A tutta B (seconda parte): la favola ivoriana, il ritorno alle origini, l’aquila sbeccata e B ready per la 13^

LA FAVOLA IVORIANA – Il gol è stata sicuramente una delle caratteristiche fondamentali della recente giornata del campionato cadetto. Abbiamo celebrato il miglior realizzatore di giornata e il giovane autore della prima doppietta della sua carriera. Pare giusto però celebrare un altro goleador dell’ultimo turno, che è la giusta crasi fra le due suddette categorie, avendo segnato probabilmente il gol più bello della giornata, ma essendo, allo stesso tempo, giovanissimo. Si tratta di Kouame del Cittadella, autore del gol del raddoppio veneto, che si rivelerà fondamentale quando, sul finire dell’incontro, Corvia accorcerà le distanze. Cristian Michael Kouame è una punta centrale, nata il 6 dicembre 1997 ad Abidjan, in Costa D’Avorio, dove comincia a muovere i primi passi nel calcio giocando per strada con gli amici, senza avere una vera a propria squadra. Veloce e tecnico, non passa inosservato agli occhi degli osservatori del calcio, in particolare degli emissari del Prato, che lo consigliano al Presidente Toccafondi che, dopo averlo fatto allenare in squadre locali, da l’ok per l’ingaggio. La giovanissima età, però, – al tempo Kouame era 15enne – impedisce di poterlo tesserare subito da parte del Prato, così comincia nelle Sestese, in Eccellenza toscana. Quindi, una volta ingaggiato ufficialmente dalla compagine toscana, va un anno in prestito alla Primavera del Sassuolo e, lo scorso, dopo l’inizio stagione in Lega Pro con il Prato, va 6 mesi a quella dell’Inter, dove realizza due gol al Torneo di Viareggio e uno nella fase finale del Campionato. Questo serve a ben impressionare il Cittadella che ne chiede il prestito ad inizio di questa stagione. Per lui 6 presenze finora e sabato il primo, importantissimo e bellissimo gol: alla mezz’ora della ripresa, con la sua squadra in vantaggio di un gol, appena fuori dall’area, dimostra personalità provando una botta al volo di destro dopo due rimbalzi del pallone, scoccando un tiro teso e imparabile che si insacca per il parziale 2-0, che poi, come detto, si rivelerà fondamentale per portare a casa, nuovamente, i 3 punti dopo le ultime uscite poco fruttuose. Così la favola del ragazzino cresciuto sulla strada e proiettato nel grande calcio, che vive lontano dalla sua terra e aiuta la sua famiglia a distanza, che sogna di diventare come Drogba ma intanto vuol far volare il Cittadella, si arricchisce di un nuovo splendido capitolo.

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RITORNO ALLE ORIGINI – Partita dalle forti emozioni, sabato, quella di Rino Gattuso che faceva ritorno, per la prima volta da allenatore avversario, nello stadio della Salernitana, squadra a cui l’ex centrocampista di Milan e Nazionale è molto legato. La squadra granata, infatti, rappresenta la prima compagine italiana dopo il ritorno dall’esperienza a Glasgow e, soprattutto, il trampolino di lancio per quella che ne segnerà la carriera, ovvero quella in maglia rossonera. E’ il 98/99. Gattuso, come detto, ritorna dall’esperienza ideale per quella grinta e intensità agonistica che ne accompagneranno tutta la carriera e già comincia a mostrare le caratteristiche che ne faranno un prospetto ambito, destinato a grandi traguardi. La prima a capire queste cose è proprio la Salernitana che spende come mai fino ad allora per averlo. La squadra campana è neopromossa in A, seconda esperienza della sua storia, e ci tiene a ben figurare. Affidata alle mani di Delio Rossi, la rosa non è affatto da buttare, comprendendo, oltre a Gattuso, appunto, i fratelli Tedesco e Vannucchi a centrocampo, Di Vaio, Di Michele e Federico Giampaolo in attacco, a cui si aggiunge, nel reparto arretrato, Fresi nel mercato invernale, in prestito dall’Inter. Capitano quel Breda che attualmente è avversario di Gattuso sulla panchina del lanciatissimo Entella. La stagione non comincia nel modo sperato e già a gennaio il Presidente vorrebbe esonerare Rossi, ma la rivolta dei tifosi lo fa desistere, ma a marzo, comunque, l’esonero diventa effettivo ed al suo posto arriva Oddo. La stagione procede tra alti e bassi, con i picchi rappresentati dalla vittorie su Lazio (1-0, ma i biancocelesti si vendicheranno con un 6-1 all’Olimpico), Roma (2-1), Samp (2-0), Inter (2-0) e Juventus (1-0), che, però, non serviranno alla squadra granata a salvarsi, visto che a fine stagione arriverà la retrocessione per un solo punto. Gattuso in quella squadra spicca, divenendo un idolo dei tifosi e spiegando le ali per quella che sarà una carriera eccellente, tra i numerosi trofei in maglia rossonera e la conquista del Mondiale con la Nazionale. E questo affetto non è scemato con il tempo, come dimostrato dalle numerose manifestazioni prima e dopo l’incontro tributate a lui dal pubblico dell’Arechi, che non hanno potuto che far piacere anche ad una roccia come il buon Rino.

