A tutta B (prima parte): la vetta che non t’aspetti, la concretezza di Dionisi e le poche lettere che fanno la differenza

LA VETTA CHE NON T’ASPETTI – Il campionato di B ha insegnato che non bisogna mai tirare conclusioni affrettate sull’onda delle emozioni delle prime giornate. Il Livorno ne sa qualcosa. Allo stesso tempo, però, non si può rimanere indifferenti al delinearsi della classifica attuale. Un po’ per la sorpresa che genera e che scombussola tutte le gerarchie dipinte a tavolino nel corso dell’estate. Un po’ perché, anche qui, il Crotone dovrebbe insegnare qualcosa. Certo immaginarsi il Cittadella in vetta, a punteggio pieno, dopo 3 giornate, non era così facilmente preventivabile, già solo per il fatto che la squadra veneta pagava lo scotto di un ritorno in B dopo la stagione di Purgatorio e sembrava aver allestito una rosa per un campionato di tranquillità affidata ad un tecnico esordiente, seppur, come visto la scorsa settimana nell’articolo a lui dedicato, già abituato agli exploit. Ancor più difficile preventivare, probabilmente, il secondo posto solitario del Benevento, esordiente assoluta del campionato cadetto, che, per di più, agguanta tale posizione aggiudicandosi lo scontro diretto con una squadra che doveva essere, a detta degli esperti, la padrona di questo torneo, ovvero il Verona, che ora, invece, si trova immersa nel gruppone di 9 squadre a 4 punti. In realtà delle squadre che dovevano, ipoteticamente, occupare la prima fila al via di questo campionato, solo il Frosinone sta, più o meno, rispettando le consegne, attestandosi al 3° posto solitario, dopo la vittoria nel derby con il Latina che scaccia i fantasmi della sconfitta della scorsa settimana. Questo perché il Carpi esce con le ossa rotte dall’anticipo di Cesena e il Bari non va oltre il pareggio di Vicenza, regalando, tra l’altro, il primo punto in classifica ai biancorossi. Molto bene anche il Brescia dell’altro esordiente Brocchi, che viaggia al 4° posto solitario grazie al pareggio, in rimonta, con il Perugia, rovinando i sogni di prima vittoria alla squadra umbra, altra compagine attesa all’inizio di questo torneo. Proseguono, infine, a braccetto due delle protagoniste degli ultimi play off, dove si sono anche sfidate, lo Spezia e il Trapani, che inanellano il terzo pareggio in altrettante partite, confermando un inizio di torneo con il freno a mano tiratissimo.

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PER DIONISI POCHI FRONZOLI E TANTA CONCRETEZZA – Classifica marcatori ancora tutta da definire, ma che, comunque, comincia a dare già qualche indicazione. Soprattutto quella riguardo la grande regolarità, in questo inizio di torneo, del protagonista della vetrina della scorsa settimana, ovvero Litteri del Cittadella (foto di copertina), che svetta capocannoniere solitario, con 1 gol a partita, grazie al 4° dei 5 gol messi a segno dai veneti in quel di Vercelli. Dietro di lui, a 2 gol, la coppia della scorsa settimana, Caracciolo-Maniero, a secco in questa giornata, si vede affiancare fa ben 4 colleghi: Avenatti, che, su rigore, permette alla Ternana di pareggiare il vantaggio dello Spezia; i due goleador che decidono il risultato di Benevento-Verona, Falco, che apre le marcature, e il giovane Ciciretti, anche lui già protagonista di questa rubrica, che chiude i conti, e, infine, Dionisi, il protagonista della vetrina di questa settimana. Toccano a lui gli onori delle cronache per diversi motivi: innanzi tutto perché rappresenta il ritorno al gol di un bomber di razza, che ha conosciuto da pochissimo i palcoscenici della A, poi perché è stato l’unico autore di una doppietta non solo nel corso della terza giornata, ma di tutto il torneo fin qui e poi perché i suoi gol hanno contribuito alla vittoria della sua squadra, scacciando ogni vento di crisi dopo la sconfitta della scorsa settimana. Federico Dionisi è un attaccante classe ’87, nato a Rieti e cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Monterotondo, con cui esordisce in Serie D. Quindi lo acquista il Messina, che, nel 2004, lo porta in prima squadra in Serie A, dove, però, non trova mai spazio. Così nella stagione 05/06 torna in prestito al Monterotondo (33 presenze, 17 gol) e quella successiva la comincia nel Cisco Roma, in C2, dove, però, non esplode e non segna gol, per cui, a gennaio, passa, a titolo definitivo, al Celano, sempre in C2, dove resta per 2 stagioni e mezza, realizzando 29 gol in 78 presenze. Nel 2009 viene acquistato dal Livorno, che lo porta di nuovo in A, ma, anche stavolta, non è il momento giusto: appena 3 presenze e a gennaio va in prestito alla Salernitana, in B, dove chiude la stagione con 10 gol in 18 partite. Torna, quindi, a Livorno, con la squadra che, nel frattempo, è scesa in B e lì resta per le successive 3 stagioni complete nel campionato cadetto, segnando 35 gol e contribuendo, con 13, alla promozione della stagione 12/13. Ma la A, evidentemente, non è ancora alla sua portata, perché, a settembre della stagione successiva, dopo una sola partita, viene ceduto in prestito in Portogallo all’Ohlanense dove, con i suoi 8 gol, non riesce ad impedire la retrocessione. Nel 2014 torna in Italia, acquistato dal Frosinone di cui è stato uno degli assoluti protagonisti di queste ultime stagioni: nella 14/15, con 14 gol, ha contribuito alla storica promozione dei ciociari in Serie A e, nella successiva, ha finalmente trovato la sua dimensione in massima serie mettendo a segno 8 gol, che, però, non sono stati sufficienti alla salvezza. E’ rimasto con i gialloblu anche al ritorno in cadetteria ed ha subito dimostrato le sue doti di leader mettendo a segno due reti che hanno deciso il sentito derby col Latina: al 7′ del secondo tempo apre le marcature con un preciso destro angolato da fuori area che coglie impreparato Pinsoglio; 11′ dopo riceve un preciso pallone filtrante da Sammarco, entra in area defilato sulla sinistra e con un diagonale di esterno destro a scavalcare il portiere, insacca il momentaneo 2-0. La sua polemica esultanza in entrambe le reti ha avuto come obiettivo gli eccessivi discorsi che erano stati fatti dopo la sconfitta alla seconda giornata. Chiuso ogni discorso, il Frosinone ha dimostrato di esserci e di non aver perso il proprio ruolo di favorito e Dionisi ha confermato di esser pronto a caricarsi la squadra sulle spalle per portarla fuori dai momenti grigi. A differenza del Dio da cui prende il nome, pochi banchetti e tanta concretezza…

