Mediocrità e innovazione: la dodicesima di ritorno

Atalanta sassuolo

La trentunesima giornata inizia con una sfida chiave in ottica salvezza: Empoli – Pescara. Finisce in parità, con il Crotone che, grazie alla vittoria a sorpresa di domenica pomeriggio contro l’Inter, si porta a soli tre punti dal quartultimo posto. Gli altri anticipi vedono il pareggio del Sassuolo a Bergamo e la facile vittoria casalinga della Juventus contro un Chievo mai pericoloso. Il pareggio nel lunch match tra Sampdoria e Fiorentina allontana la Viola dall’Europa, ora distante cinque punti. Un Genoa sempre più in caduta libera perde a Udine, mentre il Milan passa agevolmente sulla carcassa di un Palermo tenuto a galla solo dalla matematica. Gli altri incontri del pomeriggio portano alle vittorie fuori casa di Torino e Roma, a discapito di Cagliari e Bologna. Il posticipo ristabilisce le gerarchie in zona Champions, con la dimostrazione di forza del Napoli che ridimensiona i sogni dell’undici di Simone Inzaghi.


La mediocrità della lotta salvezza

Credit: it.eurosport.com
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Se nei campionati passati la quota salvezza si aggirava attorno ai 40 punti, molto probabilmente la soglia di questa stagione sarà ragionevolmente più bassa. La fine del girone d’andata sembrava avesse portato anche la retrocessione delle ultime tre della fila: Pescara e Crotone con nove punti, Palermo con dieci. L’Empoli, quartultimo, a diciassette: ripetendo i risultati del girone d’andata, sarebbero bastati 21 punti per la permanenza nella massima serie, 25 per un tranquillo quintultimo posto.

Il girone di ritorno inizia e i toscani, oltre all’invidiabile record di un gol ogni due gare, riescono anche a raggiungere la media di un punto ogni due partite, riuscendo a ridurre il distacco dal Crotone, terzultimo, a sole tre lunghezze. Calabresi che, grazie ai gol di Falcinelli e all’assenza di ribaltoni alla Zamparini, sono riusciti a trovare una concentrazione maggiore nei novanta minuti e una continuità di risultati potenzialmente da salvezza.

La cura Zeman è servita solo a portare la prima vittoria stagionale al Pescara (i tre punti col Sassuolo della seconda giornata furono assegnati a tavolino); del ritmo ancor peggiore del Genoa, fuori dalla lotta retrocessione solo grazie ai quattordici punti delle prime sette giornate, abbiamo già purtroppo ampiamente parlato.

A tre quarti di campionato giocato, la quota salvezza sembra essersi alzata leggermente (21 punti ora, con una proiezione di circa 28 a fine campionato) rimanendo comunque decisamente inferiore rispetto alle stagioni precedenti. Ciò nonostante, le prestazioni ancor più infime di Genoa e, soprattutto, Empoli, sembrano aver riaperto la lotta per non retrocedere. Alla luce di questi dati, un campionato a 18 squadre sarebbe un’idea così sbagliata?


È ancora un paese per vecchi?

Credit: metrouk2
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Nel calo della Serie A dell’ultima decade, la statistica più preoccupante proveniva dal picco vertiginoso dell’età media delle squadre, troppo legate ai senatori e poco avvezze a investire nel settore giovanile.

Oggi la trentunesima giornata, che porta altrettante reti, mette alla luce un dato che potrebbe rappresentare un’inversione di marcia: 21 gol su 31 sono stati segnati da giocatori nati dopo il 1990. Se restringiamo il campo, escludendo Falcinelli (1991), Insigne (1991), El Kaddouri (1990), Duvan Zapata (1991) e Ljajic (1991), poco meno della metà delle reti (14) è stata segnata da giocatori sotto i venticinque anni di età: Caprari (1993), Pellegrini (1996), Cristante (1995) Bruno Fernandes (1994), Babacar (1993), Deulofeu (1994), Suso (1993), Pasalic (1996), De Paul (1994), Belotti (1993), Acquah (1992), Han (1998), Salah (1992).

Tralasciando Deulofeu (in prestito dall’Everton), Pasalic (in prestito dal Chelsea) e Salah (acquistato dal Chelsea), sono tutti ragazzi lanciati (Suso, De Paul) o già facenti parte, delle giovanili di un club italiano. Se poi tra questi si aggira anche il capocannoniere, la speranza di vedere un’età media più bassa rischia di trasformarsi in realtà.

Inoltre tra gli “esclusi” da questa statistica, gli over 26, solo due si avviano verso la fine della propria carriera: Gonzalo Rodriguez (1984) e Borriello (1982). Mentre Higuain (1987), Ricky Alvarez (1988), Bacca (1986), Dzeko (1986), Fazio (1987), D’Ambrosio (1988) e Callejon (1987) hanno ancora tanta benzina nel motore.

Sicuramente i risultati ottenuti dal modello tedesco, avviato dopo la cocente delusione dei mondiali nippocoreani, sono ancora molto lontani; ma l’orientamento adottato da parecchie squadre italiane (Atalanta, Roma, Juventus, Milan e Fiorentina su tutte) sembra comunque un ottimo punto di partenza.

 

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