Dinamo Kiev – Napoli : il sole dell’est

La luce dell’est. Cosa c’è di più lontano dal Paese del Sole dalle terre orientali? In realtà, poco o nulla, perché non tutti sanno che la celeberrima “O Sole Mio” è strettamente legata al porto di Odessa. Secondo le cronache dell’epoca Di Capua, autore della musica, si trovava al seguito di un’orchestra nella città di mare ucraina e lì musicò le parole di Giovanni Capurro. Ora c’è chi dice l’abbia fatto ispirato dalla visione di un’alba sulla città e c’è chi dice, invece, che fu proprio la differenza con il panorama napoletano e il sentimento di “apocundria” scattato in quei momenti a portare al compimento leggendario, ma non sta noi dibbaterne qui, ed è meglio se lasciamo l’argomento agli esperti. Noi invece oggi parliamo di identità e di Est Europa perché il Napoli di Maurizio Sarri stasera gioca a Kiev contro la Dinamo.

Corsi e ricorsi storici, incroci e crocevia, l’Europa recente è cambiata di molto nel suo Est e così il Napoli Calcio si è affacciato diverse volte da quelle parte, dalla Germania dell’Est della Coppa Uefa vinta, alle terre di Pannonia, dalla terra dei Poloni, fino al tentativo di “ammuina” in Europa League contro la squadra del fiume Dnepr, per perdere una partita giocata conto un’intera nazione.

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Il Napoli di Maradona eliminò in Europa League la Lokomotive Lipsia, ma si arrese in Coppa dei Campioni contro lo Spartak Mosca. Finita l’era del Pibe de Oro l’Europa calcistica per i tifosi del Napoli divenne un’assenza costante, poi arrivò De Laurentiis e si scrissero altre pagine, con Cavani, Lavezzi e Hamsik, l’oro di Napoli che da trino è rimasto uno: Viva il capitano! uno scugnizzo nato in Slovacchia. Non a caso Marekiaro ha superato proprio Maradona per numero di reti in maglia azzurra, certo è un altro calcio, ma questo è il calcio del presente e ai nostri tifosi, sopratutto quelli più giovani, bisogna dare, c’è necessità assoluta di fornire un’altra epica. Devono poter sognare e ambire nel presente.

Anche il Napoli di De Laurentiis si è fermato in Ucraina. L’esercito di Franceschiello in Europa League, guidato da Benitez, con un Higuain in versione Masaniello, fu eliminato alle porte delle finale di Varsavia dal Dnipro. La gara di ritorno si giocò a Kiev, proprio nello stadio di stasera, per via del conflitto nel Donbass. Il governo ucraino, concorde con l’Uefa, spostò la partita e aprì le porte del suo stadio nazionale a 70000 persone per un match che loro non potevano perdere e infatti, non persero. Il giocattolo costruito da Rafa Benitez era invece rotto da tempo.

Arkadiusz Milik, attaccante polacco del Napoli
Arkadiusz Milik, attaccante polacco del Napoli

Quella di stasera è un’altra storia, è sì sempre il Napoli di De Laurentiis, ma stavolta c’è Maurizio Sarri, esordiente nella massima competizione continentale, in panchina e in campo, forse, troppa poca identità. Insigne chiamato all’esame di maturità ha stecca a Pescara e si è presenta come il mini clone di Messi, biondo ossigenato…Lorenzo, ne avevi davvero bisogno? Manolo Gabbiadini messo in naftalina lascia il posto al polacco Arkadiusz (Arcadiuccio facci un gol) Milik. Anche qui ci sarebbe da aprire un discorso a parte tra le relazioni Polonia- Napoli e Polonia- Ucraina, ma adesso pensiamo alla partita di stasera. Undici stranieri in campo, nemmeno un napoletano, per una squadra che dell’identità ha fatto il suo orgoglio. E ancora, basta con un Giorno all’Improvviso che non è nata al San Paolo, che è un caldo dei Righeira (di Torino!) e che è stata tradita da sappiamo tutti chi. Torniamo al nostro buon vecchio Soldato Nammurato che è nostra, che è la nostra identità, sperando di poter vedere l’alba ucraina di domani, ispirati e innamorati di Napoli come Di Capua, 118 anni fa.

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