CON CERTE STELLE NON SI POSSONO INTERROMPERE LE STRISCIE

I Team USA tornano da Rio con l’immancabile doppietta uomini-donne e fin li niente di nuovo ma i 2 tornei, sebbene con un percorso netto, portano 2 chiavi di lettura differenti e molto interessanti

Innanzitutto 3 nazioni su 4 sono approdate alle semifinali in entrambi i tornei, questo significa che le scuole cestistiche di riferimento sono ben delineate, con Serbia e Spagna a fare da capofila al treno europeo, mentre l’Australia in campo maschile e la Francia in quello femninile si issano tecnicamente in un caso e fisicamente nell’altro e si confermano movimenti in ottima salute.

Le ragazze guidate da Geno Auriemma, giunte all’8° Oro su 10 edizioni di pallacanestro femminile ai Giochi e in striscia aperta da Atlanta 1996, ha offerto una sensazione di dominio che peró va molto oltre il fatto fisico perché se hai un pacchetto di lunghe che va dai 2.03 della Griner fino all’oltre l’1.90 di altre 2 o 3 elementi, un reparto guardie che ha sempre in Diana Taurasi il fiore all’occhiello e lo abbini all’assoluta onnipotenza cestistica di Elena DelleDonne che dall’alto del suo 1.96 ti gioca 5 ruoli sui 2 lati del campo e manuale di tecnica sempre pronto ad aumentare le pagine ogni volta che scende in campo, le altre 11 squadre sanno già in partenza che dovranno fare a borsettate per agguantare la medaglia d’argento.

Detto questo la qualità di gioco generale espressa, aldilà dei risultati e degli scarti tra le varie partecipanti, è parsa veramente di un livello se possibile superiore degli ultimi mondiali.

Infatti a fronte di conferme come Turchia e Canada la vera grande unica sorpresa è stata il Giappone ai quarti di finale che mette dietro addirittura Bielorussia e le padroni di casa del Brasile (le vere sorprese in negativo) e sempre nel girone mette in riga pure la Francia medaglia di legno, e se vogliamo dirla tutta la sfortuna ha voluto che ha affrontato subito gli Stati Uniti ai quarti altrimenti avrebbe potuto anche tentare un clamoroso balzo in semifinale che non raggiunge dal mondiale 1975 e comunque l’8° posto finale non è migliore del 5° a Montreal 1976 ma comunque si tratta di un gradito ritorno nell’elite mondiale di una nazionale che oltre a fare simpatia sa fare anche canestro.

La squadra maschile invece secondo me va analizzata su più livelli perché una medaglia diversa dall’oro non è stata quasi nemmeno dalle agenzie di scommesse specializzate, ma va soppesata per il fatto che pur priva di alcuni giocatori di punta come LeBron James, Stephen Curry, Russell Westbrook o Anthony Davis, tanto per fare i nomi più altisonanti, ha confermato un trend già visto agli scorsi mondiali ovvero di una crescente adattabilità dei suoi interpreti ai tornei FIBA.

Mi spiego meglio: questo non vuol dire che doveva essere una passeggiata di salute come per le ragazze, ma sicuramente la capacità di “soffrire” (il virgolettato è d’obbligo) come del resto è capitato fin dal gruppo di qualificazione con 2 vittorie di 3 e una di 10 maturata solo nell’ultimo minuto di gara, ha fatto capire agli statunitensi, oggi più che mai, che il basket europeo sale di livello col passare delle manifestazioni e di conseguenza anche il rispetto per l’avversario e pur secondo me denotando un sensibile impoverimento dal punto di vista tecnico, su cui magari ci soffermeremo in altre occasioni, hanno maturato un senso tattico migliore e questa non è una buona notizia per le avversarie future.

Perché è ovvio e scontato che Team USA ha quel qualcosa che tutte le altre non hanno, ovvero giocatori fisicamente non replicabili in ambito europeo o mondiale, e questo purtroppo potrebbe far pensare a esiti sempre più scontati in futuro, ma come è già successo quasi ciclicamente, qualche selezione anche più forte di questa ha steccato (le ultime datano Atene 2004 e mondiali in Giappone 2006) quindi lascia negli occhi l’idea per chi li affronta di poterli battere o che possano perdere una partita qua e la, ma non sono sicuramente più gli sprovveduti di qualche anno addietro e questo secondo me questo potrebbe impreziosire maggiormente l’impresa di chi riuscirà a batterli di nuovo.

La Spagna che è stata vice campione a Pechino e Londra chiude con il bronzo sull’Australia, con un appendice finale più che sospetta, un ciclo forse irripetibile nel breve vista l’uscita di scena di un totem come Pau Gasol e dei rincalzi di lusso come Felipe Reyes o Juan Carlos Navarro, e che neanche il probabile ma neanche tanto scontato rientro del fratello Marc e di Ibaka potranno colmare.

