Presidente, così non va: urge la riforma del calcio italiano

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Con l’inizio del girone di ritorno in Serie A ogni squadra ha mostrato i propri punti di forza e presumibilmente ha già definito la zona di classifica in cui si potrebbe trovare a maggio, ma mai come quest’anno la situazione è così chiara e quasi definitiva: se da un lato la lotta per lo scudetto e soprattutto per i piazzamenti europei è ancora incerta, dall’altro guardando la zona calda della classifica le sentenze sembrano già scritte.

classifica

Dalla classifica aggiornata alla 21a giornata di campionato balza subito agli occhi il grande distacco tra la ‘zona retrocessione’ e la prima squadra salva (in questo caso l’Empoli): sono 11 i punti che le dividono, ciò non accadeva addirittura dalla stagione 2001/2002.

Inoltre si può notare la scarsa quantità di punti accumulati finora da queste tre squadre, ben al di sotto della media punti degli anni passati (basti pensare che il ritardo tra quart’ultima e terz’ultima è più grande dei punti accumulati finora da Palermo, Crotone o Pescara).

È possibile ricondurre la causa di questo gap all’inadeguatezza delle rose di queste ultime tre squadre, tuttavia sarebbe riduttivo considerarla come unica causa in quanto ogni squadra ha una situazione differente che l’ha portata a occupare una di queste posizioni scomode.

Palermo SampdoriaPalermo – L’andamento della squadra riflette fortemente la situazione societaria complicata degli ultimi tempi: il presidente Zamparini ha fatto sedere sulla sua panchina 28 allenatori effettuando 44 cambi in 15 anni (3 solo in questo girone di andata) e ciò non ha di certo aiutato a creare unità nello spogliatoio e ad imporre un sistema di gioco valido e collaudato, inoltre la cessione quasi automatica dei pezzi pregiati della rosa ha prodotto pochi gol e di conseguenza pochi punti.

Presenta la peggior differenza reti (-24) e la media punti più bassa insieme al Pescara (0,47); fino ad ora ha collezionato una sola vittoria contro il Genoa (unica vittoria in 4 mesi) e la maggior parte dei giocatori non sembra ancora pronta per militare nella massima serie.

tifosi crotoneCrotone – La squadra di Davide Nicola sembra solo l’ombra della banda coraggiosa e spregiudicata che si è guadagnata la clamorosa promozione l’anno scorso, il mancato arrivo di rinforzi ha prodotto soltanto 2 vittorie e 4 pareggi in tutti il girone di andata oltre che 10 partite senza vittorie, ma i rossoblù sono i migliori tra le neopromosse perché mostrano più coraggio in campo e a loro discolpa hanno perso molti punti nei minuti finali di partita, ma nonostante ciò sembrano comunque inadeguati per la Serie A.

festa pescaraPescara – Gli abruzzesi finora sono quelli che hanno fatto peggio di tutti: hanno vinto solo una partita (tra l’altro a tavolino contro il Sassuolo) e presentano la peggior striscia di partite consecutive senza vittorie (19).

Lo scarso rendimento è dovuto prevalentemente alla rosa mal assortita, in cui il mix giovani-esperti non ha funzionato in quanto i giovani sono troppo poco esperti e gli esperti sembra che non possano dare più niente per la squadra.

Risultato: 9 punti (che senza i 3 della vittoria a tavolino sarebbero addirittura 6) e ultimo posto in classifica.

Una delle conseguenze di questo trend è l’abbassamento della quota salvezza (solitamente dai 35 ai 40 punti in un campionato competitivo) oltre che la certezza matematica anticipata della retrocessione:

punti

I calcoli della tabella ci mostrano uno scenario incredibile: le tre squadre avrebbero la sicurezza matematica di essere retrocesse già il 2 aprile nella 30a giornata di ritorno (i calcoli sono stati arrotondati per eccesso al fine di considerare un ipotetico margine di crescita) mentre finirebbero il campionato addirittura con 20 punti (quasi la metà di una squadra salva).

Questo andamento non solo abbassa il livello del campionato ma diminuisce la competitività, rendendo le ultime gare di queste squadre (e le conseguenti gare delle squadre appena sopra di loro in classifica ma già salve) soltanto una passerella e non un’occasione per guadagnare punti preziosi.

