioggia assoluta protagonista della giornata olimpica di ieri. Tra l’altro io la pioggia non la tollero neppure tanto: mi si inzuppa tutto il fondo della tunica che mi diventa pesante e, per di più, non posso neppure sfoggiare le mie bellissime infradito, ma mi tocca fasciare i piedi con dei calzari di stoffa su cui metto i sandali, così, quando vado in giro, tutti mi scambiano per un tedesco in vacanza.

Pioggia meteorologica deus ex machina (va là, così te n’ho piazzate due… il cosmopolitismo non l’avete mica inventato voi, tze!) di tutta la giornata sportiva. Annullate in pieno le gare di canottaggio, in cui gli equipaggi azzurri nutrivano qualche sogno di medaglia. Gara di ciclismo femminile (anche maschile, ma molto meno) a cronometro pesantemente condizionata dalla pioggia, ma, almeno, stavolta, nessuno si è fatto male, anche se ci siamo andati vicino, con la Van Dijk che è uscita di strada (peraltro da sola, sbagliando la traiettoria della curva in salita) e per poco non la devono andare a recuperare in fondo al bosco. Per lei la ferita arriva nell’onore, visto che giunge sul traguardo 4^ a pochi secondi dal podio, tutti quelli persi in quella fase di recupero. A vincere è la Armstrong (nomen omen – e così t’ho piazzato la terza – anche se, ci auguriamo per lei, e per lo sport, non fino in fondo…) che conquista il terzo oro consecutivo nella disciplina, a quarant’anni. Bella prova dell’italiana Longo Borghini, il bronzo della gara individuale, che a lungo lotta per le prime tre posizioni. Ma anche altre discipline disputate all’aperto hanno risentito delle condizioni meteorologiche.

Pioggia sui bagnati, nel senso che le condizioni atmosferiche non hanno lasciato in pace neppure la gara di tuffi sincronizzati maschili. Ma quelli tanto già bagnati li erano ed hanno potuto continuare. Certo, piuttosto comico vedere le discussioni tra colossi palestrati seminudi e giudici ed addetti alla piscina con mantelline e k-way. Soprattutto nell’assurdo siparietto dell’ultimo tuffo dei messicani: mentre stanno per partire si accende un faretto sopra di loro che, probabilmente ne compromette la concentrazione. Il risultato è un tuffo non esattamente da ricordare. I due centroamericani non sono in lotta per le medaglie, ma ci tengono e vanno a protestare. Qualcuno dà loro ragione, per cui, di corsa si ributtano su per le scale del trampolino, superando gli increduli britannici (poi oro) che stanno salendo per il loro tuffo. Arrivati su, non ricevono l’ok al tuffo per lunghi minuti ed alla fine viene chiesto loro di riscendere. Così che si riassiste a tutto il via vai tra i giudici. Piuttosto comico il fatto che tutta la discussione con la giudice cinese sia portata avanti dai due atleti, in chissà quale lingua, mentre la loro allenatrice, cinese, guarda il tutto comodamente seduta nella panchina messicana, alzandosi solo quando tutto è deciso.

Pioggia di argenti sull’Italia, ben 2 ieri, così che il bottino sale a 6. Ma non senza un po’ di amaro in bocca. Innocenti perde la finale con il principe kuwaitiano accusando più dell’avversario le non perfette condizioni atmosferiche che, in una disciplina che deve molto a mira e precisione, incidono sicuramente tanto. La Di Francisca non conferma l’oro di Londra per un solo punto e portando la tenzone allo scadere del tempo, ma, soprattutto, la Errigo, l’argento dell’ultima Olimpiade e Campione del Mondo in carica, non ci arriva neppure vicino, eliminata prematuramente da un’onesta canadese. Non la tenda. Che tanto lì erano al chiuso e non pioveva.

