Platone in infradito… è naturale naturalizzare?

Rio 2016 text with rippled Brazilian flag illustration
Rio 2016 text with rippled Brazilian flag illustration

Uff. Sono qui che guardo le gare dell’odierna giornata olimpica, che sono ancora tantissime, eppure sento già il clima da ultimo giorno. E mi scende la lacrimuccia, perché, devo dirlo, a me l’atmosfera delle Olimpiadi piace proprio tanto e questa occasione che mi è stata offerta, quella di fare da inviato opinionista di un noto sito italiano, mi ha dato tante soddisfazioni. Mi ha appagato e mi ha dato, soprattutto, tanto, in termini di emozioni, ma anche in termini di una vera e propria crescita interiore. Perché, secondo me, se alle Olimpiadi non vai solo per i risultati, ma per viverle, respirale e carpirne le storie, puoi ricevere davvero tanto. E dire, poi, che l’ho fatto pure da oriundo, visto che non sono esattamente un italiano, ma mi sono sentito onorato che la scelta, in qualità di voce autorevole, sia ricaduta su di me.

Questo, però, mi stimola una riflessione correlata, che con la rassegna olimpica calza a pennello. Ovvero quella delle naturalizzazioni (più o meno facili) che caratterizzano tanti atleti nei più disparati ambiti. Lo scopo è sempre quello: ben figurare e, magari (spesso lo scopo è solo quello) vincere in un ambito sportivo in cui non si hanno atleti altrettanto validi nelle fila di quelli della propria nazione. O, anche, talvolta, se li si hanno lo stesso: insomma una medaglia in più non si butta via. A volte anche solo per assicurare almeno la partecipazione ad una determinata disciplina per cui non si ha adeguate prospettiva in patria. Ozzeus, lo spirito olimpico puro e semplice, in ambito di naturalizzazioni sportive, è un puro miraggio, soprattutto se il paese che ha compiuto la scelta ricorre anche ad indennizzi economici agli atleti per convincerli a prendere quella determinata nazionalità.

Non è, certamente, un’eccezione di questa olimpiade. In fondo lo si è sempre fatto. Anche voi italiani lo sapete bene, visto le medaglie che hanno portato atlete come la May o la Idem. Certo, in quei casi fu la fortunata evenienza figlia di un lecito matrimonio con un italiano che consentì alla vostra Federazione di schierare nelle proprie fila due campionissime già affermate. Ma, molto più spesso, soprattutto per alcune Federazioni straniere, particolarmente in Est Europeo o Medio Oriente, le naturalizzazioni sono state fatte a tavolino con precisi scopi di risultato e vittoria. Molti, probabilmente, ricorderanno la squadra di Beach Volley della Georgia nel 2008 a Pechino, costituita da 2 brasiliani, ribattezzati per l’occasione Geor e Gia, che di georgiano non sapevano una parola, ma sul campo picchiavano come martelli. Anche, se, alla fine, l’oro non lo vinsero comunque.

Le estremizzazioni non si sono fermate e, anche in questo torneo, hanno raggiunto vertici importanti. Non parlo, ancora una volta di nazionali come la vostra, in cui le cose sono piuttosto occasionali, e con motivazioni precise. Mi viene in mente la Grenot, cubana bicampionessa europea nei 400 di Atletica Leggera, o Chamizo nella lotta, entrambe italiani per matrimonio, entrambi con buone prospettive nel proprio sport, anche se la Grenot è terminata penultima nella finale e il lottatore, mentre scrivo, ha perso la semifinale e gareggerà per il bronzo (permettetemi una piccola divagazione: mi fa molto sorridere vedere che in uno sport estremamente fisico e virile come la lotta, per chiedere un challenge all’arbitro per dipanare un episodio dubbio si debba lanciare in campo un pupazzetto…) (ha poi vinto il bronzo, ndr). O Juantorena, cubano anche lui, uno degli eroi che hanno trascinato la Nazionale Italiana di Volley nella Finale che si giocherà stasera (persa malamente, ndr), divenuto cittadino italiano nel 2010. Ma se penso a una Nazione come il Quatar, in cui 23 dei 39 atleti che partecipano alle Olimpiadi sono naturalizzati, la cosa mi pare un po’ meno accettabile. Insomma, se presenti una nazionale di Pallamano in cui neppure un giocatore è del Quatar, un po’ di quello spirito olimpico e soprattutto di unione d’intenti con i propri atleti un po’ si perde. Figurarsi se, poi, il dream team che hai preparato pescando per l’Europa, non va oltre i quarti di finale. E che dire del torneo di ping pong, in cui, tra tutti gli atleti al via, ben 44 erano cinesi, di cui 38 schierati non sotto la bandiera del paese d’origine. O della mezzofondista turca Yasemin Can, che, in realtà, è una keniana di nome Vivian Jemutai, che vive in Kenia, si allena lì e, ovviamente, non sa una parola di turco…

Insomma, le naturalizzazioni creano una situazione nebulosa e un po’ al limite, da cui ognuno trae la proprie conclusioni. Mi chiedo: quanto si è disposti a barattare una vittoria e una medaglia con il senso di appartenenza e di legame che crea una squadra Nazionale? In tempi in cui già le squadre di club sono un’accozzaglia di atleti dei paesi più disparati, spesso con nessun rappresentante del paese d’origine di quella determinata società, siamo davvero disposti a tifare un gruppo di persone che con il nostro paese non ha il minimo legame emozionale, solo per un alloro in più in bacheca? Quanto, questo, a quel punto, può essere considerato il frutto della forza di quella determinata nazione? Quanto ci si può davvero vantare di un successo ottenuto così? Ma, si sa, io sono un idealista e un sentimentale e, quindi, parto un po’ prevenuto…

Quindi, per chiudere, visto che oggi si corre la Maratona, ricorderò un episodio che si concilia perfettamente con l’idea di spirito olimpico che ho io. Olimpiadi di Atene 2004. Il brasiliano Vanderlei da Lima sta dominando la gara, ma, a poco dalla fine, viene placcato da un prete irlandese, già noto per episodi simili, che lo trattiene a lungo, gli fa perdere il ritmo e, soprattutto, fa sì che venga superato da altri due corridori, tra cui il vostro Baldini che, poi, vincerà l’oro. Lui, in lacrime, arriverà solo terzo. A fronte di atleti che avrebbero potuto, a ragione, presentare ogni tipo di ricorso, lui no, non recriminò mai quel risultato e, anzi, fu il primo a complimentarsi con Baldini. Averlo visto come ultimo tedoforo a questa edizione delle Olimpiadi, lo ammetto, mi ha fatto molto piacere e mi ha fatto scendere la lacrimuccia…

Firmato Platone.

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.