NBA, al via i training camp. Focus sulla Central Division.

Ultim’ora per chi soffre di dipendenza patologica da palla a spicchi marchiata Spalding: NBA is back! Nel weekend sarà tempo di media day e training camp per le 30 protagoniste di una stagione che emette i primi vagiti non avendo ancora smaltito quella malinconica sindrome dell’abbandono causata dagli addi del Mamba e di Timmy Duncan. Per due bandiere ammainatesi dopo un glorioso ventennio, quella wine&gold griffata 23 è invece pronta a sventolare nelle grigie lande dell’Ohio, per la prima volta, da detentrice dello scettro. Tutti ad inseguire “la città che non vince(va) mai”, Cleveland. Chi detronizzerà il King? Da oggi proviamo a scoprirlo, iniziando ad analizzare la Central Division, quella dei campioni del mondo.

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“Cleveland, this is for you!” …e si riparte da qui, da quel pianto a dirotto del ragazzo di Akron dopo un incredibile rimonta da 1-3 sublimata dalla tripla del fido Kyrie Irving a 57″ dall’ultima sirena della stagione. Per la prima volta nella storia i Cavs difenderanno l’anello e, ad oggi, lo faranno con gli stessi eroi della Oracle Arena. Stessi o quasi perchè, oltre agli addii di Matt DellaVedova e Mozgov, istrione JR Smith dopo un estate a zonzo per l’Europa con famiglia batte cassa e da unrestricted free agent non si fa abbindolare dalla ‘timida’ proposta di rinnovo annuale a 6.4M e neanche le parole al miele via social di Lebron (triennale da 100M tondi per lui firmato a luglio) in occasione del suo compleanno hanno fatto breccia nel cuore dell’ex Knicks. La telenovela continua… intanto i Cavs si radunano al sole della California per un MiniCamp accogliendo il veterano Mike Dunleavy, tiratore scelto sugli scarichi, e ‘Birdman’ Chris Andersen pronto a dare supporto sotto i tabelloni a Tristan Thompson e Kevin Love. Si rivedrà anche quella vecchia volpe di Richard Jefferson, che dopo aver annunciato il ritiro dall’attività dopo il titolo si è convinto a prolungare la carriera con un biennale, pronto a dare il suo contributo d’esperienza dalla panchina. Rumors assordanti infine: Iman Shumpert ai Warriors e Andre Iguodala alla corte del Re? Fantabasket? Forse, ma dalle parti della Quicken Loans Arena ci sperano eccome…

STARTING5: Irving, Shumpert, James, Love, Thompson

 

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“Non ho mai dimenticato il posto da cui provengo e non vedo l’ora di tornare dove sono le mie radici”: parole e musica di Dwyane Tyrone Wade all’indomani della decisione di lasciare South Beach dopo 13 lunghi anni e 3 anelli conquistati per iniziare, a 34 anni suonati, la sua nuova vita nella Windy City. E così, dopo una stagione a dir poco fallimentare culminata col mancato accesso ai playoff, i Bulls di Fred Hoiberg e del criticatissimo GM Gar Forman riaccendono la sopita fiammella delle ambizioni affiancando all’uomo franchigia e neo olimpionico Jimmy Butler (“dopo le cessioni di Rose e Gasol questa è la squadra di Jimmy”-puntualizza ‘Flash’) il 12 volte All Star nativo di Robbins, Illinois e quel Rajon Rondo in cabina di regia che, dopo le annate magiche ai Celtics, si è un po perso fra Dallas e Sacramento ma in un team costruito per essere una contender ad est saprà rinverdire le sue spiccate doti di assist-man. Toccherà a Robin Lopez sostituire invece il buon Pau, volato agli ordini di Gregg Popovich, sotto le plance, coadiuvato dal solido Taj Gibson in ala forte e da un Nikola Mirotic pronto a dare una dimensione più perimetrale al pacchetto lunghi dei Tori. Il supporting cast (Canaan, Snell, Felicio e Bobby Portis) non è di primissimo livello, anche se ci si aspetta qualcosa dall’ex stella dei Michigan State Spartans, Denzel Valentine, tiratore micidiale scelto alla chiamata #14 al recente draft ma difensivamente ancora molto… tenero. Una sorta di anno zero per i caldissimi tifosi dello United Center, vogliosi di tornare ai fasti dei tempi che furono. 1996-1997-1998, gli anni di MJ, gli anni in cui il “Larry O’Brien Championship Trophy” era di casa. In ogni caso, l’obiettivo minimo della postseason quest’anno non dovrebbe sfuggire ai Bulls. Non dovesse succedere, dopo il colpo Wade dubitiamo che i furenti supporter orchestrati da Benny The Bull avranno il coraggio di intonare quel “Fire Gorman” udito più volte durante l’orribile annata appena conclusa.

