Milan – A scuola di imprevedibilità

Qualche giorno fa anche a Milano è ricominciata la scuola. Ogni mattina è un via vai di ragazzini che, spesso accompagnati da genitori affannati dai ritmi incalzanti della città, si ammassino davanti agli istituti prima del suono della campanella. Basta uno sguardo veloce ai vari gruppetti per accorgersi che, saranno pure digital natives, ma le tipologie di studenti sono sempre le stesse, di generazione in generazione. C’è il gruppo dei bulletti, che già alle elementari si pavoneggiano con le compagne ostentando sicumera. C’è il gruppo degli scalmanati insolenti, che non stanno mai fermi e vivono di scherzi. Ci sono i nerd, un po’ geniali e un po’ solitari, che a volte affascinano e a volte irritano. E infine ci sono gli altri, ragazzi più o meno normali, ben educati e disciplinati, che completano il quadro. Un quadro che, grazie a questa sua eterogeneità, è sempre pieno di colori e, proprio per questo, tanto affascinante e divertente, di generazione in generazione. Immaginate che fastidio una scuola fatta solo di bulletti, quale caos in un istituto di sole pesti e che silenzio in una classe di soli nerd! Per non parlare della noia soporifera di una scuola di soli ragazzi disciplinati!

TANTA DISCIPLINA, POCO GENIO – Ecco, il Milan di oggi sembra proprio questo: una terza elementare di ragazzi educati e per bene. Nessun colpo di testa, ma neppure nessun colpo di genio. Tanta disciplina nel provare a seguire il maestro in cattedra, ma tanta noia prima di arrivare finalmente all’ora della campanella. Guardando i rossoneri nella partita di domenica scorsa con l’Udinese, l’impressione è stata proprio quella di un gruppo molto volenteroso nello svolgere con precisione il compitino studiato in settimana, ma totalmente privo di tutti gli altri colori del quadro. Nessun segno di carattere, di spirito di intraprendenza, di quel briciolo di sana follia che spinge oltre i propri limiti e, men che meno, nessun seme di genialità sparso sul campo. Ci può stare che in una squadra, per scelta o per necessità, manchi il genio, ma se quel che resta è solo la disciplina, il risultato non può che essere quello visto domenica a San Siro.

Domani sera i rossoneri torneranno in campo nell’anticipo con la Sampdoria e avranno subito l’occasione di rivitalizzare questa  tela scialba. Pare che Montella sia stato piuttosto duro in settimana, senza eccedere, ma comunque cercando di stuzzicare le corde dell’orgoglio dei suoi ragazzi. In effetti, come abbiamo già avuto modo di dire in altre occasioni, il compito  più improbo per il tecnico rossonero sembra quello di riaccendere il lume della motivazione, della fiducia e, non meno importante, di risvegliare nei suoi giocatori quel briciolo di intraprendenza e di irrazionalità che da sempre fanno la differenza nel calcio.

ENIGMA MONTOLIVO – Questo vale ancor più quando il tasso tecnico di base della squadra si conferma, di volta in volta, non eccelso. In tal senso, la gara con l’Udinese ha ribadito come il problema cruciale del Milan sia oggi a centrocampo: in assenza di Kucka e con Bonaventura avanzato sulla linea del tridente offensivo, sono venute completamente meno quelle accelerazioni verticali tanto fondamentali per creare cambio di ritmo in mezzo al campo. Poli è sempre un ottimo corridore e recuperatore di palloni, ma quando si tratta di impostare o di proporsi, tende a sparire. Sosa ha iniziato bene, ma la sua prestazione si è fermata sulla traversa colpita nel primo tempo e, complice una condizione ancora deficitaria, è andata progressivamente spegnendosi.

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 11: Riccardo Montolivo of AC Milan competes for the ball with Rodrigo Javier De Paul of Udinese Calcio during the Serie A match between AC Milan and Udinese Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on September 11, 2016 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

E poi c’è Montolivo. Spiace vedere il capitano del Milan, un giocatore della nazionale italiana, aggirarsi quasi impaurito e disorientato nel cuore del centrocampo. E’ bastato che Iachini gli mettesse alle calcagna il talentino De Paul, perchè Montolivo sparisse completamente dalla partita, quasi come se la marcatura dell’argentino giustificasse il suo estraniarsi dal gioco. Un giocatore con le sue qualità, dovrebbe reagire ad una marcatura andando a cercarsi la palla con autorevolezza, prendendosi la responsabilità di qualche rischio e cercando di essere più veloce di testa che di piedi. Un po’ come faceva un certo Andrea Pirlo, per intenderci. Probabilmente il capitano rossonero è ancora lontano dalla forma migliore e non c’è dubbio che meriti un po’ di pazienza. Anche perché in fase di copertura e di recupero palla resta uno dei più efficaci in Italia. Ma senza una fonte di luce in mezzo al campo, il gioco milanista difficilmente potrà trovare quella scintilla di vitalità che servirebbe per accendere il resto della squadra.

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NIANG AL RIENTRO – Domani con la Samp rientrerà Niang, forse l’unico, al momento,  in grado di portare un po’ di imprevedibilità negli schemi milanisti. Con i suoi movimenti, il francese crea scompiglio, fornendo soluzioni di passaggio ai centrocampisti, ma anche aprendo spazi per gli inserimenti. In generale, il suo dinamismo un po’ irrazionale potrebbe suonare la sveglia per i compagni e aiutare quindi la crescita complessiva della squadra. Un po’ come quando a scuola la peste della classe fa uno scherzo alla maestra e coinvolge anche i suoi compagni più disciplinati.  La maestra finge di arrabbiarsi, ma poi si guarda attorno, vede che tutti ridono, vede lo spirito di gruppo crescere e capisce che, anche grazie a quel mix di sfrontatezza e disciplina, i suoi ragazzi  potranno crescere e tirare fuori il proprio meglio.

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