Platone in infradito… Errare è umano

Medaglie-Olimpiadi-Rio-2016

Lo so: sentir parlare un filosofo di errore fa un po’ impressione. Noi ce la tiriamo un po’ tutti, visto che pretendiamo di dare le risposte al vivere e all’essere e a quant’altro ci passi per la mente, con un po’ di spocchia di avere le risposta corretta. Quindi sentire un filosofo che ammette che si possa sbagliare è un’occasione rara. In realtà non è così: infatti in questo pezzo parlo di errori degli altri mica miei! Voi comuni mortali errate e noi filosofi siamo qui per darvi le risposte. Ehm… sì scusate, mi son fatto prendere la mano. Quindi, per evitare che abbandoniate già qui il pezzo, andiamo al nocciolo della questione. Dicevo: l’Olimpiade è la grande vetrina della Gloria e delle Imprese Memorabili, quelle che consegnano il gesto alla memoria imperitura e fanno di chi l’ha compiuto un eroe sportivo immortale. Dietro a tutto questo, però, c’è anche l’errore. Ed ecco perché sono andato a scomodare un’altra locuzione latina, perché anche l’errore è parte fondamentale di una manifestazione olimpica. A volte è la componente imprescindibile che condiziona la prestazione di un atleta, compromettendone la qualificazione o, peggio, fermandolo ai piedi di un podio, o, comunque, negandogli la gioia dell’alloro assoluto. Ne sa qualcosa, recentemente, come ho già avuto modo di dire, il russo Kamenskiy, che nella gara di carabina 3 posizioni 50 metri ha regalato l’oro a Campriani sbagliando in modo clamoroso l’ultimo tiro al punto da far peggio del non brillante colpo messo a segno pochi secondi prima dall’italiano. Ma assieme agli errori, chiamiamoli così, procedurali, un’Olimpiade è anche una fucina di errori pacchiani, che, loro malgrado, e, soprattutto, contro la volontà dell’artefice, diventano dei magnifici Olympic Moments.

Ne sa qualcosa, ad esempio, il russo Zacharov, campione olimpionico in carica nei tuffi dal trampolino a 3 metri, che con un tuffo ha cancellato tutti i favori del pronostico che lo accompagnavano: parte già male dandosi lo slancio non in altezza ma in lunghezza sulla piscina, così che lo spazio per fare le evoluzioni programmate è esiguo e il tuffatore arriva a contatto con l’acqua a quattro zampe. Un tuffo talmente ridicolo che si potrebbe pensare di essere di fronte ad un principiante. Una sfilza di zero punti e addio sogni di conferma. E non che sia andata meglio alla sua connazionale, la Bahzina, che, sempre nella gara dal trampolino da 3 metri, copia il compagno di bandiera nell’approssimazione dello slancio, terminando la sua corsa, però, di schiena. Insomma, ho fatto tuffi migliori nelle piscine naturali delle terme di Milos quando ero un ragazzino….

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Ne sa qualcosa l’haitiano Julmin, che nella semifinale dei 110h è inciampato subito sul primo ostacolo, cadendo a terra e improvvisando una serie di capriole accompagnato dallo stesso ostacolo. Un bello spettacolo fossimo stati al Grecia’s Got Talent, meno trattandosi di una gara olimpica con miliardi di occhi addosso. L’atleta ha, comunque, incarnato a pieno lo spirito olimpico, portando a termine la gara, seppur ampiamente dopo che gli avversari avevano finito. Peggio è sicuramente andata all’ugandese Araptany, che nei 3000 siepi è scivolato, affrontando l’ostacolo… con la faccia.

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Ne sa qualcosa un altro olimpionico in carica, Zonderland, detto “l’olandese volante”, oro a Londra alla sbarra, che, impegnato, tra i favoriti, in finale nello stesso attrezzo, ha concluso il suo esercizio con una facciata sui materassini, ben lontana da un plastico atterraggio in piedi. E, soprattutto, ben lontana dalla riconferma medagliata. Anche in questo caso, però, la figuraccia rimediata è stata sicuramente meglio di quanto raccolto dal francese Said al termine del suo esercizio al volteggio. Ovvero la propria gamba sinistra spezzata in modo netto…

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Ne sa qualcosa la staffetta 4×100 femminile statunitense, che nel corso della semifinale ha rimediato l’eliminazione per un piuttosto comico passaggio errato di testimone tra la seconda e la terza frazionista: la Felix è arrivata in zona cambio mostrando fin da subito una grande difficoltà a completare il passaggio alla compagna Gardner, già partita, al punto da provare a lanciarglielo da una certa distanza (cosa che, di per sé, avrebbe già portato alla squalifica). La compagna non ha ricevuto il testimone, che, così, è caduto a terra. La Gardner, che in frenata è pure finita addosso alla Felix, ha guardato la compagna con uno sguardo interrogativo che era tutto un programma. La giuria, poi, però, ha rilevato un tocco involontario delle vicine brasiliane che avrebbe compromesso il passaggio dell’attrezzo, riammettendo le statunitensi a disputare la batteria da sole. Le atlete si sono qualificate, per la grande gioia delle cinesi che, così, sono rimaste al palo.

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Ne sa qualcosa, infine, la rete ufficiale delle Olimpiadi per quello che concerne l’Italia, ovvero la Rai, che sta coprendo l’evento a 360° con grande professionalità e impegno. Ma che ieri è incappata nella classica buccia di banana. Al termine della semifinale della pallanuoto, malamente persa dall’Italia contro la Serbia, sia il sito che la App pubblicavano la notizia, a lettere cubitali, che per l’Italia era “solo Argento”. Ora qualcuno dovrà andare a spiegare a Serbi e Croati che alla fine della loro Finale per l’oro, a chi perde toccherà il bronzo…

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Insomma errare è insito nella natura umana, ma quando succede in mondovisione è un po’ difficile da digerire. Per fortuna ci siamo sempre noi filosofi che vi mostriamo la retta via.
Ora vi saluto, che sta partendo il mio treno per Copacabana dove… come, scusi? Questo va a Bahia? No, aspetti ho sbagliato, signor macchinista, fermi il treno per favore…

Firmato Platone

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P.s. Le medaglie della copertina non sono delle Olimpiadi di Rio, ma di quelle Giovanili Invernali? Certo! Ma non parlavamo forse di errori?

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