Punto Bologna; c’è da preoccuparsi?

NUMERI- partiamo da quelli, sempre esplicativi nella loro crudezza; il Bologna, dopo 12 giornate, ha un punto in più dell’anno scorso, nella medesima posizione di classifica, la sedicesima. Non vince da 7 partite, durante le quali ha segnato solo 4 reti. La differenza, in positivo, è che la terzultima, l’anno scorso a un punto, ora è lontana 6 lunghezze. E di sicuro non bastano gli infortuni a spiegare questo deludente rendimento, specie fuori casa dove i rossoblu hanno raccolto solo 3 punti. Si poteva far di più? Che prospettive ci sono per il prosieguo?

INFORTUNI- sono un oggettivo handicap di questa squadra, ma è un fatto che almeno 3 elementi (Destro, Maietta e Rizzo) non riescono da anni a disputare una stagione intera, e non ci si può quindi attaccare alla sola sfortuna. E’ vero invece che l’infortunio di Verdi, finora il miglior giocatore del Bologna, è una grossa tegola in un reparto che già ha dovuto a lungo rinunciare a Destro. Ma gli infortuni capitano a tutti, e bisogna conviverci; sulla carta, almeno numericamente, la rosa sembrava adeguata, ma la qualità dei sostituti non è apparsa all’altezza. In difesa, Oikonomou, da uomo mercato della scorsa stagione, è finito ultimo nelle rotazioni, dietro persino ad Helander; il migliore dei terzini, Krafth, ha anch’egli avuto vari problemi fisici, mentre Masina, sul quale società e tifosi riponevano grandi aspettative, ha finora deluso. Se a questo aggiungiamo i gravi errori commessi da capitan Gastaldello, due volte espulso con conseguenti 3 giornate di squalifica, diventa facile spiegare perché la difesa, nonostante Da Costa abbia egregiamente rimpiazzato Mirante, non sia apparsa solida come si sperava.

GIOCO- la squadra non si esprime male, fa un buon possesso palla e un discreto palleggio ma, al netto degli errori difensivi, appare poco cinica in zona gol, e questo in parte si spiega con la cronica assenza dell’unico centravanti di ruolo. Il ceco Krejci, dopo un buon inizio, si è un po’ perso per strada, Sadiq è appena rientrato anche lui da un infortunio, e Floccari (si sapeva) non è un bomber. A centrocampo l’unico punto fermo è Dzemaili, uomo di sostanza ed esperienza, affiancato da Taider e Nagy; anche qui però, i rincalzi non sembrano all’altezza,  al di là di scelte discutibili di Donadoni, come quella, nelle rotazioni, di rinunciare completamente a Donsah, anche lui peraltro reduce da problemi fisici, e di insistere invece su Pulgar, che  finora non ha certo fornito prestazioni esaltanti. La sostanza, al di là degli indisponibili, è che il rendimento medio dei singoli è inferiore alle attese. Ma c’è anche un altro problema, forse più importante, e cioè la scarsa cattiveria agonistica. La squadra sembra molle, aggredisce poco, e se non capitalizza il vantaggio (è già successo ben 4 volte), ciò è dovuto non solo e non tanto a manchevolezze tecniche, ma soprattutto a cali di concentrazione.

PROSPETTIVE- senza voler suscitare allarmi ingiustificati, una cosa va detta; mentre l’anno scorso era chiaro che l’obbiettivo ultimo, e unico, era la salvezza, quest’anno il mantenimento della categoria viene dato un po’ per scontato, anche per l’oggettiva debolezza di almeno due delle neopromosse. Ebbene, per evitare di ritrovarsi impantanato in una brutta situazione, il Bologna deve far punti nelle prossime 5 giornate, dopo la sosta; i rossoblu affronteranno, nell’ordine, Palermo e la lanciatissima Atalanta in casa, Udinese fuori, Empoli in casa e Pescara fuori, prima del match casalingo con il Milan che chiuderà il 2016. Sulla carta sono tutte partite alla portata dei ragazzi di Donadoni, sperando anche di recuperare qualche pedina, e bisogna obbligatoriamente far punti. Poi ci sarà la finestra di mercato invernale, e siamo sicuri che la società non si tirerà indietro se servisse qualche intervento, senza dimenticare che a gennaio ci sarà la coppa d’Africa, e il Bologna potrebbe perdere per un mese diversi elementi (Mbaye, Donsah e Taider per citarne alcuni). Cosa più importante, serve un cambio di atteggiamento; la sconfitta con la Roma, prevista e prevedibile, ha mostrato però una squadra rassegnata e deconcentrata, e Donadoni deve trasmettere un altro spirito ai giocatori, se si vuole un vero cambio di passo.

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