Il fantastico cantiere in corso del geom. De Boer

Nella sua carriera di arcigno centrale difensivo Frank de Boer ne ha dovuti affrontare di avversari che facevano tremare le ginocchia, e quasi mai ne è uscito con le ossa rotte.

Sarà per questo che la sfida di riportare in alto l’Inter non lo spaventa, lui che è stato profeta in patria riportando il titolo nazionale sulla bacheca dell’Ajax, di cui era già una leggenda, dopo sette anni di attesa: pur con tutte le proporzioni fra la Serie A e l’Eredivisie, una sfida non facile, perché comunque i Lanceri ormai da una decina di anni sono una nobile decaduta nel calcio europeo.

Certo, De Boer non è riuscito a farli brillare in Champions League, ma con l’Inter l’ostacolo europeo al massimo si chiama Europa League, competizione che inizia ad avere il suo fascino e una certa difficoltà solo da febbraio in poi: per oliare i meccanismi, quindi, c’è tempo, visto che lui stesso ha dichiarato che vedremo i primi effetti della sua “cura” solo verso Natale, quando avrà avuto modo di conoscere meglio i giocatori, l’ambiente, il campionato italiano.

E se il fatto che alcuni degli ultimi acquisti – Joao Mario, Gabigol, Jovetic and Kondongbia- non sono stati potuti inserire nella lista Uefa per via dei paletti dell’FPF spaventa i tifosi nerazzurri che credono di non avere una squadra all’altezza per conquistare il prestigioso trofeo europeo, si potrebbe anche dire che non tutto il male vien per nuocere: questo turnover forzato potrebbe dare più spazio e fiducia a giocatori come Brozovic che sembravano rimasti solo per mancanza di offerte ritenute all’altezza e che invece potrebbero riscoprirsi pedine importanti. L’Europa League potrebbe comunque dare spazio a giocatori meno utilizzati nelle partite di campionato, dove la scena sarà maggiormente delle nuove stelle, limitando i mugugni nello spogliatoio e stimolando chiunque a dare il massimo facendosi trovare pronto all’evenienza.

L’esempio migliore di giocatore che sta ritrovando gli stimoli giusti è probabilmente Eder, che pare rigenerato dalla cura europeo e della Nazionale in genere: lo scorso anno l’italo-brasiliano faticava a mettere minuti nelle gambe con la casacca nerazzurra e ora sembra un titolare inamovibile, prezioso con il suo movimento a creare spazi e a far salire e liberare i compagni in zona d’attacco, nonché giocatore pericoloso.

Calcio d'agosto, ma un Inter così non si vedeva da tempo

Il risultato ottenuto contro il Palermo non deve ingannare i tifosi interisti, che non devono farsi frustare dal pareggio o dalla classifica: si è visto forse fin troppo per una squadra che si allena seriamente da sole tre settimane, con il tecnico olandese che ha avuto solo un’amichevole di cartello per provare schemi e meccanismi prima del via ufficiale alla stagione.

L’Inter contro i Rosanero ha dominato sia per gioco che per occasioni, subendo gol solo per una sciagurata deviazione di Santon su un tiro che probabilmente sarebbe finito a fondo campo senza troppi patemi: ventidue azioni pericolose create, diciotto tiri, di cui cinque nello specchio non sono numeri da squadra che non produce gioco e che non prova a vincere la partita.

Certo, si deve lavorare un po’ di più sulla mira e sulla cattiveria, sulla condizione fisica, si dovrà convincere Icardi a sfruttare meglio il suo immenso talento e fiuto del gol partecipando di più alla manovra, ma le basi sono quelle giuste, e sopratutto devono ancora essere inseriti in squadra tre dei migliori acquisti estivi: Ansaldi, al momento ai box per un piccolo infortunio, Joao Mario e Gabigol.

Gente che porterà più dinamismo, più creatività, più personalità.

