F1, dietro alle Mercedes, polemiche, penalità e dispetti

LUMICINO– Le speranze di Lewis Hamilton di rimettere in discussione il titolo, dopo il Gran premio del Messico, si riducono ulteriormente; il campione uscente ha si rosicchiato altri 7 punti a Rosberg, ma il tedesco ne conserva ancora 19, e a due gare dalla fine gli basteranno un secondo e un terzo posto per laurearsi campione, anche se l’inglese dovesse sempre vincere.  Cosa forse più importante, è l’atteggiamento di Nico, che già da qualche corsa si limita ad amministrare il vantaggio, senza mai tentare di infastidire Hamilton per i singoli successi, per non correre rischi di incidenti e per preservare la meccanica della sua Mercedes. Ormai le speranze di Lewis sono riposte solo in un problema di affidabilità del rivale, visto che nessun avversario sembra in grado di impensierire seriamente le frecce d’argento e quindi di togliere punti al rivale. Tutto può ancora succedere, ovviamente, compresa la variabile meteo che, specie ad Interlagos, è nient’affatto trascurabile, ma Hamilton sa che la rincorsa al titolo non dipende ormai solo da lui, e che più che partire sempre in pole e vincere non può fare. Anche qui, come ad Austin, la superiorità delle Mercedes non è sembrata cosi schiacciante come nel resto della stagione, ma ciò quasi certamente dipende dall’atteggiamento dei piloti;  constatato che Rosberg non intende contendergli seriamente le vittorie, Hamilton a sua volta non spreme dalla sua vettura l’intero potenziale; inutile rischiare quando da dietro nessuno si avvicina.

POLEMICA– una corsa molto tattica e sostanzialmente noiosa si è ravvivata nel finale, con Sebastian Vettel all’inseguimento di Verstappen per la terza posizione, e a sua volta insidiato da Ricciardo con gomme più morbide. Con un magnifico primo stint di gara con gomma soft, durato ben 31 giri, il quattro volte iridato si è ritrovato nel finale con gomme medie più fresche del pilota olandese, ed era in grado di attaccarlo. Verstappen, arrivato lungo nella prima curva e costretto a tagliare la chicane, non ha poi restituito la posizione a Vettel nonostante il chiaro ordine in tal senso ricevuto per radio dalla Red Bull (che ha poi negato tale circostanza), facilitando cosi il rientro di Ricciardo alle spalle del tedesco. Al penultimo giri l’italo-australiano ha tentato un sorpasso all’interno, e Sebastian in staccata si è spostato verso l’interno, con una manovra che dalla scorsa gara di Austin è considerata illegale. Cosi a Vettel è stato prima consegnato il terzo posto con la penalizzazione di Verstappen di 5 secondi, e poi tolto per la penalizzazione di 10 secondi per la manovra su Ricciardo. Dal punto di vista strettamente regolamentare la decisione della direzione gara può essere considerata ineccepibile, visto che le due scorrettezze sono state entrambe sanzionate. Ma è evidente che se Verstappen avesse lasciato passare Vettel, questi non si sarebbe trovato nella condizione di lottare con Ricciardo, mancando solo due giri al termine; non si capisce poi perché, 5 secondi a Verstappen e 10 a Vettel (anche se ai fini dell’ordine di arrivo non cambiava nulla), per manovre si diverse ma con conseguenze uguali; infine, diverse voci dal paddock, ovviamente non dimostrabili, sostengono che la penalizzazione di Sebastian, notificata oltre due ore dopo la fine della gara, sia stata una ritorsione per le offese via radio del tedesco al direttore di corsa Charlie Whiting, constatato che Verstappen non lo lasciava passare. E’ un peccato per la Ferrari, che su una pista con poca esigenza di aerodinamica, in gara aveva lo stesso passo delle Red Bull e a tratti della Mercedes, ma che si era giocata buona parte delle proprie chances di podio in qualifica, non riuscendo a far lavorare bene le gomme morbide nella Q3, e ritrovandosi in griglia addirittura dietro la Force India di Hulkenberg. Inoltre, se Vettel ha fatto una grande gara facendo una sola sosta e lottando, quantomeno, per il podio fino all’ultima curva, non cosi si può dire per Raikkonen, che evidentemente per errori di settaggio è stato costretto ad effettuare due soste per un degrado anomalo delle gomme medie nel secondo stint, e anche a rimontare le stesse medie nel secondo pit-stop, non avendo più gomme soft (a differenza, per esempio di Ricciardo) per non averle risparmiate nei due giorni di prove. Sta di fatto che, a due gare dal termine, il terzo posto nel mondiale piloti è aritmeticamente di Ricciardo, e i ferraristi devono anche difendersi da Verstappen (che, ricordiamo, ha corso le prime 4 gare con la Toro Rosso) che li insidia ormai da molto vicino, 10 punti dal tedesco e solo uno dal finnico, e anche il secondo posto nel mondiale costruttori, a lungo considerato l’obbiettivo minimo della stagione, dista ben 62 punti. Restano solo due gare per ottenere almeno un podio (quel podio, poi svanito, per cui Vettel e Arrivabene a fine gara festeggiavano come se avessero vinto il mondiale), che nelle ultime 10 gare è arrivato solo una volta, con Sebastian a Monza.

