Platone in infradito… effetto lacrimuccia

Eppure mi ritenevo un uomo tutto d’un pezzo. Di quelli che sanno e che parlano della vita, delle sue sfaccettature. Un uomo che sa cosa sono le emozioni ma le analizza dall’esterno senza farsi toccare troppo. E poi? Ecco voi mi mandate a Rio per le Olimpiadi (ribadisco che da bravo mercenario lavoro per l’Italia invece che per la mia amata Grecia) e mi fate crollare. Ogni convinzione se ne va e mi ritrovo a commuovermi così senza che ne possa fare a meno.

In questi 10 giorni di gare ci sono state tantissime emozioni, belle, brutte. Sussulti al cuore per un colpo sbagliato o per una medaglia inaspettata. Fiato sospeso a volte, altre respiro accelerato, un po’ come se le fatiche fisiche le avessi fatte io. Ma ieri è stata la giornata della “lacrimuccia”. E volete sapere in quale gara ne ho versate di più? Nei tuffi, trampolino da 3 m.

Partiamo dal principio, io non posso portarmi i classici fazzoletti di carta in tasca, la tunica non ha le tasche. E non posso neanche infilarli nei calzini perché mi avete fornito solo un paio di infradito. Ma fino ad oggi non ne ho avuto bisogno. Poi cosa succede? Le tuffatrici iniziano le spettacolo. Il cuore si ferma prima dell’ultimo tuffo di Tania Cagnotto (che aveva rischiato di farmi piangere con la medaglia d’argento nel sincro, ma da uomo duro avevo resistito). Fa un tuffo di quelli che non si dimenticano, di quelli quasi perfetti (alla perfezione arrivano solo le cinesi), il punteggio, 81 punti, significa record personale per l’azzurra all’ultima gara. E già così era difficile non farsi sopraffare dall’emozione, sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta di una campionessa faceva venire il magone. Ma dovevo rimanere lucido, c’era da aspettare la canadese Abel (i primi due posti sul podio erano ovviamente delle cinesi, era rimasta solo la lotta per il bronzo). Minuti senza fine prima di quel tuffo, poi l’avversaria sale sul trampolino, salto e splash… non è un buon tuffo. I sorrisi della squadra italiana sono contagiosi, ma c’è da aspettare il punteggio… il cuore si ferma e gli occhi cominciano a riempirsi (e in quel momento ho perso ogni convinzione su me stesso)… arriva il punteggio, non basta per restare davanti a Tania, che conquista la sua seconda medaglia di queste olimpiadi, la seconda medaglia olimpica di un’intera carriera. E lì che ci volete fare? Non ho resistito e quella lacrimuccia è scesa inesorabile.
Ma non finisce lì, perché solo il tempo di ricompormi per il podio ed ecco che arriva la sorpresa in mondovisione: il fidanzato della He Zi, appena salita (o per meglio dire scesa) sul secondo gradino del podio la ferma durante il “giro d’onore”, si inginocchia e le chiede di sposarlo (ovvia la risposta positiva, ci mancava altro). Ora ditemi voi come si fa a trattenere le lacrime. Piangevano tutti, alla fine anche non volendo mi sono accodato al resto del pubblico.

E con questo abbiamo finito la gara dei tuffi. Ma se devo proprio essere sincero la prima, meno evidente, mi era scesa vedendo il sorrisone di Niccolò Campriani sul podio della carabina 50m. Avete idea di quanto sia contagioso quel sorriso? La medaglia d’oro, la seconda di queste olimpiadi, arriva con un pizzico, un pizzico piuttosto grosso, di fortuna. L’ultimo colpo dell’azzurro non è buono, pochi attimi per abituarsi all’idea dell’argento e il russo fa un colpo ancora peggiore regalando il primo posto a Campriani, che umilmente dichiara nel post gara che il migliore della giornata era stato il suo avversario (ironicamente viene da pensare che lo è stato in tutto, sia nel condurre la gara nell’ultima parte sia nel perderla all’ultimo colpo).

Nella tarda serata poi lacrimuccia questa volta con un velo di tristezza, l’ho lasciata scivolare via per l’argento della squadra maschile di spada. Che vi devo dire, dopo la semifinale dominata contro l’Ucraina ci avevo davvero creduto e invece quei francesi (non sono italiano ma non stanno simpatici neanche a me) ci/vi tolgono ogni sogno di gloria. Rimane comunque un argento che riporta la spada a squadre sul podio dopo 20 anni.

Lacrime, questa volta non mie, anche per la mamma di Usain Bolt che, in quelle che dovrebbero essere le sue ultime olimpiadi, agguanta un altro oro nei 100m, ancora una volta arrivando sul traguardo in totale scioltezza. E commozione anche per Murray che nel tennis bissa la medaglia d’oro di Londra 2012 contro un Del Potro comunque straordinario.

Via vado a meditare sulla mia nuova condizione di uomo che piange, devo ancora abituarmi a questa nuova condizione (potrei chiedervi i danni morali al mio rientro….).

Firmato Platone

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