E a proposito di ritardo di condizione, quello che ha deluso più di Mancini non è stato che abbia abbandonato la barca l’8 agosto, a due settimane dal via del campionato, ma che lo abbia fatto dopo due mesi di nulla, due mesi di allenamenti scialbi, di non collaborazione col club sul mercato per agire dove c’era veramente bisogno, due mesi in cui non ha programmato bene nemmeno il pre-campionato, lasciando i reduci dalle nazionali – e quindi alcuni fra i migliori in rosa- ad allenarsi in Italia facendo fare figuracce all’Inter in tournée.

Il tecnico jesino era probabilmente demotivato dal fatto che la nuova proprietà non volesse accettare tutte le sue -a volte folli- richieste sul mercato ma questo non può essere un alibi quando sei un professionista e guadagni anche 4 milioni di euro all’anno, e quando sei l’allenatore dell’Inter.

La nuova società gli aveva posto dei paletti ma gli aveva dato anche fiducia, forse con un po’ di pazienza in più Mancini avrebbe potuto avere una rosa comunque migliorata, perché sicuramente Joao Mario è meglio dell’attuale Yayà Tourè ( lasciato pure fuori da Guardiola in lista Champions, notizia fresca di giornata) e Gabigol è uno dei talenti più puri che il calcio brasiliano abbia prodotto negli ultimi anni: certo, a vedere Gabriel Jesus c’è da lustrarsi gli occhi, e si ha veramente l’impressione di essere davanti al nuovo crack del calcio mondiale, ma per poter fare concorrenza a club come il Manchester City- e di Premier League in genere -sul mercato è ancora presto, e comunque non è detto che l’Inter abbia preso il Gabriel più scarso, anzi: se sul ragazzo si erano fiondate anche Barcellona, Juventus, Chelsea e Manchester United vuol dire che proprio uno scarto del Santos non deve essere, e già tornare a battere la concorrenza di club del genere convincendo una giovane promessa con un grande progetto non è una cosa da sottovalutare.

Starà a De Boer, che all’Ajax ha fatto brillare un diamante grezzo come Luis Suarez e ha allevato altri talenti come Alderweireld, Daley Blind e Janssen far rendere al meglio i talenti dell’Inter, perché la rosa ormai è di primo livello e anche l’età media lo aiuta.

È vero che in si poteva fare di meglio per rinforzare la difesa, ma se Ranocchia ormai sembra non offrire più garanzie dopo l’incoraggiante inizio della sua carriera all’Inter- ormai lontano – c’è sicuramente un Medel pronto all’evenienza, visto che con il Cile ha vinto due Coppa America consecutive giocando proprio al centro della difesa e risultando uno dei giocatori determinanti di quella squadra: e se qualcuno pensa che la stazza del Pitbull non sia sufficiente, andatevi a vedere proprio quella del neo allenatore dell’Inter, uno dei migliori centrali della sua generazione: quando hai la “garra”, hai già fatto la metà del tuo lavoro sul campo di calcio.

E non dimentichiamoci di Andreolli, che sta per tornare da un brutto infortunio e potrebbe far comodo per far rifiatare i titolari, e dei giovani Yao e Miangue: quest’ultimo domenica ha fatto il suo debutto con l’Inter e a San Siro mostrando autorevolezza, personalità e gioco pulito, oltre a una discreta tecnica. Sia mai che possa essere un’arma in più a sorpresa.

De Boer è abituato a sviluppare talenti, così come è abituato a dover affrontare imprese ritenute quasi impossibili e a dover accontentare tifosi dai palati fini, perché non crediate che all’Amsterdam Arena siano meno esigenti che a San Siro: il suo all’Inter è un cantiere aperto, ma è un cantiere meraviglioso che potrebbe dar vita a un’opera mozzafiato.

1 Comment

  • Difficile prevedere che annata sarà. Tanti soldi spesi ma ancora almeno 3 equivoci tattici molto difficili da risolvere.

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