F1; in Cina ritorna Hamilton, Vettel leone e sfortunato

PAREGGIO– Lewis Hamilton torna al successo a Shanghai nel secondo appuntamento mondiale, ma la Ferrari c’è. Questa, in sintesi, è la morale del GP di Cina, che ha dimostrato, come già a Melbourne, che con prestazioni paragonabili gli episodi possono essere determinanti, e soprattutto, finalmente, torna fondamentale il fattore-pilota.  Sebastian Vettel (graziato dalla direzione gara che non lo ha sanzionato per una posizione scorretta sulla griglia) ci ha provato fino all’ultimo, nonostante la fortuna oggi gli abbia voltato le spalle. Il muretto Ferrari ha infatti tentato una strategia aggressiva, montandogli subito le gomme soft da asciutto per mettere sotto pressione Hamilton, ma la gara è stata poi condizionata da due safety car, una virtuale e una reale per lo schianto di Giovinazzi davanti ai box (un errore da principiante farsi sorprendere dall’acquaplaning in pieno rettilineo), che hanno cosi consentito a tutti gli altri di fermarsi a loro volta per mettere le slick  col gruppo ad andatura forzatamente ridotta. Risultato, Vettel, dopo il valzer dei pit-stop, da secondo si è ritrovato sesto, dietro all’incredibile Verstappen, partito 16esimo (in condizioni di pista umida è sicuramente di gran lunga il migliore), Ricciardo e Raikkonen, entrambi palesemente più lenti di lui. Quando finalmente Seb è riuscito a liberarsi dei due avversari più vicini (fenomenale il sorpasso su Ricciardo), e a riconquistare anche il secondo posto grazie ad un lungo di Verstappen, il distacco da Hamilton superava ormai i 10 secondi, ed era troppo tardi per raggiungere l’inglese. Da notare comunque che la 61esima pole di Lewis ha, a conti fatti, deciso la gara, inducendo la Ferrari a tentare “l’undercut”, e questo è comunque merito del 3 volte campione del mondo, che sul giro secco sembra avere ancora qualcosa in più.

PRESTAZIONI– Tutto questo comunque non cancella il dato fondamentale; su una pista di grande significato tecnico (al contrario dell’Australia), con curve di tutti i tipi e il rettilineo più lungo del mondiale, Vettel ha lottato per la pole position e per la vittoria (molto significative le comunicazioni del muretto Mercedes a Hamilton; “accelera altrimenti ci raggiungono”). La F70SH può quindi combattere per il titolo, contando anche che il progetto iniziale, finalmente riuscito, renda più facile il lavoro di sviluppo. Deludente, invece, la prestazione di Raikkonen, solo quinto a 48 secondi da Hamilton (e a 42 da Vettel…), dietro anche alle Red Bull, palesemente più lente della Ferrari su pista asciutta a causa delle carenze del motore Renault. Kimi non sembra ben adattarsi a questa nuova vettura, che invece esalta l’enorme talento di Sebastian; forse doveva fermarsi prima per il suo pit-stop, ma questo non toglie che non sia mai riuscito a cambiare ritmo, anche se il suo connazionale Bottas, con l’altra Mercedes, ha fatto ancora peggio finendo sesto.

LA CORSA DEGLI ALTRI– Detto delle Red Bull, che devono valutare se vedere il bicchiere mezzo pieno (il terzo e quarto posto) o mezzo vuoto (il ritardo di prestazioni su Mercedes e Ferrari), da segnalare l’ottima gara di Carlos Sainz, unico a partire con gomme da asciutto, che con una Toro Rosso sempre molto efficiente sul piano telaistico è giunto settimo e nello stesso giro del vincitore. Buona anche la gara delle Force India, entrambe nei punti, in particolare quella di Ocon, partito 17esimo, cosi come quella delle Haas, con l’ottimo ottavo posto di Magnussen. Deludenti invece le Renault, entrambe fuori dalla zona punti; alle prestazioni non esaltanti della PU francese qui si sommano anche palesi carenze aerodinamiche. Addirittura disastroso Massa con la Williams, giunto 14esimo e penultimo dopo essere partito in terza fila; il brasiliano conferma la sua scarsa propensione alla bagarre. Detto dell’errore di Giovinazzi, anche il compagno Ericsson non ha combinato granchè, giungendo ultimo con l’unica Sauber superstite. Ancora un calvario, infine per le McLaren Honda, entrambe ritirate e con prestazioni davvero sconcertanti, specie da parte del motore giapponese; vedere Alonso saltato da Bottas con quasi 30 (trenta !) km di velocità di punta in più, anche se agevolati dal DRS, mette quasi tenerezza, pensando che l’asturiano lasciò la Ferrari lamentandosi delle scarse prestazioni della rossa..

 

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