Milan: il mercatino delle pulci

Lapadula Milan

Ci sono mercati e mercati. A Madrid, ad esempio, esiste da sempre il “Mercado de El Rastro”, una tradizione che ogni domenica  si ripete nel quartiere storico della Latina, riempiendo le vie del “barrio” di un’accozzaglia di merci di ogni genere, tutte accumunate da qualità mediamente scarsa. E poi esiste, a poche centinaia di metri dal Rastro, il “Mercado de San Miguel”, uno spazio liberty ristrutturato pochi anni fa e subito divenuto meta imprescindibile di ogni visita madrilena, dove turisti curiosi e madrileni alla moda si ritrovano a pasteggiare a ostriche e champagne, “pulpo a la gallega”, “croquetas de bacalao” e “pinchos de Pata Negra”.

Ecco, se il mercato estivo della Juve richiama decisamente l’atmosfera allegra e godereccia del “Mercado de San Miguel”, quello del Milan ricorda molto di più le bancarelle impolverate e disordinate del Rastro, dove la prima regola aurea è quella di fare attenzione ai borseggiatori, prima ancora che a negoziare un buon affare.

Lapadula, Vangioni, Sosa, Pasalic, Gomez, Mati Fernandez. Forse non proprio la lista dei desideri che Montella aveva in mente. Pensando agli anni d’oro dei grandi colpi, fa quasi tenerezza ripercorrere le vicissitudini del mercato rossonero di questa estate in cui l’unico acquisto di rilievo è stato quello della società da parte di investitori cinesi ancora non ben identificati.

Quel che però lascia piuttosto esterrefatti, in un momento in cui le scarse risorse economiche sono una conseguenza comprensibile della situazione societaria, è l’incapacità della dirigenza rossonera di individuare soluzioni di mercato interessanti, seppure a basso costo. E’ vero, anche in passato ci sono stati affari al risparmio, poi rivelatisi grandi flop (pensiamo ai vari Reiziger, Kluivert, Bogarde). Ma è anche vero che sono serviti ben pochi soldi per realizzare alcune delle operazioni di mercato più azzeccate della storia. Un caso su tutti, Seedorf, arrivato dall’Inter in cambio di Coco.

Ciò che sembra venuta meno, quindi, non è solo la disponibilità economica, ma è soprattutto quell’abilità nell’individuare grandi talenti a prezzi accessibili che per anni è stata universalmente riconosciuta alla dirigenza rossonera (vedi i vari Shevchenko, Kaka, Thiago Silva). In questi ultimi mesi, più che un feroce giaguaro, Galliani è sembrato un gattino abbandonato, che si aggira disorientato alla ricerca di una nuova dimora. Il caso Mati Fernandez è emblematico: entrare a gamba tesa in una trattativa già praticamente conclusa e soffiare sul filo di lana il giocatore al Cagliari neopromosso, come se si trattasse di Van Basten e non, invece, di una riserva della Fiorentina, non è stata solo una caduta di stile. E’ sembrata, piuttosto, la mossa della disperazione (o della frustrazione) di chi, molto incerto sul suo futuro, ha provato a dare un segno di vita. Poi certo, ogni tanto anche tra la paccottiglia del Rastro di Madrid si riescono a scovare piccoli tesori e così, magari, Mati Fernandez farà una stagione straordinaria. In tal caso, fra dieci mesi saremo tutti pronti ad incensare il fiuto infallibile di Galliani, ma oggi probabilmente nessuno scommetterebbe sul centrocampista cileno come innesto chiave per far fare alla rosa del Milan il salto di qualità auspicato da Montella e dai tifosi.

Il principale problema del Milan era (e resta) trovare un’alternativa valida a Montolivo in mezzo al campo. In attacco le conferme di Niang e, soprattutto, di Bacca, rappresentano i migliori acquisti che il Milan potesse fare. L’innesto di Lapadula è una scommessa che potrebbe riservare sorprese positive. In difesa non ci sono fenomeni, ma giocatori di discreto potenziale su cui Montella può costruire bene. In questo senso, Gomez sembra ancora una pietra grezza che però, se ben lavorata, potrebbe brillare. Più indecifrabile la scelta di Vangioni, poco convincente nella prima uscita con il Milan in amichevole.

A centrocampo, invece, serve nuovo fosforo. Montolivo potrebbe ritrovare forti motivazioni nella filosofia di Montella improntata al bel gioco. Ma dopo le ultime stagioni passate tra sfortuna, qualche alto e molti bassi, i dubbi attorno al capitano rossonero sono tanti e se non riuscirà a tornare ad alti livelli, non sarà facile trovare alternative valide nell’attuale rosa rossonera. Sembra che Montella stia lavorando sul Principito Sosa, altro neoacquisto passato piuttosto in sordina. Anche questa una scommessa molto ambiziosa. Vedremo. In alternativa, si potrebbe pensare di abbassare nel ruolo di playmaker Bonaventura, sacrificandone però il dinamismo e la capacità di inserimento in avanti. Oppure, perché no, potrebbe essere interessante sperimentare il soldatino Honda, tutto disciplina, buona corsa e piedi di qualità. In ogni caso, trovare una soluzione nel cuore del centrocampo, che sia o meno Montolivo, è una delle sfide tattiche che Montella deve vincere se vuole ottenere buoni risultati. E se a gennaio non ci sarà stato un deciso cambio di marcia in quella zona del campo, allora sarà lì che i cinesi, prima di tutto, dovranno investire per riparare al modesto mercatino delle pulci di quest’estate.

2 Comments

  • A me sembra proprio che manchi un chiaro indirizzo tecnico, molti giocatori vengo presi solo per prendere qualcuno e non per un preciso progetto tecnico-tattico.
    Piuttosto che i 6 acquisti mediocri, era meglio un grande colpo e la valorizzazione dei Primavera esistenti.
    Se pensiamo che Lapadula è costato più di Immobile poi viene davvero da piangere

  • Concordo con Giorgio, anche perchè qualche giovane interessante effettivamente c’è. I 7,5 M euro per Sosa mi sembrano soldi spesi male.

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