La Generacion Dorada dell’Argentina saluta in blocco e crediamo intimamente che per loro sarà ancora più difficile ricostruire in un tempo ragionevole perché Facundo Campazzo è il vero unico giocatore di livello internazionale delle nuove leve come forse anche Delia suo compagno a Murcia nonostante l’impiego contenuto per non dire ridotto all’osso, ma Brussino a Dallas e Garino sotto le grinfie di Popovich sono giocatori ancora tutti da inventare e forse per loro un po’ di sana Europa sarebbe stata un po’ più salutare, di certo più utile.

A sbarrare la strada agli americani ci ha provato 2 volte la Serbia che, va ricordato, non aveva Nemanja Bjelica e Boban Marjanovic ma ha avuto un clamoroso Milos Teodosic che ha giocato praticamente per 2, che si è dimostrata decisamente più incisiva nel girone che nella finale per l’Oro, ma ha letteralmente preso per mano un gruppo ancora molto giovane dove Simonovic a dispetto dell’aspetto di uomo consumato ha solo 30 anni e che ha tutte le carte in regola per aprire un nuovo ciclo a livello quantomeno europeo una volta che sarà al completo.

L’Australia, che anche a questo giro torna a casa a mani vuote, è mancata proprio nel momento di insediarsi in zona medaglia ma sarebbe ingeneroso dimenticare le altre 7 partite giocate con straordinaria qualità ma deve essere anche assistita da una condizione fisica ottimale in tutto il torneo per poter correre e muoversi senza palla come hanno fatto fino ai quarti però il seme è stato piantato e per le prossime occasioni si attende l’avvento della prima scelta al draft 2016 Ben Simmons.

La Francia, che proveniva dalle qualificazioni come la Serbia e la Croazia, ha tutt’altro che incantato perché si è dimostrata squadra poco coesa e in condizioni fisiche a dir poco modeste dove Tony Parker, e forse Boris Diaw, salutano regalando ancora sprazzi di nobiltà cestistica ma credo non moltissimi rimpianti visto che però dietro il play degli Spurs c’è già una bella corte che parte da Nando DeColo e finisce a Leo Westermann ma il settore ali e lunghi ha ottimi atleti ma non esattamente dei cervelli fini e questo

Rimanendo alle prime 8, menzione per la Croazia che dopo il sorprendente preolimpico strappato agli azzurri, ha confermato un impianto di squadra tutt’altro che disprezzabile che però a sensazione non troverà riscontri nelle prossime manifestazioni perché, almeno al momento, Mario Hezonja non ha ancora il piglio del leader di Roko Ukic, che a sua volta è alle ultime battute in nazionale e in generale il pacchetto esterni dietro Bojan Bogdanovic e Krunoslav Simon sembra abbastanza povero di qualità e quindi urge un ricambio o un maggiore lavoro in profondità su quello che c’è.

Giudizio che possiamo copiare e incollare parlando della Lituania ma con una pericolosissima aggravante: ovvero anche i lunghi o i giocatori di maggior spessore, con in testa Valanciunas e Maciulis, hanno mostrato una imperdonabile mancanza di attributi che per un giocatore del 1992 è abbastanza inspiegabile ma che il sempre arguto Principe del Baltico Arvydas Sabonis, il cui figlio è stato impalpabile per tutte e 6 le partite disputate, ha dichiarato impietosamente che dietro Mantas Kalnietis c’è stato il nulla ma questo ben prima del tremendo -50 contro la Spagna.

Tra le escluse eccellenti, il cappellino con le orecchie lo dobbiamo per forza assegnare al Brasile padrone di casa che poteva contare su un parco giocatori, escluso Thiago Splitter, di buon livello e a cui possiamo dare l’attenuante di aver giocato nel girone più duro dei 2 che ha visto a turno squadre in condizione che hanno via via tarpato i sogni di gloria dei verdeoro e la palma della simpatia va sicuramente al Venezuela che ha coronato una crescita fatta di 2 ori ai campionati sudamericani e 1 nei campionati americani orfani degli Stati Uniti, quindi possono essere considerati a tutti gli effetti la più forte espressione del continente e, scusate la ripetizione, esprimendo una pallacanestro molto ruspante.

LAS VEGAS, NV - JULY 19:  The 2016 USA Basketball Men's National Team poses for a team photo on July 19, 2016 at Mendenhall Center on the University of Nevada, Las Vegas campus in Las Vegas, Nevada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)

JULY 30: USA Basketball Women's National Team photos at the Madison Square Garden training facility in New York.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *