Caro tifoso, cosa vuoi da questo Napoli?

NAPOLI – La contestazione, ormai, a Napoli è diventata un’abitudine. Resta da capire il tifoso da stadio, da bar, da salottino tv e, soprattutto, da social, che cosa vuole davvero questo Napoli. Qual è il problema del tifoso? Cosa lo affligge dal criticare qualsiasi cosa sia tinta di azzurro?

L’ERA MAZZARRI – I più, oggi diranno, erano ‘i bei tempi’. Quelli della sfida alla Juve di Conte, dei tre tenori in attacco, dei vari Aronica-Cannavaro-Grava, i tempi dove il Napoli dava più di quanto potesse realmente dare. Il picco delle emozioni dell’era Mazzarri fu la sfida con il Chelsea, quell’anno campione d’Europa. Sì, io condivido tutto ciò, tranne il concetto dei “bei tempi”. Per carità, era bellissimo vedere quel Napoli, sia come società che come squadra, era bellissimo sbancare gli stadi più importanti d’Italia, era bellissimo essere definiti “la squadra outsider” del campionato. Questa era l’era mazzarriana, un’età di crescita, dove ogni passettino della società entusiasmava l’intera piazza, dove un secondo posto era uno scudetto, una vittoria in Champions un grande successo. Dove i tifosi erano vicini alla squadra, al di là del risultato, mi verrebbe da sottolineare.

L’ERA SARRI – Con Benitez si è cercato quel famoso passo qualitativo in avanti, che in definitiva – nonostante sia stato un vincente, qui a Napoli, e che stimo fortemente – ne ha fatti fare un paio indietro. Lì le colpe sono da dividersi, per carità, ma l’ambiente ormai era stremito ed il cambiamento aveva un solo nome: provincializzazione, Maurizio Sarri. Con Sarri abbiamo vissuto tutte le fasi dell’amore, dallo scetticismo dei primi appuntamenti, al colpo di fulmine che ci ha fatto innamorare, fino ai periodi di crisi, alla partita con l’Udinese, la conquista del secondo posto, fino al rinnovo di contratto, quasi a consolidare un matrimonio che sembrava ormai finito. Poi l’addio di Higuain e le proteste sono aumentate esponenzialmente, nonostante un buonissimo mercato dalla società, la sfortuna Milik, il problema Gabbiadini-Insigne e via con la (strategica?) partita poco soddisfacente contro la Dinamo di ieri sera. Un’era che, io spero, non finisca mai, per poter riaggiornare questo pezzo con qualche altra bella vittoria.

SIAMO ARRIVATI – L’analisi che ho proposto porta proprio a questo: per il tifoso ormai siamo arrivati, non c’è crescita, la società non vuole/può far quel passo per poter davvero competere con la Juventus in Italia e divertirsi in Europa. Il tifoso avverte questo sconforto, non c’è voglia di competere, ma di limitarsi al compitino, dichiarare lo scudetto per poi lottare per il secondo/terzo posto, provare a superare i gironi che se tanto va male il fatturato è sempre pronto come scusante. Ecco il pensiero del tifoso medio, racchiuso in poche righe. Il problema è che di tifosi medi al San Paolo, a Napoli, e su quei maledetti social, ce ne sono fin troppi e finiscono col rovinare un’ambiente, una squadra ed una società che – nonostante alcuni errori, che fanno parte del percorso di crescita assolutamente non concluso! – ha ancora ampi margini di miglioramento. I problemi sono molti, me ne occuperò separatamente, perché una società che vuole crescere, i problemi deve averli e deve superarli. Caro tifoso, ma davvero credi che questo Napoli non voglia più crescere?

 

1 Comment

  • Il tuo articolo è molto bello. Purtroppo fare il tifoso in questo 2016, in questi anni, è molto difficile.
    Fai bene a chiudere con l’ultima domanda, che per me è assolutamente retorica.
    Purtroppo non tutti la pensano come me e te, ma spesso il tifoso “medio” sfiora l’autolesionismo.
    Si urla, ma non si capisce che rovinare l’ambiente è davvero quanto di più negativo possa fare un tifoso. Perchè chi va in campo è sì atleta, calciatore e professionista, ma in primis. uomo. Come me, come te, come il tifoso medio.

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