STARTING5: RONDO, WADE, Butler, Gibson, R.LOPEZ

 

DEsvgkacksonTROIT PISTONS

Non saranno i tempi degli storici Bad Boys che nel 2004 portarono il titolo a Motown, ma ad Auburn Hills, sobborgo di Detroit dove vanno di scena i Pistons, son tornati a vedere del gran bel basket. Tutto grazie a Stan Van Gundy, artefice delle mirabolanti annate degli Orlando Magic di Dwight Howard versione ‘Superman’, capaci di arrivare alle Finals 2009 perse solo contro i Lakers. Filosofia di gioco ben precisa per SVG, basata su un totem d’area (Andre Drummond, fresco di estensione al massimo salariale per i prossimi 5 anni) e quattro tiratori in grado di aprire il campo. E se al tempo dei Magic erano Hedo Turkoglu e Rashard Lewis a impersonificare tale concetto, ora le armi in faretra si chiamano Tobias Harris e Marcus Morris, interscambiabili nei ruoli di 3 e 4 più l’esplosività delle due guardie, Kentavious Caldwell-Pope (in odore di estensione contrattuale) e Reggie Jackson, playmaker realizzatore (nato a Pordenone, il padre era un militare alla base americana di Aviano) pronto ad infiammare il Palace con le sue folate anche nella stagione in procinto d’iniziare. L’ottavo posto ad Est è valso l’accesso ai playoff dopo 7 lunghi anni di carestia, il cappotto subito al primo turno contro i futuri campioni di Cleveland non deve trarre in inganno, visto che ogni partita della serie è stata equilibrata e decisa al fotofinish. Se lo starting five è stato giustamente riconfermato, in estate si è deciso di intervenire corposamente sul mercato dei free agent per alzare il tasso qualitativo della panchina. Così, come backup di RJ ecco il furetto Ish Smith (triennale) separatosi dai Sixers oltre all’arrivo di un lungo che per lo stile del baffuto coach dalle parvenze tipicamene italo-americane è autentico grasso che cola, ovvero Jon Leuer (quadriennale) e la sua mano “educata”. Completano il reparto i 222cm del serbo Boban Marjanovic e il riconfermato semifinalista olimpico, l’australiano Aaron Baynes. Secondo anno da ‘pro’ e tanta voglia di stupire per Stanley Johnson, swingman che già alla stagione d’esordio ha mostrato buone movenze. Qualcuno parla di Detroit come una delle prime 4 forze ad Est. Pronostico forse troppo spinto, ma l’obiettivo è sicuramente far meglio dell’anno scorso.

ROSTER: Jackson, Caldwell-Pope, Morris ,Harris, Drummond

 

IND163ac928b99743038651bb143ac02546-kfoe-u170106331964lh-620x349gazzetta-web_articoloIANA PACERS

