Russia 2018, Sudamerica: le sorprese non finiscono mai, tra le certezza verdeoro e la contestazione in biancoceleste

Girone sudamericano per i Mondiali di Calcio, dove le sorprese non finiscono mai, le squadre date per spacciate ritornano in grande forma dal purgatorio e le certezze a volte svaniscono nel nulla.

CLASSIFICA CHE DICE TANTO E POCO – Ci rimane una classifica se non altro pittoresca come al solito: qualche mese fa soffriva la nazionale brasiliana, in grande crisi di gioco, provando giocatori mediocri pescati nel campionato locale, sperando di navigare verso il ripescaggio concesso al quinto posto finale. Oggi, dopo la cura di Tite, con tanti giovani usciti dalla squadra olimpionica e qualche vecchio innesto, la squadra verdeoro guarda tutti dall’alto con 27 punti, ormai si può dire con le valigie pronte per Mosca.

SUPERCLASICO VERDEORO E L’ECLISSI DI MESSI – Il confronto Messi – Neymar di settimana scorsa ha lasciato una nazionale argentina totalmente allo sbando, senza alcuna certezza in difesa e con molti problemi a centrocampo. Messi, spento anzi meglio totalmente eclissato da un sempre più maturo Neymar, non tanto brillante quanto efficace ad organizzare un attacco semplice e pieno di opzioni che avrebbe potuto infilare cinque o più goal agli “eterni secondi”, come vengono ormai chiamati in patria gli argentini. Stampa durissima con Messi e compagni, addirittura qualcuno viene accusato di non essere all’altezza della maglia biancoceleste.

TRE PUNTI NON BASTANO PER SMENTIRE LA CRITICA ARGENTINA, COLOMBIA IN DIFFICOLTA’ –
Non basta la passeggiata tre a zero su una spenta Colombia, in grave difficolta, senza gioco e molto nervosa (basti pensare a un sempre tranquillo James Rodríguez che rischia l’espulsione per discutere con l’arbitro). Pekerman sbaglia di nuovo formazione. Dopo aver pareggiato 0-0 in casa col Cile, ci si aspettava molto di più da parte della squadra che poteva contare di nuovo con Cuadrado (assente col Cile) e Falcao Garcia (ritorno in nazionale dopo 2 anni di infortuni) Con solo un punto in queste due partite, Colombia rimane al sesto posto e vede allontanarsi parecchio dai posti utili per Russia. Nelle prossime due si aspetta la Bolivia nel inferno di Barranquilla (mai sotto i 35 gradi all’ombra, 95% di umidita) e poi visita al fortino nell’altura di Quito, dove l’Ecuador continua a macinare punti senza guardare in faccia nessuno.
All’Atahualpa, casa della nazionale tricolore del centro del mondo, ha vinto solo il rigenerato Brasile. Se a questo si sommano importanti punti in trasferta come la vittoria a Buenos Aires, si capisce il senso del terzo posto a quota 20 punti, ricalcando l’andazzo delle ultime due qualificazioni ai mondiali dove l’Ecuador ha sempre dato enormi problemi a squadre molto più titolate e talentuose.
Al secondo posto invece troviamo il solito Uruguay, a quota 23 punti ma con un piede ormai. Squadra sempre fedele al suo stile di gioco, difesa solida, generazione di gioco con pochi tocchi di palla e tanta velocità e caparbietà davanti. Ricetta che da anni da buoni risultati, con interpreti come Cavani e Suarez poi tutto diventa più agevole.

CILE, TRE PUNTI D’UFFICIO – Al quarto posto si ritrova la nazionale cilena, fresca vincitrice di due Coppe America di fila (entrambe battendo l’Argentina), molto rinvigorita dal pareggio esterno con la Colombia ma soprattutto dai due punti recuperati dopo il pareggio senza reti a Santiago con la debole nazionale della Bolivia. Motivo? I boliviani schierano un giocatore che aveva già giocato in passato un’amichevole con la maglia del Paraguay. Vittoria a tavolino per la Roja. Succede anche questo in Sudamerica.

LE CENERENTOLE – Venezuela, Bolivia, Perù e Paraguay ormai lontane dalle possibilità, piccole speranze ancora per i guerrieri paraguaiani, a quota 15 (soli 4 punti dal quinto posto dell’argentina, valido per il ripescaggio) ma con un calendario così difficile davanti probabilmente sarà il giudice per la lotta fra terzo quarto e quinto posto.

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