F1; si parte col botto, Vettel riporta alla vittoria la Ferrari

TRIONFO– dopo un anno e mezzo, e 27 gran premi di digiuno, la Ferrari torna a vincere. E lo fa nel gran premio di apertura della stagione (non succedeva dal Bahrein 2010, allora fu doppietta Alonso-Massa), con un grandioso Sebastian Vettel, velocissimo e padrone del mezzo, impeccabile nell’interpretare le dinamiche di corsa e il comportamento delle gomme. Ma la sua grande impresa è stata resa possibile da una macchina finalmente competitiva, in grado di lottare alla pari con le Mercedes, dominatrici dal 2014, anno dell’introduzione del motore ibrido. E’ il frutto di un duro lavoro il cui inizio risale alla scorsa estate, con i cambi delle risorse umane (in particolare con l’arrivo di Mattia Binotto alla direzione tecnica), in gran parte basate su ingegneri italiani, sul lavoro di squadra, e soprattutto sull’impostazione “filosofica”; niente proclami, solo lavoro duro e in silenzio. Con prestazioni paragonabili, sono emersi altri fattori, primo fra tutti la fragilità anche emotiva di Lewis Hamilton e la sua scarsa capacità di interpretare i nuovi pneumatici. Pressato da Vettel nella prima parte di gara e timoroso di un degrado precoce delle sue gomme ultrasoft, l’inglese è per questo rientrato ai box troppo presto; degrado rivelatosi poi inesistente, come dimostrano l’analisi compiuti dai tecnici della Pirelli sulle sue gomme e le fermate ben più ritardate dei rivali ( 24esimo giro per Vettel, con gomme anche più vecchie di due giri compiuti in qualifica, e in teoria più usurate per i 17 giri dietro al disturbo aerodinamico di Hamilton, 25esimo per Bottas, 26esimo per Raikkonen e Verstappen) contro il 17esimo di Lewis, rientrato poi in pista dietro all’olandese della Red Bull e impossibilitato a sfruttare il suo treno di gomme soft nuove.  Anche un pizzico di fortuna ha aiutato il tedesco, rientrato davanti al duo Verstappen-Hamilton per pochi metri, ma questo non sminuisce il dato tecnico; La Ferrari c’è, e può lottare alla pari con i rivali. Purtroppo alla festa rossa è mancato Raikkonen, lontano dai primi in qualifica e autore di una gara grigia, specie nella prima parte con gomme ultrasoft; il finlandese non è mai stato in grado di cambiare ritmo, forse per settaggi errati fin dalle qualifiche e poco adatti al suo stile di guida, e anche troppo timoroso, come Hamilton, del degrado dei pneumatici, e per questo poco veloce. Meglio è andato con le soft nel secondo stint di gara, tenendo dietro senza particolari problemi la Red Bull di Verstappen, giustamente tornato in pista con le Supersoft per tentare di recuperare, e anche autore del giro più veloce, ma  ormai era tardi per impensierire le Mercedes.

ALTRE CONSIDERAZIONI TECNICHE– Senza voler smorzare i giusti e ritrovati entusiasmi dei tifosi italiani, ma è importante ricordare che il circuito dell’Albert Park, sul piano tecnico, fa testo fino ad un certo punto, essendo fatto essenzialmente di rettilinei e grosse frenate, con curve ad angolo retto, ed anche con un asfalto poco abrasivo; per avere riscontri più significativi  bisognerà attendere quanto meno il prossimo GP in Cina, una pista ben più probante per l’aerodinamica, quest’anno assai più sofisticata e quindi essenziale per le prestazioni delle vetture, per la presenza di tante curve ad ampio raggio e ad alta velocità di percorrenza. Inoltre, ricordiamo che anche l’anno scorso la Ferrari non partì male, conquistando l’intera seconda fila in prova e il terzo posto di Vettel in gara a nemmeno 10 secondi da Hamilton, tra l’altro con una safety-car che sfavorì il tedesco; ma poi l’inefficienza di Maranello in termini di sviluppo fece scivolare le rosse sempre più indietro durante la stagione. Se la macchina di quest’anno è senza dubbio più veloce e il progetto meglio riuscito di quello dell’anno passato, sarà altrettanto importante portare avanti il lavoro di sviluppo, anche perché quest’anno  il regolamento prevede maggiore tolleranza negli aggiornamenti, specie nella componente motoristica con la scomparsa del sistema dei gettoni. Quasi certamente ritroveremo più vicine le Red Bull, che hanno storicamente nell’efficienza aerodinamica il loro punto di forza, qui penalizzate non solo dalla natura della pista australiana ma anche dal weekend da dimenticare dell’idolo locale Ricciardo, perseguitato dai problemi tecnici sia in prova che in gara, e costretto infine al ritiro. La prima gara ha detto anche altre cose; oltre all’atteso e netto miglioramento dei tempi sul giro, per le modifiche regolamentari sulle vetture e sui pneumatici, questi ultimi, come detto, oltre che più prestazionali sono anche meno soggetti al degrado, e quindi  quest’anno vedremo meno soste ai box, il che renderà fondamentale la scelta del momento in cui effettuarle (come si è già visto). Inoltre, l’alta efficienza aerodinamica renderà presumibilmente più difficili i sorpassi, a causa del maggior disturbo aerodinamico in curva per chi segue; e questo, se da un lato è una riduzione in termini di spettacolo, dall’altro aumenterà l’importanza della qualifica, per avere una migliore posizione sulla griglia. Infine, dalla classifica finale della gara, e anche dai tempi sul giro in prova, sembra che ci sia un abisso, in termini di prestazioni e anche di affidabilità, tra le prime 3 scuderie e il resto del lotto; solo sei  vetture a pieni giri (e il sesto, Massa, salvo dal doppiaggio per un pelo), distacchi enormi in qualifica, e ben 7 macchine ritirate in gara, tutte per problemi tecnici.

LA CORSA DEGLI ALTRI– non possiamo che rallegrarci del ritorno in F1, dopo 5 anni,di un pilota italiano, Antonio Giovinazzi, buttato in pista  (avvisato da un sms al sabato mattina) al volante della Sauber-Ferrari in sostituzione del convalescente Werhlein; il pugliese, con solo un’ora di prove, si è qualificato a due decimi dal compagno di squadra Ericsson, e in gara ha giustamente pensato ad arrivare in fondo, senza strafare e facendo esperienza. Buona la prova delle Toro Rosso, quest’anno equipaggiate col motore Renault, di certo non il migliore del lotto ma senz’altro più evoluto del Ferrari 2015; entrambe nei punti ed entrambe nella top ten in prova. Deludenti invece le Williams, nonostante una pista in teoria favorevole alla PU Mercedes, con Massa lontanissimo dai primi e Stroll ritirato. Discreta la prestazione delle Force India con la nuova livrea rosa, entrambe nei punti, mentre le Haas motorizzate Ferrari, veloci in termini di prestazioni specie con Grosjean, sono state entrambe costrette al ritiro, con il francese autore di una grande fumata che ha anche messo in apprensione il muretto di Maranello. Ancora tanto lavoro per la Renault, ben indietro alla Toro Rosso a parità di motore, con Hulkenberg che ha raccattato un misero decimo posto e con un Palmer addirittura disastroso, penultimo in qualifica e costretto al ritiro in gara. Infine, si prospetta un’altra stagione tribolata per la Mclaren-Honda, con Alonso, sempre più polemico col team e con la casa giapponese in particolare, rea di non fornirgli un motore all’altezza, ritirato quando lottava senza successo per un punticino mondiale, e Vandoorne ultimo a due giri da Vettel.

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