Platone in infradito… sapersi ritirare

Sapete cosa invidio a tutti gli atleti, di qualunque sport più o meno olimpico? La possibilità di ritirarsi. Già perché noi filosofi iniziamo a “lavorare” quando la mente inizia a “lavorare” e finiamo quando la mente smette di “lavorare” che sia perché rimbecilliamo o perché esaliamo l’ultimo respiro (magari non proprio naturalmente… povero Socrate).
Ecco, invece, gli atleti sono una delle pochissime categorie che può dire: “Ragazzi è stato bello ma io smetto”. Ma volete mettere che soddisfazione nel poter decidere autonomamente quando è il momento di chiudere una carriera?
Non che non capiti anche a loro, in alcuni casi, che il ritiro non sia proprio volontario ma causato da altri o da altro. Ma in generale sono loro che capiscono quando è il momento di dire “basta”.

Ci avevo già pensato nei giorni scorsi ma, sapete, qui la movida non è niente male, altro che le feste danzanti della mia Grecia (ho notato che qui le ballerine non indossano la tunica… che stranezza) e mi è passato di mente di parlarvene. Mi è tornato in mente ieri dopo la finale della pallanuoto femminile, quella in cui la squadra italiana, la vostra, non è riuscita a conquistare la medaglia d’oro, portando a casa un argento pesantissimo, che riporta l’Italia sul podio dopo 12 anni. Mi è tornato in mente quando Tania di Mario, con i suoi 37 anni, ha annunciato il ritiro.
Lo ha annunciato con la gioia di un piazzamento importante e l’amaro in bocca di un’ultima sconfitta. Ma quando ha detto che non avrebbe potuto sognare un’ultima partita più bella di una finale olimpica mi ha fatto riflettere.
Certo lei può dire di aver chiuso la carriera alla grande. E che carriera visto che proprio 12 anni fa lei c’era a conquistare l’oro con il Setterosa di Atene. Lascia il testimone alle giovani atlete, quelle che hanno questo argento come punto di partenza per il futuro. Lei di battaglie ne ha già fatte tante, alcune vinte altre perse, gioie immense e delusioni che non si dimenticano. Ora ha deciso, lei, che questo è il momento di fare un passo indietro. Ha capito che lasciare da vincitrice con il sorriso sulle labbra è sicuramente meglio che lasciare tra le lacrime di una sconfitta annunciata.

E’ la stessa decisione che ha preso un’altra Tania, la Cagnotto. A dire la verità lei lo aveva già annunciato prima di sapere come sarebbero andate queste Olimpiadi. Ma è ovvio che la sua speranza, come quella di chi la segue da sempre, fosse riuscire ad acciuffare una medaglia olimpica prima dell’addio, e ci è riuscita, portandone a casa addirittura due.

Lo aveva annunciato anche Federica Pellegrini, anche lei prima della partenza. Lo ha ribadito dopo la rabbia della finale dei 200m sl che l’ha vista fermarsi ai piedi del podio per meno di un soffio. Poi la marcia indietro, perché da guerriera non vuole chiudere tra le lacrime, come lei stessa ha dichiarato. Quello che ci si può augurare è che riesca davvero a trovare la gara del riscatto a breve per poter trovare il momento per salutare la vasca con gioia. Il rischio infatti è che la voglia di rifarsi protragga un’agonia che potrebbe diventare inesorabile.
Come è stato per quella vostra schermitrice, quella tanto brava che ha vinto qualunque cosa e che poi ha voluto insistere facendo non proprio una bellissima figura. Se non sbaglio (sapete alla mia età la memoria gioca brutti scherzi) Valentina Vezzali. Dopo l’oro mancato a Londra, lo ha conquistato una sua compagna di squadra e di palestra, ha voluto continuare, nonostante l’età, nonostante i figli, nonostante una parabola discendente che era chiara a tutti, ma non a lei. Alla fine ha gareggiato anche in questa stagione non riuscendo neanche a qualificarsi per le olimpiadi, una sconfitta enorme per una campionessa come lei.

Ecco credo che voi atleti, che avete la fortuna di poter decidere quando è l’ora di smettere, dovreste avere la forza e l’umiltà di capire quando è davvero il momento giusto per salutare tutti e farsi da parte. Capire che, a volte, anche se si vorrebbe andare avanti per cercare una conferma, è meglio lasciare con il sorriso e le lacrime della vittoria. E magari capire che cercare un riscatto potrebbe non essere la scelta più sensata…

Firmato Platone
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