A tutta B (prima parte): la corsa in testa, l’instancabile Nenè e l’Avellino più Verde

SI CORRE, SI CORRE – Testa della classifica ad altissima velocità, visto che là davanti non molla quasi nessuno e, anzi, quasi tutte accelerano pericolosamente. Lo fa il Cittadella, che archiviata la prima sconfitta stagionale, riparte da dove aveva lasciato, ovvero dalla vittoria, evenienza che si è già presentata in 6 delle 7 partite giocate fin qui dagli uomini di Venturato, stavolta ai danni di un Trapani irriconoscibile rispetto a quello che spadroneggiava nel finale della scorsa stagione, e che ora, invece, guarda tutti dal basso, nel gruppo delle squadre all’ultimo posto. Lo fa il Verona che a suon di marcature multiple (e di rigori…) non molla l’osso e segue i corregionali a 2 punti, rifilando, stavolta, 3 reti alla Ternana a domicilio. Lo fa il sempre sorprendente Benevento (e presto, probabilmente, abbandoneremo aggettivi iperbolici, quando sarà chiaro, definitivamente, che, come il Crotone lo scorso anno, i campani sono diventati una solida realtà), che batte in casa il Novara, un’altra delle squadre irriconoscibili di questo campionato e che ora latita nel suddetto gruppetto a 5 punti. Lo fa lo Spezia, che vince per la prima volta ad Ascoli e si accoda al treno, scavalcando il Pisa, che non va oltre il pareggio, in rimonta, in posticipo, contro un Carpi ridotto in 9 da due espulsioni. E lo fa anche l’Entella, che spazza il Vicenza in casa e conferma la propria zona play off. La partitissima tra Brescia e Bari, invece, si chiude con un pari e patta che decreta un rallentamento nella rincorsa alla zona alta per la squadra di Brocchi e rappresenta un brodino per Stellone dopo la batosta interna con Benevento, che ora come ora significa una posizione di metà classifica. E a proposito di brodini, bello caldo anche quello servito, domenica pomeriggio, a Cesena, nel match col Latina, agli uomini di Drago dal nerazzurro Rolando (foto di copertina), che, in pieno recupero, sfrutta una disattenzione difensiva ed è libero di insaccare il pareggio quando già i bianconeri assaporavano il ritorno alla vittoria. Giornata di risvegli, invece, per Avellino, che trova, finalmente, la prima vittoria stagionale, con un sofferto 3-2 ai danni della Pro Vercelli, abbandonando l’ultimo posto in classifica e stringendo qualche bullone alla panchina di Toscano, e per Perugia, che fa il colpaccio a Frosinone, inanellando la seconda vittoria consecutiva, con conseguente risalita degli umbri a zone più consone alle previsioni estive.

