Napoli – Benfica 4-2: azzurri quasi perfetti, black out nel finale

NAPOLI – Spettacolo puro, il tiki taka all’italiana mostrato all’intera Europa e il Benfica non può far altro che arrendersi. Non illuda il risultato, questo Napoli ha dominato, nonostante il forfait di Albiol ad inizio gara, la difesa ha retto piuttosto bene e Sarri può godersi al meglio la sua prima vittoria in Champions al San Paolo.

CAPOLAVORO SARRIANO – Miglior debutto non l’avremmo immaginato noi, figuriamoci il mister. Capite? 4-0 alla prima in casa, calcio champagne per tre quarti della partita, batti il Benfica – mica una squadretta, eh – ed ecco che arrivano i tuoi tre punti, probabilmente, più belli della tua carriera. Ma voi ci credete? Probabilmente Sarri con la mente è ancora a studiare cosa non ha funzionato con il Genoa, ma il cuore dice Napoli e urla Champions. È, è stata e sarà per sempre la sua serata. I quattro goal sono frutto del suo gioco, visto e rivisto in Italia, finalmente apprezzato anche in Europa perché sì, quello contro la Dinamo era un Napoli impaurito, solo in una terra desolata, e perché ancora sì, stavolta i tifosi hanno fatto il loro ‘dovere’ amando e non contestando. In quei quattro goal ci sono anche loro.

FARE L’AMORE, NON LA CONTESTAZIONE – Ripartiamo da loro, poi un breve cenno lo faremo sull’inno. Straordinari come non mai, nel far passare quei primi venti minuti di paura, stando accanto alla squadra. E poi l’uomo della provvidenza, il goal che vorresti proprio da quel calciatore lì, il tuo capitano: ecco che arriva Marek Hamsik, riceve dal corner e spicca di testa, infilandola in rete. La partita sarà tutta in discesa dopo un quarto d’ora non proprio facile. Poi va in scena l’orchestra che metta in mostra la miglior opera azzurra: Mertens, Milik e poi ancora Mertens. Il Benfica esce con le ossa rotte da Fuorigrotta, ma attenzione: quei due goal riporteranno subito alla realtà gli undici di Sarri, che sarà arrabbiatissimo – dopo essersi “arrapato” per 75′ – per quelle disattenzioni difensive. Li farà notare ai suoi, perché in Champions non puoi permetterlo.

L’URLO DELLA CHAMPIONS – Due righe, un sol momento, bisogna dedicarlo al San Paolo intero, composto dai suoi tifosi – umorali sì, ma quando servono ci sono… – che non aspettavano di cantare altro quella musichetta. “The Chaaampions” sentito lì, in quel di Fuorigrotta, non vale nessun Camp Nou o Allianz Arena. Sì, avete sentito bene: qui non siam abituati a vivere i grandi palcoscenici ed allora fateci vivere almeno le piccole emozioni, anche cantare per soli tre secondi quella parolina ci ricorda che sì “quest’anno in Champions, ci siamo anche noi. Godiamocelo”.

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