Logo_Lega_Serie_AIl campionato sembra così separato in tre blocchi in base al punteggio delle squadre, e mai come quest’anno i suddetti blocchi sono rigidi e inequivocabili: a parte la squadra di Allegri che sta conducendo un campionato quasi a parte e che con tutta probabilità vincerà il suo quinto scudetto consecutivo, vediamo 6 squadre in 10 punti che stanno cercando un piazzamento europeo (dalla Roma al Milan) seguite a ruota da una serie di squadre abbastanza anonime che sembra non possano dare più di tanto al campionato visto che navigano dai 20 ai 30 punti e molte di loro si sentono già appagate; concludono la classifica le tre squadre in esame, già idealmente retrocesse e distaccate di 11 punti dal blocco precedente.

Il “paracadute finanziario” – Ma non bisogna addossare tutta la colpa all’inesperienza delle rose neopromosse o alle situazioni societarie: un’altra causa di questa condizione triste è sicuramente il cosiddetto ‘paracadute finanziario’, cioè un conguaglio economico variabile che fornisce la possibilità alle squadre retrocesse di tornare subito in Serie A rinforzando la rosa.

Nel dettaglio:

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Un totale di 50 milioni viene suddiviso tra le ultime tre della classe cadetta in base agli anni di permanenza in Serie A.

Questa cifra fa scalpore soprattutto perché non è assolutamente allineata ai premi per gli altri piazzamenti (che teoricamente dovrebbero aumentare con l’aumento del piazzamento stesso), per es. il premio per la partecipazione all’Europa League è di ‘soli’ 375.000 euro, mentre il premio per la non-partecipazione alle competizioni Uefa è di 800.000 euro (da dividere però tra 12 squadre!).

Inoltre la maggior parte delle volte i soldi ricevuti vengono destinati soltanto in minima parte al rinforzo delle rose, mentre una buona parte finisce nelle casse dei dirigenti o del presidente.

Questo meccanismo ha fatto ingolosire molti proprietari di club che preferiscono incassare questi milioni per il proprio tornaconto personale piuttosto di vedere la propria squadra assicurarsi la permanenza in Serie A (senza però ricevere un euro).

La posizione della Lega Calcio – Uno dei punti chiave della propaganda elettorale di Tavecchio era stata la riduzione del campionato di Serie A da 20 a 18 squadre (che porterebbe una competizione più diversificata e anche un calendario più agevole), ma ora che è presidente della Lega Calcio dice di avere le mani legate in quanto per approvare la riforma servirebbero i 2/3 della lega a favore (lo stesso numero di voti che serve a lui per essere rieletto), quindi preferisce non sbilanciarsi troppo per non farsi troppi nemici tra i presidenti, ma intanto il livello del campionato si abbassa sempre di più.Tavecchio

Purtroppo il meccanismo del calcio in Italia viene governato sempre più dalla politica e dall’economia dei diritti tv ma il vero problema sta nel non vedere che tutte le presunte riforme introdotte per migliorare la competitività e il livello generale della Serie A ottengono l’effetto contrario: molti giocatori se ne vanno preferendo squadre di campionati più competitivi (come quello inglese) o che offrono più soldi (vedi la nuova frontiera cinese) perché in Italia puoi fare carriera soltanto nei top club come Juventus, Milan, Inter e Roma, nelle altre è difficile sfondare veramente perché sembra che non vogliano provare a fare quel salto di qualità (che innalzerebbe il loro prestigio e anche le loro entrate) per paura di perdere il loro (seppur minimo) sicuro compenso.

legaproUn altro aspetto che vale la pena analizzare è l’enorme divario tra la Serie A e le serie minori, in termini di difficoltà e di risorse: la “forbice costi-ricavi” si allarga sempre di più in Serie A (per colpa anche di ingaggi esagerati e non alla portata delle casse dei club), inoltre le campagne acquisti esorbitanti del mercato estivo (la scorsa stagione si sono spesi oltre 500 milioni di euro e non sempre questi soldi vengono recuperati durante l’anno) e i diritti tv non equamente divisi gravano inevitabilmente sulle serie minori: la Lega Pro presenta la maggior parte delle partecipanti coi conti in rosso a fine anno e in Serie B è molto difficile e dispendioso per una squadra che non sia neo retrocessa (e che presenti quindi il ‘paracadute finanziario’) fare il salto nella massima serie: così sono sempre le stesse squadre che retrocedono e risalgono, rendendo i campionati praticamente quasi invariati negli anni e impedendo la crescita dell’economia calcistica.

Tutto ciò va a influire inevitabilmente sui rendimenti delle squadre e di conseguenza sul livello dei campionati, producendo un circolo vizioso che sta facendo sprofondare il calcio italiano, una volta considerato punto di arrivo e desiderato da tutti, oltre che sede di numerosi palloni d’oro, diventato adesso campionato di passaggio per altre mete più competitive e rinomate.

 

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