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TUTTO RACCHIUSO IN POCHE LETTERE – Hanno lo stesso nome. I cognomi, invece, cominciano per B e finiscono per CCHI. In mezzo poche lettere di differenza. Poche lettere per due carriere così diverse, eppure così uguali. Loro sono BroCCHI e BuCCHI, due giovanissimi allenatori che sabato si sono trovati di fronte. Quasi coetanei, classe ’76 Brocchi, un anno dopo Bucchi, figli di due grandi città, Milano il primo, Roma il secondo. Carriere quasi sovrapponibili, con l’esordio tra i professionisti, dopo la trafila nelle giovanili (Milan Brocchi, Sambenedettese Bucchi) nello stesso anno, il 1995 in prestito alla Pro sesto il milanese, nella prima squadra della Sambenedettese il romano. La fine, invece, è differita di poco, visto che Brocchi si ritira nel 2013 con la maglia della Lazio, mentre Bucchi lascia nel 2011, a Pescara. In mezzo, invece, due strade ben diverse, con il primo che vive una storia con pochissimi cambi di maglia, quasi tutta vissuta in A, dopo la stagione di B al Verona, e vestendo le divise quasi esclusivamente di grandi squadre, con Inter, Milan, Fiorentina e Lazio, mentre il secondo cambia tante maglie, con tante provinciali, tanta Serie B, sporadiche apparizioni in A e una sola maglia di un certo livello, quella del Napoli, che però veste quando i partenopei sono in B. Anche le carriere di allenatori cominciano quasi allo stesso tempo, perché Bucchi si ritira prima, ma resta fermo un po’ e comincia ad allenare solo nel 2012, mentre Brocchi inizia appena appese le scarpette al chiodo, nel 2013. Anche in questo caso diversa la dinamica, con Brocchi che parte dagli allievi del Milan, passa alla Primavera rossonera fino alla breve parentesi in prima squadra, in A, la scorsa stagione, mentre Bucchi fa solo una mezza stagione tra i giovani, a Pescara, perché a marzo 2013 è già catapultato alla guida della prima squadra, in A, al posto di Bergodi, poi solo esperienze in Lega Pro con Gubbio, Torres e Maceratese. Quindi, per entrambi questa stagione è quella d’esordio in Serie B (e per Brocchi assomiglia molto ad un esordio ufficiale essendo la prima in cui parte dal ritiro estivo), a Brescia, per la tranquillità, l’ex milanista, a Perugia, con qualche ambizione in più, quello che in Umbria c’è stato anche da giocatore. Sabato si incontravano per la prima volta da tecnici, con due classifiche diametralmente opposte, anche rispetto alle aspettative, con i bresciani nei piani alti della classifica e i perugini in basso, con un solo punto in 2 partite. Lo scontro tra due carriere così divergenti quanto convergenti, si è concluso con il più salomonico dei pareggi, con i biancorossi che si sono portati in vantaggio con Brighi ad un quarto d’ora dalla fine e le rondinelle che hanno pareggiato con Torregrossa in pieno recupero.

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