Nuovo coach (Nate McMillan), nuovo play (Jeff Teague), nuovo centro (Al Jefferson), stesso Paul George, fresco di medaglia d’oro a Rio. L’estate di Larry Bird è trascorsa così, riflettendo sulla prematura uscita dai playoff 2016 nell’amara gara7 di Toronto e su come poter rinforzare il roster di una franchigia solida e da tempo a livelli d’elite. Così, in attesa dell’esplosione definitiva di Myles Turner, la dirigenza ha sondato il mercato firmando con un trienalle da 30M “Big Al”, in uscita da Charlotte e al suo 13°capitolo NBA, affiancandogli un mancino prolifico come Taddheus Young a completamento di un pacchetto lunghi ampio e ben assortito (puntellato dalla conferma di un altro ex Sixers, Lavoy Allen). Silurato George Hill, andato a predicare basket fra i mormoni dello Utah, con un penetratore pungente come Jeff Teague è presumibile che McMillan adotterà un sistema di gioco sullo stile “run and gun”, ritmi sostenuti grazie ai quali autentici cecchini come lo scorer Monta Ellis e lo stesso PG potranno sgretolare le difese rivali, ambendo ad essere una reale contender dei regnanti Cavaliers. Second unit di tutto rispetto con Aaron Brooks a dare minuti preziosi di riposo a Teague, Rodney Stuckey desideroso di rivalsa dopo una stagione a dir poco in chiaroscuro e CJ Miles che, dall’arco, è tiratore mortifero. In conclusione, roster indiscutibilmente rinforzato rispetto agli anni di coach Frank Vogel e quindi non parrebbe fantascienza ipotizzare la Bankers Fieldhouse Arena come teatro di una finale di Eastern Conference.

ROSTER: TEAGUE, Ellis, George, YOUNG, JEFFERSON

 

77b3aa8922c9c242597c720822e3c7cdMILWAUKEE BUCKS

‘The Greek Freak’, Giannis Antetokounmpo, ha da poche ore firmato un quadriennale monstre di 100M complessivi con il team di coach Jason Kidd. Sarà lui a guidare il plotone dei giovani rampanti e talentuosi pronti a crescere lontano dai riflettori, nei meandri delle poco affascinanti foreste del Wisconsin, in un palazzo, il Bradley Center, da tempo messo sotto osservazione dall’Association per la sua vetustà. Il greco di origini nigeriane si appresta a vivere una stagione da giocatore “totale”, facendo fede alle dichiarazioni di Kidd che ha promesso di volerlo provare in tutti e cinque gli spot, anche da playmaker. Ruolo in cui la stagione passata i Bucks hanno avuto non poche grane, viste le difficoltà di crescita di lettura del gioco di MCW (Carter Williams), incertezze che il GM Hammond ha cercato di andare a sopperire firmando Matt Della Vedova, fresco di anello, e accontentando Kidd con l’arrivo del suo compagno di mille battaglie (storico anello coi Mavs di Nowitzki), ‘Jet’ Terry, che ha subito chiarito di non essere atterrato nella città dell’Harley Davidson e di Happy Days in qualità di mentore dei giovani, ma per ritagliarsi spazi importanti in rotazione. Ci si attende invece la solità continuità dal realizzatore Khris Middleton, mentre Jabari Parker, dopo il brutto infortunio di qualche mese fa è pronto a riprendere a pieno regime e a mostrare tutte la sua esplosività fisica. Nel pitturato, gerarchie non ancora ben definite. Milwaukee ha provato in tutti i modi a disfarsi del contrattone di Greg Monroe, fin qui vanamente, ha aggiunto nel roster il bombardiere bosniaco Mirza Teletovic ma ancora non è chiaro chi si potrà meritare i galloni di centro titolare. In questo senso la preseason potrà dare risposte importanti. In lizza i riconfermati John Henson e l’ex Duke Miles Plumlee. Playoff un miraggio? L’atletismo c’è, il talento pure, la spregiudicatezza anche. A shakerare il tutto ci penseranno le mani sapienti di “Mr.Triple Double”. Piccola nota a lato: nel roster avrebbe trovato spazio anche Oj Mayo, se solo non dovesse scontare una squalifica di due anni a causa di dipendenza da droghe pesanti…

ROSTER: CarterWilliams, Middleton, Antetokounmpo, Parker, Henson(Monroe?)

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