Campione d’Italia per un solo giorno. Storia di uno scudetto dimenticato. Prima puntata: i fatti vol.1

scudetto 44

Il titolo deriva da una frase estrapolata da un’intervista del novembre 1988 a Mario Tommaseo, al tempo uno degli ultimi sopravvissuti della squadra dei Vigili del Fuoco della Spezia che disputò il Campionato di calcio del 1944, concessa a Sergio Camicioli di Tele Liguria Sud. “Sono stato Campione d’Italia per un solo giorno, poi ce lo tolsero: se l’avesse vinto il Torino, sono sicuro che l’avrebbero assegnato definitivamente quello scudetto.” Da questo, lecito, dubbio comincia, con questo articolo, un viaggio per ripercorrere i fatti, i risultati, le conseguenze e i risvolti più attuali di una pagina della storia del Campionato Italiano, poco conosciuta e quasi dimenticata, non solo dagli sportivi, ma, spesso, e questo è un aspetto un po’ più grave, dagli organi deputati a conservarne memoria, visti anche gli sviluppi finali della vicenda.

GLI ANTEFATTI – A giugno 1940 lo Spezia ottiene la promozione in B e, trascinata da grandi ambizioni, si rafforza per disputare al meglio il campionato cadetto: gli attaccanti Costa dalla Lazio e Costanzo dal Livorno, il difensore Wando Persia dal Liguria, a cui si aggiunge un certo Eusebio Castigliano, uno che farà parte del Grande Torino e che si salverà dalla tragedia di Superga solo perché infortunato. Di leva a Spezia chiede di allenarsi con la squadra aquilotta, ma già dopo pochi allenamenti i dirigenti, intuendone le potenzialità, lo acquistano dalla Pro Vercelli, padrona del cartellino. Costa-Castigliano-Costanzo formano il cosiddetto attacco delle “tre C”, che dà spettacolo e segna a raffica. Ma la squadra bianconera è una compagine che subisce anche molti gol, così che i primi campionati di B si chiudono con posizioni di metà classifica. Nel ’42 arriva il tecnico Ottavio Barbieri (oltre a Carapellese, uno che diventerà grande con Milan, Genoa e Nazionale) che ha l’intuizione di arretrare a centrocampo Castigliano, nel ruolo dove giocherà anche nel Torino. Lo Spezia, che deve giocare a Rapallo causa bombardamenti, gioca e segna tanto, ma non va oltre il sesto posto.

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Castigliano ai tempi del Grande Torino

L’INIZIO DELLA STAGIONE 43/44 – L’Italia è ufficialmente spaccata in due dalla linea gotica: a sud gli alleati, a nord l’occupazione tedesca. Il fronte della Guerra è a Cassino, ma tante sono le città vittime dei bombardamenti e La Spezia è una di queste, vista la presenza di industrie belliche e dell’arsenale militare. Città devastata, povertà, disoccupazione, fame e per gli uomini la dura scelta se rispondere alla nuova chiamata alle armi dei nazifascisti o di entrare nella Resistenza partigiana. La Federcalcio pensa che “Qualcosa si farà”, ipotizzando un torneo di un paio di mesi, giusto per non restare fermi, prima di decidere se organizzare un vero e proprio campionato, un’occasione in cui far giocare, magari, quei giovani che non avrebbero trovato spazio in altre situazioni. Ma, intanto, i mesi passano e non si riesce a trovare il bandolo per dipanare la matassa. Quello che appare chiaro fin da subito, però, è che il campionato non potrà svolgersi con la consueta formula a girone unico anche perché, chiaramente, ad esso non potranno prendere parte le squadre meridionali. Si pensa, quindi, al campionato di divisione nazionale, con una fase a gironi zonali, anche per ridurre le trasferte in un periodo in cui è quasi impossibile prenderle in considerazione con serenità, seguita da una con gironi interzonali fino alla fase finale, cui saranno ammesse le squadre prime classificate dei singoli gironi, più, eventualmente, quella del campionato regionale laziale. Una fase di transizione, che, ovviamente, non terrà conto delle serie di appartenenza delle squadre coinvolte, dove le varie società verranno ricollocate al normalizzarsi della situazione, secondo i risultati acquisiti al termine del torneo 42/43. Il regolamento vigente sarà quello dei campionati nazionali. Dopo una fase difficile per la stessa Federazione, divisa tra le sedi di Roma e quelle temporanee di Milano e Venezia, con tutte le difficoltà di gestire la situazione anche da un punto di vista documentale, finalmente, a gennaio 1944, il Campionato ha inizio. Un Campionato che, comunque, pur nelle sue difficoltà e defezioni, vede la partecipazione di tutte le squadre più forti e titolate: il Grande Torino, Campione in carica, la Juve, il Milan, l’Ambrosiana Inter, il Bologna, la Fiorentina, la Pro Vercelli con i suoi 7 scudetti sul petto, ecc.

