Inter, Icardi e Curva Nord: hanno perso tutti

Hanno perso tutti: l’Inter, la Curva Nord, De Boer, la società e Icardi, che probabilmente perderà anche la fascia da capitano. Gioisce solo il Cagliari, che approfitta della giornata ai limiti del grottesco fra le mura di San Siro e porta a casa tre punti quasi insperati alla vigilia.

Quanto successo oggi dimostra che c’è ancora tanto da lavorare in casa nerazzurra, ovunque: in campo perché la squadra ha delle pause e dei cali di concentrazione preoccupanti, ma sopratutto fuori, dove regna il caos totale.

Ma andiamo per ordine e non aggiungiamo altro caos: Icardi pubblica qualche giorno fa un ‘autobiografia – e ci sarebbe anche da capire che senso abbia pubblicare un’autobiografia a 23 anni quando nel mondo del calcio non sei ancora praticamente nessuno, ma su questo per ora soprassediamo e continuiamo – nessuno in società ha premura di controllare cosa ci fosse scritto nel libro prima ancora che fosse pubblicato: mancanza di attenzione imbarazzante e fiducia a Mauro fin troppo esagerata, specie perché il ragazzo è piuttosto giovane e spesso ha dimostrato di essere ingenuo ma anche un po’ esibizionista a livello comunicativo.

L’argentino commette il grave errore di tirare fuori uno spiacevole episodio, ormai morto e sepolto, che lo aveva coinvolto con alcuni individui della Curva Nord a Reggio Emilia, dopo una brutta sconfitta col Sassuolo, un paio di anni fa: c’era proprio bisogno di farlo? Cosa ancora meno intelligente, Icardi strumentalizza un po’ l’episodio a suo favore, riportando anche frasi alquanto spiacevoli dove invocava l’aiuto dei malviventi argentini per fare fuori – nel vero senso della parola- certi soggetti, dette in un momento di nervosismo a qualche dirigente. Sicuramente una persona più assennata avrebbe capito che non era il caso di tirare fuori certe cose, ormai andate nell’oblio, a distanza di due anni, mettendosi poi contro dei soggetti che non hanno mai brillato per buon senso e pacatezza: sappiamo bene che le curve sono l’anima del tifo nei nostri stadi ma che spesso sono comandate da soggetti poco raccomandabili, e le conseguenze quindi si potevano anche facilmente prevedere.

Il durissimo comunicato della Curva Nord Milano di ieri sera sul proprio sito ufficiale non faceva presagire nulla di buono: netta presa di posizione contro Icardi, disconosciuto anche come capitano. C’è da dire che il bomber argentino non ha mai dato l’impressione di avere atteggiamenti consoni a un vero capitano, di non aver compreso a pieno cosa significhi essere capitano dell’Inter – e il teatrino messo su con la complicità della moglie/agente la scorsa estate era stata l’ennesima prova – ma quello che è successo oggi rasenta il grottesco, per non dire il vergognoso e lo squallido, e pare non sia finita qui.

È inammissibile e inqualificabile che una parte della tifoseria, in questo caso una parte della Curva Nord, tifi contro la propria squadra e il proprio capitano durante una partita, qualsiasi essa sia, generando un clima ostile e surreale, con il resto dello stadio inviperito nei loro confronti che provava a mettere a tacere la contestazione: l’Inter di per sè è una squadra instabile, non lo scopriamo oggi, e ha bisogno di grande compattezza e unità per poter raggiungere sia grandi risultati che per vincere normali partite come oggi, perché trovare stabilità ed equilibrio in una polveriera simile è un’impresa titanica, da sempre. Una contestazione meschina e fuoriluogo, quanto e più delle parole poco sagge di Icardi, e sicuramente non una dimostrazione di attaccamento alla squadra e alla maglia, come si millantava nel comunicato di ieri sera. Presa di posizione poi continuata fuori dal campo, con striscioni minacciosi appesi sotto casa del giocatore argentino: un’esagerazione becera e arrogante, di cui si poteva fare benissimo a meno.

Sappiamo quanto i Nerazzurri amino complicarsi la vita, e contro il Cagliari si è visto un film visto altre decine di volte, specie negli anni scorsi: dominio territoriale, occasioni poche e mal sfruttate, squadra punita al primo tiro in porta avversario, perdita della bussola, panico, sconfitta, umiliazione.