LA CORSA DEGLI ALTRI– in una pista essenzialmente da motore, con altissime velocità di punta ma anche tante curve lente che esaltano trazione ed accelerazione, le posizioni di rincalzo non potevano che andare a macchine motorizzate Mercedes; globalmente la Force India è sembrata più competitiva della Williams, e Hulkenberg ha agevolmente chiuso al settimo posto dopo avere a lungo conteso il sesto a Raikkonen, ma nel gioco dei pit stop l’idolo di casa Perez si è ritrovato dietro Massa e Bottas, che per la loro velocità di punta (record assoluto del finlandese con oltre 372 kmh) non gli hanno consentito di superarli e di ottenere l’ottavo. Passo indietro della Mc Laren Honda, con Button e Alonso entrambi fuori dei punti e doppiati, mentre si è rivista a discreti livelli la Sauber, con Ericsson ai margini della zona punti (il team italo-svizzero quest’anno non ha ancora conquistati, con gravi conseguenze in prospettiva per l’assegnazione dei proventi). Indietro, come previsto su una pista da motore, le Toro Rosso e le Renault, con le gialle francesi da tempo proiettate sul 2017, mentre in caduta libera sembrano le Haas, che hanno preceduto al traguardo solo la Manor di Ocon (Wehrlein si era ritirato al primo giro per incidente).

MERCATO PILOTI– in conclusione, vale le pena di fare il punto sulla composizione delle squadre nella prossima stagione. I tre top team hanno già da tempo confermato i loro piloti, cosi come è ufficiale che alla Mc Laren, accanto a Fernando Alonso,  il 23enne belga Vandoorne sostituirà Jenson Button, che lascerà la F1, cosi come Felipe Massa; non si sa ancora chi lo sostituirà alla Williams, che non è neppure sicura di confermare Bottas, richiesto, pare, dalla Renault, pilota però in orbita Mercedes e che quindi difficilmente approderà in una scuderia concorrente. Per la Williams si fa il nome del giovanissimo canadese (18 anni appena compiuti) Lance Stroll, già terzo pilota della scuderia anglo-tedesca e proveniente dalla Driver school academy della Ferrari. Per il resto, poche certezze; una di queste è il passaggio di Hulkenberg alla Renault, non si sa però al posto di chi, visto che la scuderia francese potrebbe non confermare sia Palmer che Magnussen; si parla anche dell’attuale pilota Manor Ocon, mentre il suo compagno di squadra Wehrlein potrebbe rimpiazzare Hulkenberg alla Force India, al fianco del confermato Perez. Alla Haas  rimarrà quasi certamente Grosjean, mentre non pare cosi solida la posizione di Gutierrez, che è insidiato da Leclerc. Infine, incertezza assoluta su Sauber e Manor, team non certo molto allettanti, anche se la scuderia italo-elvetica potrebbe contare su importanti investimenti dalla nuova proprietà. La speranza è di ritrovare, dopo 6 anni, un pilota italiano in F1 (l’ultimo è stato Jarno Trulli con la Lotus nel 2011); potrebbe essere il 23enne pugliese Antonio Giovinazzi, attualmente leader del campionato GP2.

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