La tormentata storia genovese di Miguel Veloso

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L’attesissimo rientro in campo del centrocampista portoghese è ormai vicino. Rivediamo la sua storia, tutt’altro che scontata, con la maglia rossoblù.

Il “mugugno” a Genova è un qualcosa che non si può spiegare con una semplice definizione. Non basta cercare su google, o su qualsiasi altro motore di ricerca per capire esattamente cosa rappresenti questa parola. Se non sei genovese non la puoi comprendere fino in fondo. E’ una sorta di cantilena, di lamento, a volte quasi comico ammettiamolo, che accompagna qualsiasi cosa possa essere commentata e criticata: Miguel Veloso ad esempio.

La storia del centrocampista portoghese nella città ligure è un qualcosa di particolare, contraddistinta da amore e da odio, da arrivi e da ritorni.

Miguel sbarca al Genoa nell’ormai lontano 2010, dallo Sporting Lisbona, nel pieno del proprio splendore calcistico e della sua promettente carriera. In Portogallo aveva fatto sfracelli e i tifosi rossoblù gridarono subito al colpaccio. Viso da tronista, cresta ossigenata ed evidente sovrappeso non facilitano il suo inserimento nel calcio italiano. Dopo appena qualche mese dal suo esordio, le cantilene sulle tribune del Ferraris non si fermavano un instante: “belin ma c’ha la pancia”, “belin ma è più lento di me”, “belin ma vada da Maria De Filippi”. Il classico “mugugno” appunto. Dopo appena due stagioni sotto la lanterna, viene scaricato come l’ultimo dei bidoni: i tifosi gridarono di nuovo. Ma questa volta fu un grido di liberazione.

Il viso da tronista che non riuscì a fare breccia nel cuore dei tifosi genoani però, riesce a farlo con una certa Paola, non una Paola qualunque. Di cognome fa Preziosi.

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“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” cantava Venditti qualche tempo fa. Probabilmente un amore, per la piazza rossoblù, Veloso non lo era mai stato, ma è proprio grazie alla sua relazione amorosa che riesce a calcare nuovamente il prato del Signorini di Pegli. Eh sì, perchè un genero senza squadra non lo si lascia a spasso: il suocero presidente concede a Miguel l’opportunità di allenarsi con la squadra per non perdere la forma. Bastano pochi giorni di ritiro per capire che questo non è il Veloso del 2010 : la spocchia di qualche anno prima sembra essere andata via insieme ai chili in eccesso. Di li alla firma del contratto passa poco.

Nelle prime giornate di questo campionato, il portoghese, dimostra di essere una versione 2.0 rispetto a sei anni prima: corre, combatte, contrasta, detta i tempi alla squadra come mai aveva fatto prima. Persino la sua tecnica sembra migliorata. Nella prima parte di campionato è, addirittura, primo nella speciale classifica per km percorsi di tutta la seria A.

Il suo tocco di palla è un qualcosa di estasiante, qualcosa di diverso rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi. Il pallone non lo tocca come gli altri, quando passa dai suoi piedi assume un giro diverso, come se all’improvviso trovasse una casa accogliente nella quale ricevere coccole e non calci.

Una serie infinita di infortuni però lo blocca. Da metà stagione in poi non lo si vede in campo praticamente mai. A risentirne è tutto il centrocampo rossoblù: l’ordine in mezzo al campo, senza di lui, è pura utopia.

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Le critiche per lui non sono mancate nemmeno quest’anno, figuriamoci. Ma un pò’ tutto l’ambiente ora si sta, probabilmente, ricredendo sulle qualità di questo giocatore. Con Rincon, ad inizio anno, formava una delle coppie, in mezzo al campo, meglio assortite della serie A. La contemporanea assenza dei due, ha di fatto cancellato immediatamente la consistenza e le geometrie di gioco del centrocampo genoano. El general si sa, ha preso un’altra strada. Almeno Miguel, però, può tornare ad aiutare un grifone, più che mai, in balia di se stesso.

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