In una situazione del genere la squadra andava sostenuta, in toto, e la curva ha contribuito alla sconfitta oggi, ma tutto ciò non deve essere una giustificazione per nessuno: le persone con gli attributi in certe occasioni reagiscono e non si lasciano sopraffare dagli eventi, nè si nascondono sotto di essi per trovare un alibi: l’Inter odierna al 90% avrebbe perso anche senza la contestazione, comunque vergognosa, e continuare a non assumersi responsabilità farebbe solo male a questa squadra che ha il dovere di sbloccarsi e fare il definitivo salto di qualità dopo cinque anni di nulla e figure imbarazzanti come quella contro il Cagliari, e dopo anche gli investimenti e i proclami della nuova proprietà, che in questo progetto crede tanto.

È normale che con una rivoluzione societaria come quella che ha vissuto l’Inter negli ultimi tre anni ci sia ancora più instabilità e che ci voglia un po’ di tempo a fare quadrare il cerchio, ma i tifosi nerazzurri nonché il prestigio e il blasone del club meritano di meglio: è stato confermato da tutte le recenti statistiche che il popolo interista è fra i più fedeli in Italia, nessuna squadra in Serie A richiama tanti tifosi allo stadio nonostante anni bui e figuracce certe volte indegne, e sarebbe anche l’ora che tutta questa fede e passione venisse un po’ ripagata con prestazioni che onorino la maglia che certi signori strapagati indossano.

Ma i giocatori non sono i soli che devono sfoderare gli artigli e giustificare i loro mega ingaggi: anche Frank de Boer deve far capire bene di che pasta è fatto, non si può passare da prestazioni sensazionali contro la Juve a figuracce simili con Hapoel, Sparta Praga, Cagliari e in parte Bologna e Palermo.

Probabilmente la panchina dell’Inter è la più difficile di Italia: nella San Siro nerazzurra si sono sempre imposti i grandi condottieri, oltre che grandi allenatori, e la storia è lì a dimostrarlo. Helenio Herrera, Bersellini, Trapattoni, Mourinho: le Inter migliori e che i tifosi ricordano con più piacere sono arrivate con loro, tiranni- quasi- prima che allenatori, gente che si faceva scivolare tutto addosso, che faceva terra bruciata intorno, che non guardava in faccia a nessuno e che usava il carisma e la grande personalità per coinvolgere i tifosi e chiunque ruotasse intorno al loro ambiente portandoli dalla propria parte e da quella della squadra, per creare una coesione che rendeva impermeabili da qualsiasi sciagura o critica. L’olandese deve capire che il lavoro che si deve fare all’Inter in primis è questo, soprattutto ora che la società è ancora in fase di assestamento e in certi ambiti ancora assente, poi si potrà provvedere al bel gioco e ad altre cose che al momento al cospetto di certe sconfitte appaiono frivolezze.

Giovedì contro il Southampton sarà già un dentro o fuori: in caso di altra sconfitta o pareggio sarà quasi certamente addio all’Europa League, un obiettivo non primario ma che ora deve diventarlo, anche perché visto l’andamento in campionato sarà difficile lottare per il terzo posto, quindi tentare un accesso in Champions League da vincitori della seconda competizione europea non è un’ipotesi così sconsiderata, in più l’Inter deve rifarsi un nome e un’immagine fuori dai confini, oltre che risalire un po’ il ranking, per questo non è mai una trovata geniale buttare certe partite e competizioni, per quanto possano sembrare a volte degli impegni spossanti.

De Boer ha ammesso che questo è il periodo più difficile della sua esperienza all’Inter: ora la società dovrà aiutarlo a uscirne fuori, sia consigliandolo sul come affrontare certe situazioni in Italia, sia aiutandolo nella gestione del gruppo, che fino a oggi è stato guidato da un ragazzo bravo ma forse troppo immaturo ed egocentrico per una responsabilità simile. Siamo solo a metà ottobre ma il tempo sembra già essersi ristretto: i passi falsi sono stati già troppi, così come gli isterismi e le manie di protagonismo. Ora è solo è il tempo di unirsi e tornare squadra, perché anche gli alibi sono finiti, e l’Inter per tornare l’INTER ha bisogno non solo di grandi giocatori, ma anche di uomini valorosi.

2 Comments

  • Disamina perfetta, l’Inter deve tornare a essere un’entità compatta.
    Senza unità d’intenti, lo sappiamo bene, nessuno in Italia ci renderà facile la vita.

  • Amen.
    Tra l’altro il senso di cercare a tutti i costi l’Europa per poi farci ridere la stagione successiva sarebbe da geni del male. Di solito cose del genere le fanno le provinciali….

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