Pioggia di polemiche e rapporti tesi tra Italia e Russia in ben due discipline. Nella boxe Russo perde da un… russo, appunto, per giudizio unanime. Ma l’unanimità appare solo nella prevenzione dei giudici (roba da vecchia scuola, quando i vincitori erano già scelti a tavolino per spartirsi favori e compiacenze) perché il russo parte come favorito, è più giovane e, probabilmente, ha più appeal dello scugnizzo argento delle ultime due edizioni, ma il ring dice altro, con Russo in forma e molto più tonico e in gioco rispetto al primo incontro, con una serie di colpi ben assestati, ma mai premiati dai giudici. Insomma, le parole “furto” e “vergogna”, pronunciate da Damiani, non si sentivano dai tempi di Seoul. Ma anche la scherma non è da meno, con Montano eliminato dal russo Kovalev anche per due stoccate invertite. Il campione italiano parla di errori attesi e sistematicamente arrivati e, ovviamente, la polemica sui russi prima esclusi e poi riammessi non tarda a far capolino. Bah, ai miei tempi si era più severi: se decidevi che alle Olimpiadi i cartaginesi non potevano partecipare, non li facevi partecipare e basta. Che venissero a presentar reclamo: due chiacchiere sul bordo di un pozzo non si negano a nessuno…

Pioggia di palloni sulle malcapitate ragazze del volley azzurro. Giocare dentro un palazzetto non ha impedito loro di finire come pulcini bagnati, schiacciate dal terzo 0-3 consecutivo che significa saluti a Rio.

Pioggia, infine, di anni di squalifica su Schwazer. Ben 8 quelli comminatigli dopo il recente caso di positività, seppur a seguito di una seconda analisi effettuata su un campione che aveva già dato esito negativo. Questo è un argomento spinoso. E’ già difficile capire la scelta della prima volta: in un mondo sportivo attrezzato come quello di oggi, pensare di farla franca è già un grosso terno al lotto. Difficile perché ti viene da chiederti quanta anima sei disposto a vendere per un alloro sportivo. Esultare, piangere, gli occhi del mondo addosso, le interviste, l’innalzamento ad eroe sportivo, i giudizi sugli avversari: tutto quando, dentro di te, sai che l’hai fatto ingannando il mondo e, soprattutto, la fiducia che gli sportivi hanno riposto in te. Non so, mi sembra una vigliaccata e una bella pugnalata in mezzo al cuore. Lo so, in tanti mi diranno di non fare l’ipocrita, che il successo vale il rischio, perché se non ti beccano resti un eroe per sempre e soldi e gloria arrivano a palate. Ok, però, intanto, io vedo lo sport in modo un po’ diverso e, comunque, so’ filosofo e, quindi, fatemi filosofeggiare. Ma, proviamo a mettere da parte tutto questo discorso ipotizzando, come è successo, che t’hanno beccato. Che fai? Ti sei già reso sufficientemente ridicolo, perché tutte quelle esultanze, quelle interviste, quei meriti attribuiti ora, alla luce della verità, appaiono così sciocchi perché finti e meschini. Ti abbiamo visto su quei banchi delle sale stampa, nei giorni successivi, come un uomo piccolo e un pulcino bagnato. Hai trascinato nel tuo gorgo di scorrettezza anche chi non c’entrava nulla. Vuoi dimostrare di essere tornato pulito e rinato e vinci pure un titolo mondiale. Ma si scopre che potresti esserci ricaduto. Fosse vero, mi permetto, i confini dell’idiozia non avrebbero limite. Il punto sta tutto qui: è vero? Continui ad essere una persona scorretta? Hai una dipendenza e non ne puoi più fare a meno? Oppure, come sostieni tu, sei solo un capro espiatorio al centro di un complotto? La giustizia sportiva, in appello, lo deciderà. Io, sinceramente, per te, esulando dal discorso sportivo che, in queste condizioni, perde sempre più di credibilità, comunque, spero che sia vera quest’ultima ipotesi e che, nel caso, giustizia sia fatta anche per te, anche se nessuno ti restituirà questa Olimpiade. Non fosse così, tanti saluti Alex, NON è stato poi così bello conoscerti.

“E piove piove/ sul nostro amo-or!” mi pare cantasse un altro vostro cantante un po’ di anni fa. La chiuderei così, con un richiamo all’amore che dovrebbe permeare tutta la nostra vita. Che poi, ‘sta storia dell’amore platonico vorrei sapere chi l’ha messa in giro. M’aveste visto, da ragazzino, tra le vie di Atene, con la mia tunica a vita bassa e coi risvoltini, un autentico latin… pardon, greek lover. Ah, bei tempi! Vabbe’ a domani…

Firmato Platone

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