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Un giovanissimo Gattuso in maglia granata contro uno dei suoi futuri compagni in maglia rossonera, Rui Costa

UN’AQUILA SBECCATA – La fortuna non sta girando sempre per il meglio per la squadra aquilotta, oltre ad un rapporto conflittuale con la classe arbitrale che ormai si protrae da diverse stagioni, con la società e i tifosi che non si sentono tutelati e vedono troppo spesso decisioni a sfavore, talvolta clamorose, basti pensare al rigore negato nella semifinale play off col Trapani della scorsa stagione. Ridurre, però, i destini dello Spezia solo a questo sarebbe un grosso errore. Certo la classifica non è deficitaria, visto che, finora, ha sempre gravitato nella lotta per i posti play off e la difesa continua ad essere la migliore della B, con appena 7 reti subite, 2 in meno della capolista Verona. Ma la sensazione di “vorrei ma non posso” resta sempre molto alta, lo Spezia continua a fallire le partite che potrebbero rappresentare la svolta della stagione e, senza dubbio, una delle cause principali va cercata nel reparto offensivo. Basta il dato relativo al fatto che, con 10 gol segnati, l’attacco aquilotto è il peggiore delle prime 10 squadre della classifica, tutte quelle in lotta per i play off, a fronte di 27, ad esempio, segnate dagli scaligeri, miglior attacco, o dei 21 segnati dalla corregionale Entella. E’ evidente agli occhi di tutti la grande difficoltà realizzativa degli aquilotti, che, finora hanno vinto 4 partite di cui 2 con 1 solo gol di scarto (un 1-0 e un 2-1) e le altre non segnando, comunque, mai più di 2 gol (due 2-0) e anche nei 5 pareggi messi a referto, non ha mai segnato più di un gol. Il problema, però, si sta facendo pesante ogni giornata che passa, soprattutto se questa sterilità condiziona in modo determinante i risultati finali: con il Carpi i liguri avrebbero potuto segnare 3 gol in un primo tempo dominato sotto ogni punto di vista, e, invece, alla fine hanno perso 1-0 per il gol subito ad inizio secondo e non più rimontato; ad Avellino non hanno saputo approfittare di una squadra con gravi problemi di morale e di formazione, perdendo per 1-0; col Cittadella hanno fatto una fatica enorme a rimontare lo svantaggio e, nonostante ne abbiano avuto l’occasione (e il merito) grazie ad un Migliore in stato di grazia, non sono andati oltre il pareggio; a Benevento avrebbero potuto chiudere il primo tempo in vantaggio senza rubare nulla, visto anche il palo di Baez, e invece hanno perso per il gol subito nel finale. Tutto nasce, senza dubbio, dal grande equivoco estivo, o meglio, dal gran “Pasticcio Iemmello”: gli aquilotti avevano in casa un bomber di prim’ordine, gran cannoniere in Lega Pro nel Foggia nelle ultime stagioni, segnalato dalla critica come il possibile nuovo La Padula. Con un solo piccolo problema: la chiara e smaccata indolenza del ragazzo a rimanere in maglia bianca, fin dall’inizio del ritiro estivo. Anche piuttosto inspiegabile a ben vedere, vista la vetrina che poteva rappresentare giocare in attacco di una squadra destinata a lottare per la Serie A. Ma tant’è: atteggiamento poco professionale del giovane, assoluta impreparazione della società aquilotta che, dopo il tira e molla di tutta l’estate in cui la partenza è negata a più riprese, all’ultimo giorno di mercato lascia andare il giocatore in direzione Sassuolo. Così Iemmello va a far panchina in Serie A, con poche presenze, rendimento scadente, a parte il gol che qualche settimana fa è servito alla vittoria sul Crotone, ed esclusione dalla lista Europa League. Lo Spezia resta senza un terminale offensivo valido, perché, nel frattempo, nonostante l’ovvietà del finale, non ha preso contromisure adatte, a parte ingaggiare Granoche, che, seppur bomber di razza, comincia a sentire il peso degli anni, sommato a gravi ritardi di preparazione che non ne permettono un uso costante e prolungato. Là davanti, così, l’attacco aquilotto vede Nenè, uno che goleador da doppia cifra non lo è mai stato, che fa un gran lavoro per gli altri, ma non può essere considerato la prima punta fissa e pura da ultimo tocco, Piccolo, infortunato da diverse giornate, Piu, ottimo prospetto, ma con maggiormente le caratteristiche della seconda punta o del trequartista, Baez, fantasista ancora da educare tatticamente, Okereke, motorino inesauribile, ma che non sa ancora coniugare la velocità con la disciplina tattica e deve ancora capire come convogliare le sue innegabili qualità al servizio della squadra, Mastinu, al momento solo un rincalzo, Cisotti, che non ha ancora visto il campo per un infortunio grave e, appunto Granoche. Come evidente, in quest’elenco manca uno stoccatore finale, uno alla Pazzini, alla Caputo, alla Litteri, solo per far qualche nome di chi viaggia là davanti (e non può non risultate smaccatamente evidente che i primi tre della classifica marcatori sono i rispettivi bomber delle prime tre squadre della classifica). Una pecca enorme che rischia di costare un’altra stagione e che dovrà essere corretta, assolutamente, a gennaio, quando, però, il campionato sarà già avanzato e il parco giocatori da cui scegliere non sarà più così ampio.

