F1, cosa resta del Gran premio della Malesia?

SFORTUNA O COMPLOTTO?- la plateale rottura della sua PU nel gran premio della Malesia quando era tranquillamente in testa, ha fatto disperare Lewis Hamilton al punto da fargli gridare al complotto; “perché rompo sempre e solo io?”. E’ possibile che in Mercedes abbiano interesse a far vincere il mondiale a Rosberg, per una qualche forma di compensazione, dopo i due titoli vinti da Lewis? Oppure perché Nico è tedesco, e quindi completerebbe il trionfo della nazionale teutonica a 4 ruote? Complottismo e frustrazione, secondo noi. Sta di fatto che, quella che sembrava una giornata favorevole all’inglese, con Rosberg costretto nelle retrovie dall’incidente con Vettel, si è invece trasformata in una tappa forse decisiva nella corsa al titolo. Sembra proprio l’anno di Nico, che è stato fortunato non solo per la rottura del rivale, ma anche per non aver subito danni nelle due toccate con i ferraristi; la prima subita, da Vettel, che invece è stato costretto al ritiro, e la seconda causata, e sanzionata, su Raikkonen, anch’egli lievemente danneggiato. Ora la classifica vede Rosberg avanti di 23 punti, a 5 gare dalla fine; un vantaggio considerevole, anche perché Hamilton dovrà rischiare, spingere al massimo e rischiare altre rotture. Inutile rimarcare ancora una volta, dal punto di vista tecnico, la schiacciante superiorità delle frecce d’argento, imprendibili anche a Sepang sia in qualifica che nel passo gara, che hanno pagato la loro spasmodica ricerca della prestazione, a scapito dell’affidabilità, con la seconda non-vittoria (su 16 gare) della stagione.

FERRARI FRASTORNATA– i numeri sono impietosi; dopo 8 podi nelle prime 9 gare, nelle successive 7 solo una volta un pilota vestito di rosso ha partecipato alla festa con inni e champagne; a Monza, guarda caso pista essenzialmente da motore, cavalli e potenza pura. In tutti gli altri circuiti, dove servono anche trazione, efficienza aerodinamica e aderenza meccanica, la Red Bull è stata più veloce e ha scavalcato la Ferrari nel ruolo di seconda forza del campionato. A differenza che al Montmelò, dove non ottenne il successo per una brutta qualifica e per la natura della pista, in Malesia la Ferrari non avrebbe vinto in ogni caso, anche senza i problemi delle Mercedes; e la consapevolezza di questa inferiorità soprattutto telaistica nei confronti della scuderia austriaca crea le condizioni per manovre azzardate, come quella di Vettel alla partenza. Il tedesco, sempre più frustrato dall’effettiva e ormai conclamata impossibilità di vincere non solo il titolo, ma almeno qualche gara, prova a compensare guadagnando posizioni alla partenza, correndo ovviamente dei rischi. La Ferrari, pressata da Marchionne che voleva assolutamente il titolo quest’anno, e colmare in un solo inverno il netto divario con la Mercedes, si è buttata su un progetto estremo ricominciando ancora una volta daccapo, anziché tentare di aggiornare la vettura 2015 che pure aveva vinto 3 corse. Esempio concreto; la macchina della scorsa stagione, progettata da Franco Resta, presentava le sospensioni anteriori a puntone (le cosiddette “pull road”), con una bassa inclinazione rispetto al suolo, mentre James Allison, autore del progetto 2016, ha invece voluto passare a quelle a tirante (“push road”), con una angolazione più acuta, idea poi rivelatasi fallimentare. Ora, dopo la partenza di Allison, e considerando le nuove gomme della prossima stagione, più larghe delle attuali, si vocifera di un ritorno alle sospensioni pull road. Se si deve rincorrere si finisce con l’andare per tentativi… Una vettura nata male è più difficile da sviluppare, e infatti la Ferrari, nel corso della stagione, ha migliorato solo la componente motoristica, mentre il telaio, pur con varie modifiche sulle componenti aerodinamiche (alcune sono state portate anche in Malesia), non si differenzia molto da quello che debuttò in Australia, se non altro in termini di prestazioni. Non appena la Renault ha aggiornato la PU fornita alla Red Bull, la superiorità telaistica sulla Ferrari è venuta inesorabilmente fuori, e mentre gli avversari progredivano, la Ferrari stava sostanzialmente ferma, che di fatto significa involuzione. Ci sono ancora 5 gare, prima di chiudere questa disgraziata stagione (nemmeno la fortuna, bisogna dire, ha aiutato il Cavallino), e cercare di renderla meno amara; ma francamente non capiamo dove eventualmente, salvo sconvolgimenti (a questo punto non basta che abbiano problemi solo le Mercedes, ma anche le Red Bull), potrebbe capitare. Nessuna delle piste ancora da affrontare hanno le caratteristiche di Monza, o del Canada, dove contano solo potenza e velocità di punta; servono eventi particolari, tipo safety-car o pioggia, diversamente, è meglio pensare al 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *