F1, Rosberg campione, Hamilton vince ma non basta,

EMULO- Nico Rosberg conquista dunque il suo primo titolo mondiale, 34 anni dopo il padre Keke (titolo che peraltro maturò in circostanze tragiche, per la morte di Gilles Villeneuve e il gravissimo incidente di Didier Pironi, che lo lasciarono in pratica senza avversari). Terzo pilota tedesco, dopo Schumacher e Vettel, a vincere il titolo, primo in assoluto su una vettura tedesca. Pilota simpatico e affabile, per di più italiano di adozione trascorrendo la maggior parte del suo tempo a Milano e parlando benissimo la nostra lingua, non possiamo che complimentarci con lui. Sul piano strettamente tecnico, si tratta di un titolo meritato? Premessa; dall’adozione dei motori ibridi, 3 stagioni orsono, il campionato piloti ha assunto un significato assai relativo, per la schiacciante superiorità della Mercedes; in 3 stagioni, 51 vittorie su 59 gare, e 56 pole position. Non è esagerato affermare che da 3 anni chiunque, con un minimo di esperienza e capacità di guida, con questa macchina sarebbe arrivato almeno secondo nella classifica piloti. Hamilton è certamente più veloce di Nico, soprattutto sul giro secco, e le sua capacità di guida in assoluto sono superiori. Ma per vincere il mondiale non basta la velocità, servono continuità, motivazioni, e concentrazione, oltre che, ovviamente, non essere traditi dall’affidabilità della vettura (situazione che non sempre è estranea dal tipo di guida del pilota). In senso strettamente numerico il titolo si è deciso in Malesia, con il terzo posto di Rosberg e il ritiro di Hamilton. Ma l’inglese campione uscente ha dovuto sempre inseguire, durante l’intera stagione, dopo un inizio in tono minore con zero vittorie nelle prime 5 gare (contro 4 di Nico). Del resto, dopo 3 titoli mondiali, di cui gli ultimi 2 consecutivi contro lo stesso compagno di squadra, e la consapevolezza di avere sempre la macchina nettamente migliore, era facile credere di avere vita facile anche quest’anno, specie per un personaggio come Lewis che certamente non ha nell’umiltà il suo punto di forza. E Rosberg, nelle ultime corse, si è limitato ad amministrare il vantaggio, senza mai davvero lottare col compagno per i successi parziali; il fatto che Hamilton abbia vinto le ultime 4 gare è dipeso anche dalla tattica conservativa del compagno.  Al netto quindi della rottura in Malesia (unico ritiro della Mercedes per motivi tecnici di tutta la stagione), Rosberg ha meritato il titolo in virtù di una migliore continuità e concentrazione, oltre che per le maggiori motivazioni.

ATTEGGIAMENTO- Nell’ultima corsa della stagione ad Abu Dhabi, è stato assai criticato l’atteggiamento di Hamilton, che ha chiaramente tenuto un passo gara assai più lento di quello che la vettura gli avrebbe consentito, per ricompattare il gruppo dietro a lui e Rosberg sperando in una bagarre che poteva, in teoria, far scivolare Nico oltre il terzo posto, posizione minima per laurearsi campione. Da pilota questa condotta di gara è ineccepibile, Lewis non ha commesso alcuna scorrettezza, non ha ostacolato nessuno, e alla fine non ha nemmeno compromesso il risultato di squadra. E’ però un fatto che abbia platealmente disobbedito al suo muretto nonostante ripetute comunicazioni che lo invitavano (eufemismo) ad accelerare, rischiando nel finale di farsi superare dall’arrembante Vettel in rimonta con gomme più morbide e più fresche. Trattandosi della propria squadra e del compagno di squadra, è sicuramente un atteggiamento poco sportivo e anche poco comprensibile; se Rosberg si trova davanti in classifica a parità di macchina, con chi te la prendi? Hamilton è poi anche (letteralmente) fuggito dopo la foto ufficiale alla squadra alla quale è stato costretto a partecipare. Due possibilità, entrambe poco lusinghiere; è convinto che ci sia stato un complotto per far vincere Rosberg (facendolo rompere in Malesia e avere altri piccoli problemi in qualifica durante l’anno), oppure, semplicemente, non sa perdere.

DIGNITA’. La Ferrari chiude la sua magra stagione con un podio (mancava da Monza), grazie ad una bellissima gara di Sebastian Vettel (grandioso il suo secondo stint con gomme soft, lungo ben 31 giri ma mantenendo un ottimo passo, per poi poter montate le supersoft nel finale) ed una strategia questa volta perfetta, almeno per il tedesco, che si è anche preso una parziale rivincita sulle Red Bull superandole entrambe nel finale. Poco brillante invece Raikkonen, mai capace di cambiar ritmo e giunto sesto, il risultato minimo. Deludenti anche le Red Bull, con una strategia stavolta azzardata e rivelatasi poco efficace (partire con le Supersoft), che comunque concludono al secondo posto nel campionato costruttori, con due vittorie, e al terzo in quello piloti con Ricciardo, e con Verstappen che, pur correndo le prime 4 gare con la Toro Rosso, per poco non ha sopravanzato Vettel per la quarta posizione. Buona la prestazione della Force India, che chiude con un settimo ed un ottavo posto e con un largo quarto posto nel campionato costruttori, battendo la Williams a parità di motore Mercedes, che anche ad Abu Dhabi ha visto il solo Massa nei punti, che ha tenuto dietro a malapena un ottimo Alonso, decimo con una Mc Laren ancora lontana dai primi ma comunque in progresso rispetto alla passata stagione (ci voleva poco), mentre il suo compagno Button ha chiuso la sua lunga carriera, impreziosita dal titolo mondiale del 2009, uscendo con un grande applauso del pubblico. Lontane le Haas motorizzate Ferrari, partite bene ad inizio stagione  ma incapaci di sviluppare la vettura (su 29 punti conquistati, 22 sono arrivati nelle prime 4 gare) anche stavolta fuori dai primi 10. Disastro assoluto per le Toro Rosso, lontanissime in qualifica per enormi problemi di assetto ed entrambe ritirate in gara, mentre poco meglio sono andate le Sauber, per le quali il 2016 è stato un vero calvario (in attesa della nuova proprietà e di investimenti) e le Renault, con una sola vettura al traguardo, Palmer giunto ultimo, ma qui con ottime prospettive a medio termine. Il tutto in attesa di un 2017 che vedrà regole nuove, che avremo modo di approfondire; si ripartirà da un foglio bianco o quasi.

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