Milan – Aspettando Godot, continuano i lavori in corso sulla via dell’Europa

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Chi l’avrebbe mai detto che Godot potesse avere gli occhi a mandorla? Sicuramente non Samuel Beckett, quando scrisse il suo “Waiting for Godot”, pietra miliare del cosiddetto teatro dell’assurdo, a cavallo della prima metà del ‘900. Nell’opera, i due protagonisti, Didi e Gogo, stazionano ininterrottamente su un palcoscenico la cui scenografia è ridotta a nulla più di un albero dalle foglie cadenti e aspettano. Aspettano Godot, ma nessuno sa chi sia veramente costui. Sicuramente un uomo importante e potente, visto che i due restano pazientemente ad attendere per giorni. E mentre aspettano, ingannano il tempo con discorsi futili e disconnessi, lamentele sterili e luoghi comuni. Alla fine, in una specie di immobilismo cosmico fine a se stesso, Godot non arriva mai e Didi e Gogo restano ad aspettare a oltranza. Beh, se non avete mai letto Beckett, vi assicuriamo che, a differenza di Godot, l’opera esiste davvero e non stiamo quindi inventandoci di sana pianta una  metafora per descrivere l’attuale situazione di casa Milan. La stiamo solo prendendo in prestito da un’opera teatrale vecchia più di settant’anni, ma, ci perdoni Beckett, estremamente attuale nel rappresentare l’estenuante tiremmolla della cessione del Milan di Berlusconi. Potremmo così sbizzarrirci nell’immaginare Montella e Bacca, novelli Didi e Gogo rossoneri, che borbottano ininterrottamente di “falso nueve” e “difesa a tre”, giusto per ingannare il tempo con piccole quisquilie tattiche, in attesa dell’unico evento che conta, l’arrivo di un Godot dai mille volti o nessun volto, ma in ogni caso dai tratti orientali.

UNO, NESSUNO, CENTOMILA. CHI SARANNO I NUOVI PADRONI CINESI? – Già, perché l’unica cosa certa è che se arriverà, quando arriverà (sarà davvero il 3 marzo?) il nuovo padrone di casa Milan non sarà  identificabile in un solo, carismatico successore di Berlusconi, ma in una cordata di investitori in gran parte ignoti all’opinione pubblica italiana, ma inequivocabilmente di origine cinese. Alcuni nomi (Huarong International Financial Holdings e Haixia Capita su tutti), sembrano ormai certi, ma riguardano grandi fondi di investimento, non persone fisiche. Altri invece sono ancora del tutto nebulosi. Lo stesso Fassone, nuovo amministratore delegato in pectore, continua a mantenere un profilo basso, un po’ perché ufficialmente non ha ancora un ruolo nella società, un po’ forse perché lui stesso deve ancora capire esattamente chi siano i suoi principali interlocutori.

LA GIOSTRA DEL MERCATO INIZIA A GIRARE – Quindi, mentre il risiko finanziario si compone, con tanto di intrighi internazionali più o meno suggestivi a contorno, non resta che sperare, anche solo per sfinimento, che questa sia finalmente la volta buona. E siccome, diciamoci la verità,  quando leggiamo un giornale, di più noioso delle tematiche finanziarie ci sono solo i necrologi, tifosi e addetti ai lavori ingannano l’attesa del chino-Godot fantasticando su quei cento, centocinquanta milioni di euro che la nuova proprietà dovrebbe portare in dote per il mercato estivo. Si iniziano così a snocciolare ipotesi di acquisti con la stessa velocità di un croupier che distribuisce carte al casinò. Negli ultimi giorni sono circolati nomi di attaccanti di un tal livello che al Milan non si vede da tempo: Aguero, Sanchez, Morata. Tutti giocatori di grande qualità, in grado di ridare al Milan quell’incisività offensiva che, lasciata ormai quasi ogni speranza di un recupero di Bacca, rappresenta la più grave lacuna dell’attuale squadra di  Montella. Ma il gioco del mercato, si sa, è spesso uno specchietto per allodole, un riempitivo di giornali e pagine web, uno spunto per chiacchiere da bar fine a se stesse. Per cui prepariamoci a leggere di tutto e il contrario di tutto e divertiamoci a costruire gli scenari più suggestivi per un ritorno alla vecchia grandeur dell’era d’oro berlusconiana.

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EUROPA, PASSAGGIO OBBLIGATO VERSO IL FUTURO – Nel frattempo, però, la cosa più importante per qualsiasi ambizione futura del Milan è che nessuno nello spogliatoio rossonero, da Montella a Donnarumma, si lasci distrarre dalle vicende societarie e dalle innumerevoli girandole di mercato che caratterizzeranno i prossimi mesi. L’ex Aereoplanino ha il compito più difficile, quello di sfruttare l’ultima parte della stagione per rimpolpare con un po’ di carne quello scheletro di squadra (perché al momento di uno scheletro si tratta)  che ha costruito finora e che, ancora molto fragile, rischia di sbriciolarsi sotto i colpi delle proprie insicurezze. Trovarsi di nuovo a giugno a ricostruire sulla polvere sarebbe fatale e, probabilmente, né cento né centocinquanta milioni basterebbero per ripartire per l’ennesima volta da zero, cominciando dall’allenatore. In quest’ottica, la rincorsa all’Europa è la leva motivazionale più forte e Montella lo sa benissimo. Centrare questo obiettivo sarebbe il miglior abito con cui presentarsi a Godot. Se e quando arriverà. Perché in fondo, Godot alla fine non arriva, mentre l’unico altro personaggio che appare sulla scena dell’opera di Beckett, oltre a Didi e Godo, è il vecchio padrone della terra su cui i due stanno aspettando, accompagnato dal suo fidato servitore. Vuoi vedere che…

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