A tutta B (prima parte): le pazzie della B, la sorpresa del derby veneto e i Calori di Trapani

QUESTA PAZZA SERIE B – Chi pensa che la Serie B sia una categoria scontata e poco interessante farebbe bene ad andare a rivedere la cronaca anche solo delle ultime stagioni, attuale compresa. Quando tutto sembra già scritto, e sembra fin troppo ovvio all’inizio della stagione, c’è sempre qualcosa a rendere le cose complicate o estremamente inaspettate: le fatiche del Palermo e del Cagliari, il fallimento (sportivo) del Catania, il crollo del Livorno, le ascese di Frosinone, Carpi e Crotone sono solo alcuni esempi di quello che intendiamo, ma che rappresentano gli apici sotto gli occhi di tutti di tante altre storie che si dipanano nella stagione pur senza portare, magari, ad una promozione o ad una retrocessione, basti pensare alla cavalcata del Trapani della scorsa stagione. All’inizio di questa, ad esempio, sembrava quasi un’eresia non immaginare una cavalcata solitaria del Verona, padrone incontrastato della classifica. E i risultati di qualche settimana fa sembravano avvalorare questa tesi, con gli scaligeri sul punto di iniziare una fuga inarrestabile. Poi tutto è cambiato: i veneti hanno inanellato una serie di risultati inaspettatamente negativi e nuove realtà hanno cominciato a macinare punti. L’ultima giornata appena disputata ha parlato in questo senso. I capofila gialloblu hanno clamorosamente toppato il derby veneto, perdendo da un Vicenza alla caccia di punti per la salvezza, ma anche i secondi in classifica, i pari colori del Frosinone, hanno dato il peggio di sé, gettando via la possibilità di sorpasso nel modo peggiore, con una cocente sconfitta interna ad opera della nuova Salernitana di Bollini, che, evidentemente, il calcio lo conosce bene e porta a casa la prima vittoria in trasferta. Gli scricchiolii visti al Picco, dove gli uomini di Marino erano stati salvati da decisioni arbitrali discutibili, erano, quindi, ben più che un fatto occasionale. Ad approfittarne, così, in un modo che rende la classifica cadetta estremamente interessante, sono le due sorprese del torneo, il Benevento, che toglie la gioia della prima vittoria a Novellino, pareggiando nel finale la partita con l’Avellino, e la Spal, che vince, bene, in rimonta il non semplice match con un ostico Spezia, che continua a litigare con la porta lasciando punti in giro per l’Italia. Ora le due neopromosse condividono il secondo posto, a 32 punti, proprio con i ciociari. Si avvicina anche il Perugia, che fa sua la partita con la Pro Vercelli, mentre sembra entrata in una spirale tremendamente negativa il Cittadella, che inanella la terza sconfitta consecutiva, stavolta ad opera del Cesena, che conferma di aver ritrovato la fiducia nel proprio stadio, avendo messo insieme altrettante sontuose vittorie negli ultimi tre appuntamenti tra le mura amiche. Per prendere al meglio le distanze dalla zona calda è, ora, indispensabile aggiustare il tiro anche in trasferta. Tutto il resto dei risultati di giornata stati pareggi, cristallizzando un po’ il resto della classifica (e venendo incontro a chi ha fatto i passi falsi), tra cui spicca il primo punto incamerato dal nuovo tecnico del Trapani Calori nella non semplice trasferta di Chiavari, dove i siciliani hanno tenuto a lungo in scacco i padroni di casa, passando presto in vantaggio e poi hanno tolto la gioia della vittoria ai liguri con un pareggio in pieno recupero.

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DERBY VENETO CON SORPRESA – Una delle partite fondamentali dell’ultimo turno giocato è stata, senza dubbio, il derby veneto disputato tra Vicenza e Verona. Le squadre della regione in questo campionato sono 3, compreso anche il Cittadella, ma, indubbiamente, il derby regionale per antonomasia è quello tra biancorossi e gialloblu, le squadre più blasonate e con trascorsi sportivi a livelli più elevati (basti pensare allo scudetto e alla conseguente Coppa dei Campioni degli scaligeri o la Coppa Italia con la conseguente Coppa delle Coppe del Vicenza di Guidolin). Questo ruolo di prime della classe, con la conseguente voglia di primeggiare, è sentito anche dalle tifoserie, separate, infatti, da un’accesa rivalità, tanto da farla considerare sempre una partita a rischio. Tutto parte dal 1906, quando si svolse il primo incontro tra le due compagini, un’amichevole in terra vicentina. Da lì in poi, fino a sabato, 93 sfide ufficiali distribuite tra Serie A (22), Prima Categoria (il massimo campionato prima del girone unico, 16), Serie B (41), Campionato Alta Italia, Coppa Italia e Coppa Alta Italia, oltre a 3 spareggi giocati, uno per il girone veneto del Campionato di Prima Categoria 1913, vinto dal Vicenza, e due nel ’34 per non retrocedere in C. La prima sfida ufficiale fu nel campionato di Prima Categoria 10/11, con vittoria per i biancorossi per 2-0. In quel particolare tipo di competizione degli albori del calcio sono in vantaggio i vicentini con 9 affermazioni a 7 senza nessun pareggio. Invece da quando esiste la serie A, le sfide in massima serie hanno visto la leggera prevalenza degli scaligeri per 5 a 4 con ben 13 pareggi. Nel campionato cadetto, invece, fino a sabato, le affermazioni gialloblu erano 15, quelle biancorosse 16 e i pareggi 11. Il totale in tutte le competizioni, invece, confermava una leggerissima prevalenza del Verona per 35 vittorie a 34 e 25 pareggi. Il match in programma al Menti sembrava un incontro scontato, con un distacco di ben 15 punti tra la capolista Verona e il Vicenza penultimo in classifica. In realtà a voler andare ad analizzare bene il periodo non tutto poteva già sembrare così scontato, visto che il Verona veniva da un periodo non brillantissimo seguente le due pesanti sconfitte in cui aveva rimediato un passivo di ben 9 gol, e il Vicenza che, seppur all’attivo di un cambio di allenatore in corsa, negli ultimi tempi, sotto la guida di Bisoli, aveva incamerato punti importanti. Restava comunque il fatto che i biancorossi fossero reduci dalla sconfitta di Novara e, soprattutto, che non avessero mai vinto, finora, in casa in questa stagione. Giorno migliore non poteva essere scelto per incamerare i primi tre punti casalinghi: approfittando a pieno dell’assenza del bomber principe del campionato, gli uomini di Bisoli, in una nebbiosa partita, sfruttavano al meglio l’incontro e, con un gol di Galano (foto di copertina), sovvertivano il pronostico, bloccando nuovamente la corsa della capolista, abbandonando il penultimo posto e portando nuovamente equilibrio nel computo totale delle sfide con 35 affermazioni a testa.

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I CALORI DI TRAPANI – Nessun riferimento al clima mite del Sud, ma al terzo cambio di allenatore dell’ecatombe tecnica di due giornate fa, giunto sulla nuova panchina con una settimana di ritardo dopo una giornata di transizione in cui, comunque, aveva seguito la squadra dalla tribuna. Stiamo parlando di Alessandro Calori, da due settimane il nuovo tecnico del Trapani al posto di Cosmi. Compito non facile quello del nuovo tecnico, intanto nel sostituire nel cuore dei trapanesi un allenatore importante come Cosmi e, poi, più fattivamente, nel raddrizzare una stagione partita incredibilmente male dopo i fasti della scorsa, con i granata che permangono in ultima posizione fin quasi dall’alba del torneo. Calori, altro allenatore sanguigno, è, comunque uno che non si tira indietro di fronte alle difficoltà e che piccole imprese nella sua carriera di tecnico le ha già portate a casa. Il carattere forte se lo porta dietro fin dai tempi dell’attività calcistica, quando era un arcigno difensore, classe ’66, impegnato sui campi italiani, anche di massima serie, tra la seconda metà degli anni ’80 e i primi anni del 2000. Partito dalle giovanili dell’Arezzo, squadra della sua città natale e, dopo l’esordio nel calcio professionistico col Montevarchi, aveva espresso il meglio di sé nelle 8 stagioni a Udine, di cui 5 in A, diventando anche il Capitano della squadra bianconera. Lasciato il Friuli nel ’99, per lui una stagione a Perugia, due a Brescia, tutte in massima serie, prima di appendere gli scarpini a Venezia, dopo due stagioni in B, nel 2004. Da lì è partita la carriera di tecnico, nel 2005, come vice della squadra veneta. La prima esperienza in solitario la stagione successiva a Trieste in B. Gli inizi non sono stati dei più soddisfacenti: esonero dopo pochi mesi alla Triestina, esonero la stagione successiva alla Sambenedettese in C1, subentro ad Avellino con retrocessione finale. Poi nel 2009/10 l’impresa di cui si parlava: ingaggiato dal Portogruaro, in C1, porta la squadra alla vittoria del torneo e, quindi, alla prima storica promozione in B. Non segue i suoi uomini in B, però, perché viene ingaggiato dal Padova, nella medesima serie, ma finisce con un nuovo esonero. Quindi gli anni di Brescia: subentra nella stagione 11/12 portando la squadra all’8° posto finale in B, mentre la successiva la conduce fino alla semifinale play off. Nuova delusione a Novara la stagione successiva, in cui subentra ma è esonerato, quindi viene richiamato dal Brescia nella stagione 14/15 per provare a salvare le rondinelle, ma non riesce nell’intento (anche se poi la squadra sarà ripescata in estate). Un anno di inattività fino alla chiamata dei siciliani per raddrizzare una situazione che sembra farsi sempre più disperata. Esordio con pareggio, ma da annoverare come positivo, innanzi tutto perché ottenuto sul campo dell’Entella e poi per la sua dinamica, con il vantaggio iniziale, mantenuto per quasi mezz’ora e, poi, la reazione allo svantaggio, con il grande carattere di riagguantare la parità in pieno recupero. Il Trapani resta ultimo, a 5 punti dall’Avellino penultimo, a 6 dai play out e a 7 dalla salvezza. Ma il campionato è ancora lungo e, anche se la strada sembra in salita, Calori non è certo tipo da tirarsi indietro. Se riuscirà a trasmettere la sua grinta ai giocatori, per il Trapani sarà già un enorme passo in avanti.

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