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Una fase dei bombardamenti sulla città della Spezia

LO SPEZIA DIVENTA 42° CORPO DEI VIGILI DEL FUOCO – Come detto poco sopra, in questo frangente la città vive un periodo storico tremendo: i bombardamenti, i rastrellamenti dei nazifascisti, il saccheggio tedesco alle fabbriche, i campi minati, l’inflazione galoppante e la conseguente fame e povertà colpiscono La Spezia fino nel profondo, lasciandola come un cumulo di macerie dove si vive alla giornata tra allarmi, coprifuochi e, soprattutto, tanta paura. In mezzo a tutto questo il lavoro di un Corpo come quello dei Figli del Fuoco è fondamentale e all’ordine del giorno e, di conseguenza, ha bisogno di sempre nuove leve per rimpinguare l’organico. Da questa esigenza nasce un’idea. Lo Spezia calcio, come società, non esiste praticamente più: il Presidente Perioli è stato catturato dai nazisti e mandato in un lager da cui non tornerà più, la società è virtualmente sciolta anche perché a rimanere attivo è un solo dirigente, Giacomo Semorile. Ecco perché si ha l’idea di cedere, a titolo temporaneo, tutti i giocatori ai Vigili del Fuoco, con l’impegno a restituirli al normalizzarsi della situazione. Viene fatta formale richiesta al Ministero, che, non potendo negare la necessità di un infoltimento dell’organico, “considerato che il numero di Vigili in servizio discontinuo richiamabili al servizio continuativo è insufficiente a completarlo” (come riporta la delibera 114) in una città dove incendi da spegnere, macerie da sgomberare e crolli da scongiurare sono il pane quotidiano, accetta l’integrazione. E’ ancora Tommaseo a ricordare: “Ero ormai pronto a seguire mio fratello tra i partigiani, quando, nella nostra casa di Arcola, dove eravamo sfollati, si presentò il mio vecchio amico Anselmo Minelli. Lo mandava il suo comandante, l’ingegner Luigi Gandino affinché mi presentassi al Comando dei Vigili del Fuoco. Sarei stato arruolato come pompiere insieme ad altri giocatori che avrebbero composto la rosa dello Spezia. La mia felicità fu doppia: mi risparmiavo la guerra e avrei potuto continuare a fare il calciatore anche dopo che la mia società, il Palermo, era stata cancellata dallo sbarco alleato. Non si parlava di soldi, ma di vitto e alloggio garantiti, senza pesare più sulla famiglia. Divenimmo veri e propri vigili del fuoco, con una copertura importante, documenti in tedesco e italiano con cui muoversi. Senza dimenticare quel commercio clandestino di olio, pasta ed altro, che rendeva felici le nostre famiglie…” A tutti gli effetti, quindi, sulle ceneri dello Spezia Calcio, nasce il 42° Vigili del Fuoco, che conserva, però, gli stessi colori sociali e farebbe lo stesso con lo Stadio, se il Picco non portasse esso stesso i segni dei bombardamenti e non diventasse un luogo troppo esposto in vista dei raid aerei. Nell’ultima partita che qui viene giocata, un’amichevole contro il Mantova, alla fine del ’43, vinta dai padroni di casa per 3-1, i vuoti sugli spalti sono fin troppo eloquenti.

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Un mezzo dei Vigili del Fuoco degli anni ’40

L’ORGANICO DELLO “SPEZIA” – La rosa dello Spezia, o meglio del 42° Vigili del Fuoco, subisce qualche defezione importante: Costanzo e Castigliano vanno a Biella, Carapellese a Casale, altri giocatori rimangono bloccati dalla guerra in città del Centro-Sud. Così si rende necessario qualche rinforzo: dal Napoli arriva il mediano di temperamento Gramaglia, dal Livorno, giunto secondo alle spalle del Grande Torino per un solo punto nel campionato precedente, Angelini e Tori, indispensabili giocatori per la manovra avanzata, dal Genova Viani II e Tavoletti. A completare l’organico: l’acrobatico portiere Sergio Bani; Sergio Persia, difensore che giocò tutta la fase eliminatoria, ma non fu mai schierato nella fase finale; Borrini, dotato di grandi doti atletiche e ottimo colpitole di testa; Carmelo Amenta, terzino dotato di grande doti d’anticipo; Carlo Scarpato, grande intelligenza tattica del centrocampo bianco nel ruolo di regista arretrato; Angelo Medica, attaccante che giocò poco, solo nella fase eliminatoria, ma lasciò il suo contributo con 3 gol; Bruno Rossi, mediano che giocò una sola partita, ma fu importantissimo, sostituendo lo squalificato Gramaglia nella semifinale col Bologna; il più volte citato Mario Tommaseo, un generosissimo motorino perpetuo del centrocampo spezzino, dotato di grande fisicità. Assieme a loro due giocatori, titolari inamovibili, che rappresentano l’autentica rivoluzione del tecnico Ottavio Barbieri. Barbieri è un ex giocatore che è stato grande con il Genoa, con cui ha conquistato gli ultimi due titoli della storia rossoblu, e nazionale agli ordini di Pozzo. Ritiratosi a 33 anni per un infortunio, diventa presto un allenatore: da solo guida l’Atalanta alla promozione in A nel 1937, quindi va a fare il co-allenatore di William Gabutt, colui che introduce il “sistema” (il WM) in Italia, al Genoa, sfiorando la stella del decimo scudetto nel 39/40, infine viene chiamato ad una non memorabile collaborazione sulla panchina della Nazionale al fianco di Pozzo. Quindi, nel ’42, arriva lo Spezia e con esso la sua personale rivoluzione tattica, che prenderà il nome di “Mezzo sistema”: tre difensori in linea sull’avversario diretto, più un quarto alle loro spalle, ovvero, per la prima volta, ancor prima di Rocco a cui, invece, sarà attribuita l’invenzione, il libero, ruolo splendidamente coperto nello Spezia da Wando Persia (fratello di Sergio); quindi, a centrocampo, un regista posizionato davanti alla difesa, affiancato da un robusto centrocampista e, e qui sta la seconda invenzione, antesignana di quella che avrà tante fortune nel futuro, un’ala destra a fare da raccordo tra centrocampo e attacco, ovvero il primo tornante della storia, affidata ad uno straripante Paolo Rostagno; in attacco una mezzala a ridosso delle due punte, rappresentate da un centravanti e da un’ala sinistra. Con queste rivoluzioni tattiche, il 42° Vigili del Fuoco si apprestava a disputare il Campionato di Guerra 1944…

Continua…

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