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NE’ VECCHIO NE’ STANCO, SEMPLICEMENTE NENE’ – Classifica marcatori che comincia a delinearsi, distendendosi un po’ di più dopo gli ampi raggruppamenti delle scorse settimane. Capocannoniere in solitario, ad esempio, ora c’è Pazzini, con 6 reti, grazie alla doppietta, seconda consecutiva, e ancora con 2 rigori, con cui ha realizzato i 2/3 dei gol rifilati dal Verona alla Ternana. Al secondo posto una coppia a 5 reti: Litteri, che torna al gol dopo 2 settimane di pausa, con la rete che chiude i conti del Cittadella a Trapani, e Caputo, che realizza il terzo dei 4 gol dell’Entella al Vicenza. Folto gruppo, invece, a 4 reti, dove Maniero, che è giunto alla terza giornata a bocca asciutta, e Morosini, che lascia il gol all’Airone Caracciolo, si vedono raggiungere da La Mantia che segna la seconda rete della Pro Vercelli ad Avellino e da Nenè, che realizza la doppietta con cui lo Spezia regola l’Ascoli a domicilio. E proprio all’esperto bomber brasiliano è dedicata la copertina di questa puntata. Anderson Miguel da Silva, conosciuto come Nenè, dal nomignolo che gli dava la nonna che aveva difficoltà a pronunciare il suo nome, nasce a Sorocaba, in Brasile, 28 luglio 1983. Dopo un’infanzia in cui deve alternare l’amore per lo sport al lavoro (controllore sugli autobus), Nenè può mettere in mostra il suo talento di bomber di razza, ambidestro e forte anche nel gioco aereo, a partire dai 18 anni nei campionati brasiliani, militando in diverse squadre (America-SP, Santa Cruz e Cruzeiro tra le altre), fino al 2008, quando viene acquistato dai portoghesi del Nacional di Madeira, con cui segna 20 gol laureandosi capocannoniere lusitano. Da lì, la stagione successiva lo preleva il Cagliari, che lo porta in Italia. A Cagliari resta fino al 2014, tra gol, tanti, 23, tra cui alcuni anche di un certo peso, come quelli alla Juve e al Napoli, che contribuiscono alla buone stagioni in massima serie dei sardi, e infortuni, che ne condizionano un po’ rendimento e carriera. Dopo 5 stagioni in rossoblù, a luglio 2014 passa al Verona, ma non lega molto con l’ambiente, fa tanta panchina, non segna, e a gennaio va già in prestito, allo Spezia. Qui diviene ben presto un beniamino dei tifosi, perché, nonostante non sia più un attaccante di primo pelo, si danna l’anima in campo, correndo e contribuendo alla manovra anche più di compagni più giovani di lui. Il suo contributo è fondamentale per tutta la fase offensiva, così che, a fine stagione, nonostante abbia segnato appena 4 gol, lo Spezia chiede, e ottiene, dal Verona il cartellino del giocatore. E l’acquisto si rivela azzeccato, perché è una stagione in cui l’apporto del bomber brasiliano diventa decisivo: nonostante tutti aspettino Calaiò o gli altri giovani bomber, il capocannoniere della squadra, contribuendo all’approdo in semifinale play off e alla semifinale di Coppa Italia sfiorata dopo aver battuto la Roma all’Olimpico negli Ottavi, diventa lui, con 11 gol, suo record di realizzazioni in Italia. Confermato a furor di popolo anche per questa stagione, Nenè sta ripagando la fiducia col solito lavoro, sia quello di chioccia per i tanti giovani che ci sono allo Spezia quest’anno, che dal punto di vista realizzativo, con già, appunto, 4 reti realizzate in 7 partite, di cui 2 domenica pomeriggio: al 20′ riceve palla dalla sinistra dal solito scatenato Piu, che arriva sul fondo e crossa e lui è pronto a deviare a centro area per l’1-0; al 39′ chiude i conti deviando, di destro, un altro cross al bacio confezionatogli da Mastinu dalla destra. A 33 anni suonati il brasiliano non ha nessuna voglia di fermarsi, per la gioia di Di Carlo e dei tifosi aquilotti.

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VERDE AVELLINO – Con un cognome così non poteva che trovare il suo ambiente ideale nella squadra verde per eccellenza del campionato cadetto, l’Avellino, appunto. Parliamo di Daniele Verde, giovanissimo attaccante degli irpini che sabato ha proseguito la linea -neanche a dirlo – verde del gol cadetto, mettendo a segno addirittura una doppietta, la seconda della sua carriera, contribuendo, tra l’altro alla prima vittoria della sua squadra in questo campionato. Daniele Verde nasce a Napoli il 20 luglio 1996 e comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, da terzino, in squadre della sua città, fino al 2010, quando, notato da Conti, viene ingaggiato dal settore giovanile della Roma, dove trova Montella come allenatore. E’ lui ad avere l’intuizione di trasformarlo in esterno d’attacco, ruolo nel quale approda anche alla prima squadra giallorossa nel 2014, mettendo insieme 7 presenze in massima serie. Quindi per Daniele, che nel frattempo è entrato nel giro delle Nazionali giovanili, cominciano i prestiti: all’inizio della scorsa stagione è a Frosinone, ancora in A, ma qui trova pochissimo spazio, appena 6 presenze, quindi a gennaio passa al Pescara in B, dove mette a referto 7 presenze, ma anche il primo gol da professionista in campionato, seguito, soprattutto, dalla doppietta nella semifinale di ritorno dei play off con il Novara, mettendo la sua firma sulla promozione in A degli abruzzesi. Dall’inizio di questa stagione è, ancora in prestito, all’Avellino, di cui diviene titolare quasi inamovibile e con la cui maglia sabato ha segnato una doppietta fondamentale: al 13′ riceve palla da Ardemagni, in area, dalla sinistra, salta il diretto avversario con una finta, defilandosi sulla destra, da dove scaglia il diagonale dell’1-0; al 43′, con i piemontesi che si sono portati sul pari, si prende la responsabilità di realizzare il rigore del nuovo vantaggio, reti che risulteranno decisive per una vittoria molto attesa dai tifosi irpini, che scaccia un po’ di fantasmi, rinsalda la panchina di Toscano e permette di lasciare l’ultimo posto. Da sabato l’Avellino è un po’ più Verde.

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