Platone in infradito… Ciao ciao Rio

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Scusate oggi sono in ritardo, ma non mi andava proprio di scrivere questo pezzo di saluti. Mi ci sono messo più volte ma alla fine non trovavo mai le parole giuste, e se avessi avuto ancora carta e penna avrei riempito il pavimento di palline accartocciate, invece mi hanno fornito questo “coso” che chiamate computer e non posso lanciarlo qua e là. Ho dovuto trovare un altro metodo per riuscire a mettere insieme le idee e allora, che ve lo dico a fare? Ho fatto due passi a Copacabana. Poi sono rientrato e mi sono messo a fare i bagagli. Che tristezza…

Ok basta non vi annoio più con questi discorsi, anche perché potreste giustamente farmi notare che io almeno qui ci sono venuto a differenza vostra, e la rimostranza non farebbe una piega.

Dicevo che siamo arrivati ai saluti. Ieri sera sono stato alla cerimonia di chiusura di queste belle Olimpiadi. Che spettacolo. Peccato per la pioggia, mi ci mancava quella con la tunica e le infradito. Però devo dire che sono stato felice di esserci. E’ sempre bello dare una giusta conclusione a qualcosa di grandioso. E non parlo dello show (a stare in mezzo agli atleti e ai “colleghi”, non i filosofi ma i giornalisti, ho imparato un sacco di parole nuove in altre lingue), certo quello è stato magnifico, proprio come due settimane fa. Parlo dei sorrisi degli atleti, di tutti, anche di quelli che le rispettive gare le avevano finite in lacrime. Già perché a mente fredda poi riesci a trovare comunque qualcosa di buono in tutto, e qui di buono c’è l’esserci stato.
E per me è stato un onore ed un onere scoprire il lato bello ma anche quello brutto dei giochi olimpici. Penso alle medaglie conquistate da atleti che hanno lottato una vita per arrivare a quel traguardo. Penso alle medaglie sfumate per un soffio. Penso ai gesti d’amore che vanno al di là dello sport, ditemi ma è una cosa normale vedere tutte queste proposte di nozze? Penso a chi ce l’ha fatta e dovrà lavorare altri 4 anni per provare a confermarsi e a chi non ce l’ha fatta e lavorerà 4 anni per riprovarci. Penso a chi oggi non dice addio alle Olimpiadi di Rio ma alle Olimpiadi in generale e ancora di più a chi dice addio allo sport.
Grazie per questa opportun… Scusate è arrivato il mio taxi (che comodità all’epoca mia si andava a piedi, ogni volta una maratona 🙂 ) per l’aeroporto. Finisco di scrivervi dalla sala d’aspetto.

Stavo dicendo: grazie per questa opportunità che mi è stata concessa, quella di filosofeggiare su una grande manifestazione sportiva, respirandone l’aria. Capisco quando mi viene detto che io ero la persona più adatta perché, innanzi tutto, so’ filosofo (e che, se c’è da filosofeggiare mi chiami un ingegnere?) e poi perché sono greco, figlio della patria che a questa manifestazione ha dato i natali. Ma, devo ammetterlo, ai miei tempi la situazione era un po’ diversa: eravamo tutti greci; gli sport proposti erano in numero nettamente inferiore; gli atleti erano tutti nudi e unti e, soprattutto, i Giochi venivano vissuti come una dimostrazione di forza. Ok, anche ai vostri tempi, in fondo è così, perché uno come Phelps non può che essere definito il più forte di tutti. Ma è lo spirito quello che conta. Quello che si vede qui e quello che gli atleti fanno solo per esserci è qualcosa che appartiene solo alla magia delle Olimpiadi. I Giochi Olimpici sono, innanzi tutto, un grande crogiuolo di emozioni. Guardare le Olimpiadi e restarne indifferenti è quasi impossibile. E, come dicevo proprio in uno dei primi articoli che ho scritto, anche per sport e discipline che, durante l’anno, nessuno sa neppure se vengono disputate. Io stesso ho trattenuto il fiato per una gara in velocità, fosse su una pista d’atletica, su quella di un velodromo o in una piscina. Ho fermato i battiti del cuore in attesa dello sparo di un tiratore. Ho urlato di dolore per un infortunio che interrompeva la partecipazione di un atleta. Ho riso per gli errori di uno ed esultato per la prestazione da record di un altro, appartenesse anche ad una nazione di cui ignoravo perfino l’esistenza. Ho protestato per le ingiustizie arbitrali verso un atleta, foss’anche un rappresentante delle isole Fiji, e sorriso per la botta di fortuna che regala una medaglia. Ho pianto d’emozione con chi ha vinto la medaglia della vita e di tristezza per chi ha perso quella della carriera. Insomma ho vissuto, respirato, assorbito una cascata di sentimenti e di emozioni che, probabilmente, mi resteranno dentro per tutta la vita. Ecco perché mi spiace così tanto che sia finita. Ora ho capito perché le aspettate con così tanta trepidazione. Questa Olimpiade mi mancherà davvero.

Via vado che alla fine a ripensarci ho anche bisogno di riposarmi tra i miei templi e le mie rocce, perché qui son stato bene ma da anziano quale sono un po’ di nostalgia della mia Grecia ce l’ho. Tra quattro anni non so se ci sarò, sto pensando al ritiro. Magari vi mando uno dei miei allievi, c’è un certo Aristotele che potrebbe fare al caso vostro. Intanto gli ho già comprato un paio di geta, quei buffi sandali di legno, rialzati, perché in Giappone non si va certo con una banale infradito da spiaggia.

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Viva le Olimpiadi! Viva lo sport!

Firmato Platone
(alias Nicola Ghio e Veronica Boggian, special guest Gabriele Mannella)
platone

 

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