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L’unico gol in maglia bianca di Iemmello, in Coppa Italia contro il Modena

B READY, PER ESSERE PRONTI ALLA 13^ GIORNATA – Tredicesimo turno che torna, più o meno, al consueto format, quello più classico, dopo le variazioni legate alle tre giornate ravvicinate: un anticipo al venerdì alle 20.30, 8 partite il sabato alle 15, un posticipo la domenica alle 15 (invece che alle 17.30) e un posticipo il lunedì alle 20.30. Bello e impegnativo il match che attende la capolista Verona, sabato pomeriggio, al Picco di La Spezia, contro una squadra aquilotta con il dente avvelenato dopo gli ultimi eventi, con la voglia di ripartire dopo la sconfitta, così da ritornare a pieno rango dentro la zona play off, ma con l’handicap, da sommare a quanto detto nel paragrafo precedente, dato dall’assenza di Nenè, squalificato per 3 giornate. La risposta delle inseguitrici arriva nello stesso pomeriggio e vede impegnate le due squadre una sul proprio campo e una in trasferta: il Cittadella attende al Tombolato, per il secondo appuntamento casalingo consecutivo, la Salernitana, con lo scopo di dare continuità alla ritrovata vittoria; l’Entella, per proseguire l’ottimo periodo di forma che la sta caratterizzando, va ad Ascoli sul campo di una squadra di ottimo umore dopo la vittoria di Carpi. Gli emiliani provano a riprendersi dalla suddetta sconfitta nella trasferta di Vercelli, contro un’altra delusa di giornata, mentre, sempre per quello che riguarda l’alta classifica, ma con un altro umore dopo l’ultima giornata, il Perugia va a Pisa, mentre il Frosinone, nel posticipo di domenica, va a far visita ad un Avelino alla ricerca di punti per risollevarsi dopo il passo falso di lunedì. Si comincia venerdì con un bel match tra deluse dell’ultimo turno, il Brescia, che deve ritrovarsi dopo la batosta di Chiavari, e il Cesena, che riparte da Camplone, sperando in una sferzata che riporti punti importanti. Diametralmente opposto sia come posizionamento che come umore delle squadre, il posticipo del lunedì, tra la Ternana, che ha festeggiato al meglio la riconferma di Carbone, e il Benevento, reduce dalla vittoria sullo Spezia. Scontro diretto salvezza, sabato pomeriggio, al Provinciale, tra il Trapani e il Vicenza, due squadre reduci da un turno di sconfitte, e separate da un solo punto in classifica. Trasferte, infine, per due delle squadre più soddisfatte dall’ultimo turno: il Bari di uno Stellone che salva la panchina, va a Latina; la Spal, che ha travolto l’Avellino, va a far visita ad un Novara deluso dal finale della rocambolesca partita di Terni.

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