Napoli, fai un passo in più pensando anche al futuro

NAPOLI – Azzurri a testa alta dopo l’uscita dalla Champions, ma un riepilogo è doveroso farlo, soprattutto in vista degli ultimi obiettivi di stagione: una possibile rimonta in casa contro la Juve per la Coppa Italia e la sfida per il secondo posto alla Roma.

LA CHAMPIONS – Ci sono due modi di vedere questa Champions azzurra. Il primo è di giudicare il cammino partenopeo come un totale fallimento, con una squadra che non è riuscita in realtà ad essere quella bellezza che normalmente si vede in campionato e che soltanto in poche partite, tra champions e Real Madrid, è riuscito a dimostrare qualcosa. Il secondo, è di giudicare questo ottavo di finale come un’esperienza più che positiva, soprattutto per l’avversario uscito (sfortunatamente) dalle urne. Il primo approccio cosa può dirci? Che sì, questa squadra non è ancora pronta per grandi palcoscenici e che sì, il campionato italiano è molto indietro rispetto ai grandi campionati europei (vedi la sconfitta della Roma con il Lione, ndr) e la crescita non può essere in riferimento solo ai partenopei, ma all’intero movimento italiano. Tuttavia, è anche vero che il Napoli aveva in campo, contro il Real, un’età media molto bassa, con calciatori che mai hanno giocato partite così importanti e, soprattutto, bisogna ricordare che alla fine la forza dell’avversario inevitabilmente viene fuori in 180’ ed il Real, ovviamente, è stato superiore, soprattutto nei duelli singoli. L’altro approccio, quello sull’esperienza, è soltanto l’altra faccia della medaglia. Questo ottavo non dev’essere visto come la “mancata remuntada del San Paolo”, ma dev’essere visto come un’esperienza fondamentale per crescere, una tappa importante per il prossimo anno. Questa doppia sfida sicuramente ha segnato i giovani azzurri, anche perché hai giocato contro i campioni in carica. Il Napoli per migliorare deve smetterla di guardarsi allo specchio, mettendo in luce, adesso, di meno i suoi pregi e lavorare di più sui suoi difetti, che sono tanti. Una formazione incapace il più delle volte di gestire il risultato, causa ansia da prestazione (in 180′ è andata in vantaggio ben due volte!) e da risultato e questa non è una critica, ma bensì un dato di fatto, ricordando che si tratta di 22 giovani guidati da un ottimo maestro che insieme, dall’anno prossimo, possono continuare a fare meglio. Magari sperando di non incontrare di nuovo il Real.

IL FINALE – Dal ciclo di ferro (Juventus, Atalanta, Roma e la doppia sfida Real) il Napoli è riuscito a portare a casa solo tre punti, un’uscita “a testa alta” dalla Champions ed una sconfitta pesante a Torino per 3-1, ma recentemente il Barcellona ci ha insegnato che nulla è impossibile e che dunque il San Paolo sarà la stessa bolgia che ha costretto il Real per 55’ a soffrire la formazione di Sarri. Questa statistica non ci deve impressionare, poiché già nel girone di andata, tra campionato e qualificazioni di Champion’s League, il Napoli ha dimostrato di non riuscire a reggere il doppio impegno. Il problema? Non può essere la panchina, anzi, ormai fin troppo lunga, ma forse la qualità della stessa e anche la capacità di saperla gestire: ci siamo capiti, Sarri in questo, nonostante l’età, deve ancora migliorare molto. Sembra di rivedere un Mazzarri bis (i tifosi azzurri ci perdonino per l’accostamento!) su quest’aspetto, sembra che siano tornati i “titolarissimi”. Sarri si affida più o meno sui soliti undici e su qualche elemento dalla panchina, tra cui i vari Zielinski, Allan e qualche elemento sporadico. Gente come Pavoletti, Maksimovic pagato tanto, il figlio rinnegato Jorginho o Pavoletti, ad esempio, sono utilizzati molto poco. E Rog? Finalmente Rog. Bisognava davvero aspettare tutti questi mesi per lanciare un talento del genere? Ha dimostrato di saper fare tanto e, soprattutto, di poter contendere il posto ai big della prima squadra. In questo scorcio di stagione il mister dovrà ben dosare le forze per poter davvero contendere il secondo posto ad una Roma in calo, ma Spalletti ha la scusante di una panchina corta e troppi infortuni. Noi, invece, con questo potenziale, la remuntada questa volta può riuscirci. 

IL FUTURO – La politica del Napoli è una: vendere i prezzi pregiati per fare mercato e migliorare la rosa. Dalle cessioni di Lavezzi, Cavani ed Higuain la società ha sempre dimostrato di voler spendere e, soprattutto, di saper spendere. Questa politica può piacere oppure no, a noi sinceramente piace, anche perché è l’unica percorribile. Perché? Perché il Napoli è un pupazzo che si muove senza fili, senza il bisogno di “mettere mano al portafogli”, quando il nostro presidente, tra le altre cose, una grande disponibilità finanziaria propria non la possiede. Ed allora? Ed allora va bene se un pezzo pregiato, anche questa estate, dovesse andare via. Lo accettiamo ed andiamo avanti. Tuttavia, e sottolineiamo tuttavia, che sia solo un pezzo pregiato per far cassa. I nove-dieci undicesimi di formazione non devono essere cambiati. Il Napoli ha un problema difensivo e la prima cosa sarà capire se l’investimento di Maksimovic è stato oppure no un vero flop, bisogna in generale aumentare la qualità lì dietro; una squadra che punta a vincere non può subire così tanto e soprattutto, in media, incassare un goal a partita. La sensazione che si avverte è che ad ogni tiro in porta gli avversari possano fare goal. Esiste poi un problema portiere? Dalla parata di Reina con la Roma sembra di no, invece io credo di sì. Lo spagnolo, nonostante l’amore che ha dimostrato per Napoli e l’affetto che è riuscito a conquistarsi alle pendici del Vesuvio, non è più quello di una volta ed allora urgono cambiamenti. E per carità, cerchiamo di capire cosa dobbiamo fare con Pavoletti, per evitare un Gabbiadini bis. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.