A tutta B (prima parte): il crollo della scala, i risvegli di Cesena e il bomber poco Fedele alla causa

E ALFIN LA SCALA CROLLO’ – E’ risaputo che nello sport squadre imbattibili, salvo rare eccezioni, non ne esistono. Men che meno nel campionato cadetto che, da sempre, è il campionato delle sorprese e delle incertezze, in particolare in questi ultimi anni. Che il Verona non fosse imbattibile si sapeva già, visto che una sconfitta nel corso delle prime 13 giornate era già stata rimediata. Ma quello che è accaduto domenica è andato oltre la semplice partita persa, perché, per un turno, gli scaligeri si sono trovati dall’altra parte della barricata, sono stati vittime di quello che, solitamente, infliggono ai propri avversari: sconfitte e un buon numero di gol in saccoccia, per la precisione 4, numero che spesso hanno rifilato ai malcapitati avversari, non ultimo lo Spezia giusto una settimana fa. Quel che lascia sorpresi è, poi, che tutto ciò è accaduto nel corso di un turno casalingo e ad opera di una squadra non di alta classifica, ma, anzi, di quel Novara che era una di quelle squadre fin qui poco convincenti e discontinue che rappresentavano le delusioni di questo torneo. Lo stesso Boscaglia era stato più volte sulla graticola e veniva dato tra i papabili per il prossimo esonero. E, invece, il riscatto è arrivato su tutta la linea da parte di tutti e la corsa forsennata della capolista ha subito il più brusco e inaspettato degli stop. Unici ad approfittarne quelli del Frosinone, che travolgendo l’Ascoli al Matusa balzano al secondo posto solitario a sole 3 lunghezze dai veneti. Toppa, invece, il Cittadella che perde la possibilità di portarsi a due lunghezze e, dopo tanto tempo, perde anche il secondo posto, scivolando in zona play off, uscendo sconfitta dallo scontro diretto con un Benevento, che con la vittoria interna vola sempre più in alto ed ora vede la zona promozione diretta a 3 soli punti. Lo segue la Spal, che si aggiudica un intenso anticipo con il Brescia in cui è costretta a rincorrere per due volte, fino a ribaltarlo nel finale di partita. Chi. invece, resta un po’ al palo è l’Entella, che non va oltre lo 0-0 casalingo con la Pro Vercelli  e si ferma a 23, così che, pur con una partita in meno, non vede più a portata il secondo posto. E stesso accade al Perugia, che riceve al Curi l’ultima in classifica, il Trapani del perugino doc Cosmi, ma ne subisce il moto d’orgoglio, vedendosi recuperato nel giro di 2′ il vantaggio acquisito sul finale di partita. Brodino anche per il Bari, cui l’esordio di Colantuono non porta più che un pareggio con uno Spezia al quale la difficoltà realizzativa si sta cronicizzando a tal punto che ora deve aspettare che i gol se li segnino gli avversari. Tre vittorie importanti in chiave salvezza: la Salernitana chiude la rimonta perfetta, ribaltando il parziale 0-2 interno ed andando a vincere per 4-2 contro una Ternana che resta penultima e subisce la contestazione dei tifosi (con un Carbone che non si tira indietro e va a parlare con chi ha affrontato la trasferta); il Latina sbanca Vicenza, rispedendo i veneti in piena zona retrocessione e balzando avanti a pari punti con i granata campani; il Cesena percepisce, finalmente, l’effetto Camplone e, all’ora di pranzo, fa un boccone del malcapitato Pisa, tornando alla vittoria che permette di risalire la china e tornare a vedere la luce. Infine pari amaro anche tra Carpi e Avellino, con gli emiliani che restano all’ottavo posto e non sfruttano il turno casalingo per approfittare dei passi falsi di chi precede, mentre gli irpini fanno solo un passetto avanti e restano in zona play out.

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I RISVEGLI DI CESENA – Quasi del tutto immutate le prime posizioni della classifica cannonieri. Il capocannoniere Pazzini, infatti, inanella la quarta giornata consecutiva senza segnare e resta fermo a 11, ma meglio non va ai diretti inseguitori, tutti a secco, come le proprie squadre, con Caputo fermo a 9 e Litteri a 8. Così il primo movimento a cui si assiste è quello di Ciofani (foto di copertina), che segna il gol del momentaneo 2-0, suo quinto nelle ultime 5 partite, salendo a quota 7 e lasciando i compagni di viaggio dell’ultima giornata, Avenatti e Di Carmine, fermi a 6. La vetrina della settimana, però, è giusto dedicarla ad un attaccante, un bomber di razza, che si è sbloccato, segnando i suoi primi gol stagionali, che, nell’occasione, sono risultati di un’importanza enorme, rappresentando non solo un risveglio personale, ma anche quello della sua squadra, tornata alla vittoria. Parliamo di Rodríguez del Cesena. Alejandro Rodríguez de Miguel è un attaccante spagnolo nato a Terrassa, nella provincia di Barcellona, il 30 luglio 1991 e cresciuto calcisticamente nel settore giovanile dell’Espanyol. Attaccante forte fisicamente con un ottimo gioco aereo, utile non solo in fase realizzativa, ma anche come sponda per i compagni, viene notato dagli emissari del Cesena, che lo portano in Italia per la Primavera bianconera nel 2010/11, stagione in cui fa anche il suo esordio in massima Serie. La stagione successiva va in prestito in Lega Pro, al Pavia, dove chiude la stagione con 3 gol in 18 partite. Quindi fa il suo ritorno in Romagna per fermarsi. Rodríguez è un attaccante atipico, non un bomber da doppia cifra, ma un giocatore che fa valere il suo peso in attacco, in termini di fisicità e di sostegno della fase offensiva, preparando, spesso il campo per i compagni. Ecco perché alla prima stagione dopo il ritorno in bianconero, in B, segna 4 gol in 11 partite e la seconda, quella della promozione, in cui scende in campo con maggior costanza (22 presenze) contribuisce con soli 8 gol. Nel campionato di A ne mette a segno 5, ma comincia anche a venir impegnato più di una volta a partita in corso, subentrando per spostare il peso dell’attacco. La scorsa stagione è andato in prestito alla Samp, ma ha trovato uno scarsissimo utilizzo, mettendo insieme appena 6 presenze, così all’inizio di questa è tornato in bianconero per dare il suo apporto in B. Campionato piuttosto grigio finora per lui, come quello di tutta la sua squadra, con un utilizzo non sempre costante (7 presenze fino a domenica). Poi nella partita all’ora di pranzo contro il Pisa l’exploit importantissimo che ha regalato i 3 punti alla sua squadra e la prima vittoria al nuovo allenatore, in un momento delicatissimo della stagione, permettendo ai romagnoli di abbandonare il penultimo posto e fare un salto in avanti: al riceve palla filtrante da Dalmonte al centro dell’area e con un preciso piatto destro di prima insacca il vantaggio; al parte in azione personale dalla fascia sinistra, entra dal lato lungo dell’area avversaria e insacca con un preciso diagonale a girare di destro sul palo più lontano per il definitivo 2-0.

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FEDELE ALLA CAUSA SBAGLIATA – Domenica sera ha risolto i problemi realizzativi dello Spezia con un bel gol, in un momento delicato, quando la squadra era in svantaggio di una rete, attaccava costantemente costringendo l’avversario nella propria metà campo, ma non riusciva a trovare la finalizzazione vincente, come ormai da problema cronico stagionale. Parliamo di Matteo Fedele, che ha solo un problema: non è un tesserato dello Spezia, ma della squadra avversaria, il Bari. Difensore svizzero classe ’92, nato a Losanna e cresciuto calcisticamente nella nazione d’oltralpe, tra le giovanili di Losanna e Sion, con una parentesi in quelle della squadra francese del Lilla, fa il suo esordio tra i professionisti nel 2012, con la maglia del Sion, che indossa fino al marzo 2015, quando va in prestito per 6 mesi al Grasshoppers. Nella stagione 2015/16 passa in prestito con diritto di riscatto al Carpi, che lo porta in Italia per il suo campionato d’esordio in massima serie, ma ha grande sfortuna perché, dopo appena 8 partite giocate, si rompe il crociato e finisce la stagione. A fine campionato gli emiliani lo riscattano e lo mandano in prestito al Bari, dove torna in campo dopo l’infortunio alla seconda giornata. Utilizzato col contagocce da Stellone, quella di domenica sera, da titolare, la prima di Colantuono, era la sua quinta presenza stagionale. Pessimo cartellino di presentazione al nuovo allenatore visto che all’82’, quando, come detto, la sua squadra è in vantaggio per 1-0 e gli attacchi aquilotti si mostrano insistenti, ma tremendamente sterili, ci pensa lui a risolvere le cose, facendosi trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato per fare il movimento ancor più sbagliato: su un pericoloso cross rasoterra dopo una sgroppata sulla fascia dello Spezia, che attraversa tutta l’area cogliendo in controtempo attaccanti aquilotti e difensori baresi, mentre la palla sta per defilarsi sulla fascia opposta, quando il telecronista è già a decantare l’ennesima occasione buttata dai bianconeri e i giocatori sono pronti a riorganizzarsi per la ripartenza, dall’altro lato dell’area spunta lui che, senza le pressione di alcun avversario, da solo, col pallone che può essere controllato o anche solo lasciato sfilare verso il laterale opposto, si ritrova a fare un movimento del tutto scomposto che lo induce a spostare in avanti la gamba destra, quasi legnosamente, proprio nel momento in cui il pallone transita davanti ai suoi piedi, così da fargli scagliare un tiro potente e preciso, che avrebbe fatto invidia a qualsiasi bomber, dal basso verso l’alto per insaccarsi al sette di un incredulo Micai per l’1-1 che poi sarà il risultato finale. Detto dello sfortunato incidente, resta, invece, poco comprensibile la sua sostituzione al 90′, così da farlo uscire del campo tra l’umiliazione di una salva di fischi, destino che, comunque, poi, attenderà tutta la squadra al fischio finale per l’ennesima grossa occasione buttata al vento.

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