Napoli, come cambia il giudizio con un pareggio

NAPOLI – Sarri ed i suoi pareggiano una partita che dovevano invece vincere, a tutti i costi, per approfittare dei risultati delle avversarie. Così non è stato, ma prima di parlare di passo falso o mancata mentalità, forse, bisogna analizzare bene la storia di questo risultato.

MENTALITÀ? – E no, non stiamo affatto parlando della mentalità del Napoli, ma di quella della piazza napoletana. Un pareggio, pervenuto in maniera alquanto inusuale, non può davvero oscurare quanto di buono fatto finora. Se Maksimovic era l’alternativa di lusso, ora è diventato un lusso inutile, se Jorginho era un buon sostituto, ora non è degno di partire titolare, stesso dicasi per Allan e, ovviamente, per il neo acquisto Pavoletti “non capace di incidere in un grande club come il nostro”, ricordando che l’ex Genoa non ha ancora giocato una partita intera. Arrabbiarsi è lecito, trovare ulteriori ragioni – inesistenti – è malvagio. La realtà delle cose dice che da sempre Napoli sia una piazza difficile, sin dai tempi di Maradona; per intenderci, il San Paolo è stato capace di fischiare pure lui. Poi c’è Insigne che si divora un goal già fatto, che avrebbe potuto trasformare una partita da disastrosa a cinica, insomma, ma lo stesso vale per Mertens. La domanda è: perché si fischia soltanto il primo, mentre si applaude il secondo?

SFORTUNA – Il primo goal, ovviamente, non soltanto ha sorpreso chi la partita la stava guardando, ma anche chi c’era in campo a giocarla. Gli uomini di Sarri mai si sarebbero aspettati di partire in svantaggio, di dover recuperare il risultato ed essere costretti anche a vincerla per approfittare del passo falso commesso dalla Roma. Non vuole essere una scusa, ma la sfortuna –  o la mancata fortuna -, ha condizionato una gara che normalmente il Napoli avrebbe vinto. Fa più clamore, semplicemente, perché si tratta di una formazione quasi già retrocessa come il Palermo. Dati alla mano il Napoli non soltanto ha giocato, ma soprattutto ha schiacciato completamente gli avversari che, dopo il goal – ed ovviamente, ma non lecitamente – non hanno fatto altro che impedire ai padroni di casa di giocare, di pareggiare e di vincere.

NON È QUESTO IL CALCIO – Dieci uomini dietro la palla e pronti a ripartire se c’è l’occasione. Questo non è il catenaccio all’italiana, ma l’anti calcio mondiale. Quello messo in pratica dall’allenatore del Palermo, per evitare una goleada, è una strategia efficiente, visto poi il risultato conseguito. Ma immaginate i tifosi neutri e chi guardava la partita dall’estero, che pensiero si sarà fatto sullo spettacolo del calcio italiano. Davvero Sarri ha torto? Davvero è una scusa per nascondere i due punti persi? No, semmai è il contrario: il mister non ha fatto altro che mettere in evidenza una tendenza sempre più viva nel nostro campionato: preferisco il punto, ma io non ti faccio giocare. Questo non è il calcio, né quello che offre il campionato spagnolo e, soprattutto, né quello che offre quello inglese. Come si può vendere una partita all’estero se a giocare in campo sono soltanto in undici?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *