Platone in infradito…l’Olimpo degli Dei, raggiunto o mancato che sia

Siamo “ormai” a metà del guado per questi Giochi Olimpici dell’età moderna; quasi neanche il tempo di godere del sole di Rio, della manifestazione di apertura e delle prime medaglie, ed ecco che qualcuno trae già i primi bilanci…ma intanto riflettiamo sulla giornata appena trascorsa, per i bilanci c’è sempre tempo (anche per pagare e per morire come è noto, ma non divaghiamo).

Le riflessioni di oggi le dedicherei dunque all’Olimpo degli Dei, con cui ho una certa confidenza non fosse altro per il mio Paese d’origine. Tutti sanno che su quel monte salgono idealmente coloro che si sono distinti per qualche merito su questa terra. Guardando i giochi di Rio, beh, l’impressione è che qualche semidio in circolazione ci sia. La giornata di ieri l’ho trovata interessante anche perché, paradossalmente, alcuni di questi semidei non hanno vinto, e non vincendo sono diventati più umani (e forse anche un po’ più simpatici).

Prendiamo Michael Phelps: dopo 22 ori (più del bottino olimpico di gran parte dei Pesi del mondo), ieri il nuotatore americano è arrivato “solo” secondo, peraltro clamorosamente ex aequo con altri due atleti. Chi non ammira un campione così, capace di imporsi in quattro edizioni diverse dei Giochi? D’altra parte, chi non prova un po’ di antipatia/invidia per uno che vince sempre? Forse la non vittoria di ieri lo riporta sulla terra ai miei e ai nostri occhi.

Vedo un po’ di Olimpo degli Dei anche nella pallacanestro maschile. Il dream team degli Stati Uniti che straccia tutti e sembra non avere rivali né oggi né domani, eppure fatica prima contro l’Australia (98-88) e ieri ancor di più contro la Serbia (94-91). Solo Dio sa se questa è l’avvisaglia  di una non vittoria finale per i favoritissimi americani; onestamente non credo, certo è che vederli un po’ in difficoltà non guasta allo sport.

Giornata da ricordare anche per un altro semidio, questa volta nel tennis: Rafael Nadal. Tutte le volte che guardo lo spagnolo mi sembra sempre sul punto di cedere, tra infortuni e crisi varie. Essendo un semidio, però, ogni volta sopravvive e risorge; così è arrivato l’oro nel doppio misto e resta in corsissima nel singolare in cui è già in semifinale. Complimenti oggi e sempre, comunque finisca il torneo.

Venendo ai miei vicini italiani, ancora una volta mi confermano la loro imprevedibilità e mi regalano tante sensazioni diverse: i soliti “sport minori” che salvano il medagliere, i soliti grandi che deludono un po’ e qualche altro che fa ben sperare i suoi tifosi. Così al Bel Paese arriva un oro e un argento dallo skeet femminile (con Diana Baicosi e Chiara Cinero) e un bronzo dal canottaggio (quattro senza). Così arrivano segnali positivi anche dalla vela femminile (Tartaglini attualmente seconda) e dal beach volley maschile (una squadra ai quarti). Così c’è la pugile Irma Testa che vince il suo primo incontro alla sua prima Olimpiade. D’altra parte, c’è la crisi del fioretto maschile, che scivola al quarto posto e perde la medaglia che non mancava da tante edizioni. per loro l’Olimpo degli Dei si è allontanato mi viende da dire… C’è poi la  pallavolo femminile che perde anche con gli Stati Uniti e dovrà vincere con Porto Rico per salvare almeno la faccia. Infine, c’è chi fa ben sperare: la pallanuoto maschile cede alla Croazia (una maledizione divina per gli azzurri, si sa) ma continua a dare buone impressioni e si qualifica ai quarti come seconda.

Dicevo che siamo a metà del guado con 15 medaglie per l’Italia, di cui 4 d’oro. Non guarderei né indietro né avanti per ora. Come ha detto qualcuno, non c’è passato né futuro, c’è solo presente…

 

Firmato Platone

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