De Boer stecca la prima, per l’Inter è fatal Verona

Inter Frank de Boer

Tra il dire e il fare…
Nelle dichiarazioni della vigilia, Frank de Boer aveva spiegato di avere come chiaro obiettivo quello di voler dominare le partite. Alla luce di quanto visto ieri sera al Bentegodi, il buon Frank ha di fronte a sé un compito impervio come la scalata dell’Everest.
Ad onor del vero il tecnico olandese ha chiarito fin da subito che occorreranno almeno 3/4 mesi prima di poter vedere la “sua” Inter, ma resta da capire come velocizzare il processo di assimilazione della nuova dottrina calcistica. Perché in attesa della “vera” Inter, serve comunque un’Inter in grado di lottare e far punti. E se l’approccio alle partite dovesse essere quello visto finora tra luglio e agosto, il ritorno in Champions League diventa utopia.

Confusione tattica, condizione fisica allarmante
Dal giorno dell’insediamento ad Appiano Gentile ci siamo interrogati se il nuovo tecnico optasse fin da subito per l’adorato 4-3-3 o se per semplificare la fase di transizione tecnica si potesse temporaneamente continuare con il più collaudato 4-2-3-1 di stampo manciniano. Pronti via ed ecco una sorprendente rivoluzione tattica, con uno sbilenco 3-5-2 che vede dietro D’Ambrosio e Miranda ai lati di Ranocchia, mentre le fasce vengono affidate a Candreva e Nagatomo. In mezzo Kondogbia e Medel fanno legna, mentre Banega ha libertà di manovra e obblighi di creazione a supporto del tandem Icardi-Eder. Sorprende e non poco l’esclusione di Perisic, uno degli elementi di maggiore qualità parso in buona forma nelle prime uscite stagionali, che parte inspiegabilmente dalla panchina.
Sarebbe ingeneroso addebitare le cause della debacle esclusivamente all’allenatore ma è altrettanto vero che con meno di due settimane di lavoro svolto insieme alla squadra, gli esperimenti andrebbero ridotti al minimo.
L’effetto sorpresa non pare dare i frutti sperarti ed il noioso primo tempo va via senza grossi sussulti, tra una conclusione di Eder, un discreto spunto di Meggiorini, molta imprecisione ed un terreno di gioco che non favorisce lo spettacolo.
Banega ha provato ad illuminare ma vuoi per la mancanza di spazi e sbocchi (complimenti a Maran), vuoi per la precaria condizione fisica, l’argentino è sembrato predicare nel deserto e quando le energie iniziavano a scarseggiare insieme a lui si è spenta tutta la squadra. Il contropiede che porta all’1-0 dei clivensi ha messo a nudo le gravi lacune difensive, il 2-0 dello scatenato Birsa ha evidenziato una ben più preoccupante mancanza di carattere. Per non parlare della condizione atletica con la squadra che sembrava aver finito la benzina prima ancora che terminasse la prima frazione di gioco.
Non si ha la controprova che con il 4-3-2-1 (o 4-3-3) la squadra si sarebbe espressa meglio eppure la sensazione è che alcuni elementi come D’Ambrosio, Candreva e Nagatomo avrebbero sofferto meno.

Tre soluzioni
Per rimettere in piedi la baracca occorre tanto tanto lavoro ma urgono tre risposte tempestive. La prima deve venire dalla proprietà, con un ultimo sforzo in sede di mercato. Più che Gabigol urge puntellare la difesa con un centrale difensivo che dia sicurezza al reparto. In mezzo servirebbe un centrocampista in grado di coniugare qualità e quantità. E non guasterebbe un terzino di maggiore affidamento rispetto all’oggetto misterioso Erkin.
La seconda risposta deve venire dal tecnico. In attesa di vedere i frutti del suo lavoro, limiteremmo gli esperimenti al minimo. Il percorso di avvicinamento verso il suo calcio deve essere graduale e sensato. Si torni a moduli e meccanismi già assimilati e si provi gradualmente a plasmare la nuova creatura evitando inutili soluzioni cervellotiche che finiscono per disorientare.
La terza risposta deve gioco forza venire dalla squadra. Icardi e compagni possono, anzi devono, dare molto di più. Le attenuanti del caso (cambio dell’allenatore, preparazione fisica deficitaria, ecc.) non giustificano un atteggiamento remissivo ai limiti dell’indolenza. Il tempo stringe e tra un settimana a San Siro, contro il Palermo, ci si attende una prestazione di ben altro tono, per evitare una partenza ad handicap che rischierebbe di compromettere fin da subito la rincorsa all’Europa che conta.

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