Campione D’Italia Per Un Solo Giorno. Storia Di Uno Scudetto Dimenticato. Terza Puntata: I Fatti Vol.3

scudetto 44

IL GIRONE FINALE – Come detto, lo Spezia arriva al girone finale per la conquista dello scudetto. Un girone a 3 con Venezia e Torino, in cui il 42° Vigili del Fuoco parte da sfavorito d’obbligo. Il Venezia solo qualche anno prima è arrivato terzo in campionato grazie a Loik e Mazzola, che ora sono nella rosa granata. Il Torino è, semplicemente, il Grande Torino, praticamente nel suo organico completo, per di più con l’aggiunta di un certo Silvio Piola, “accasatosi” fino al termine del conflitto, la squadra che ha dominato in Italia fino all’anno precedente, che è Campione in carica, e che continuerà a far man bassa di trofei anche dopo la guerra, finché un maledetto monte, quello di Superga, non fermerà la storia e la trasformerà, purtroppo, in leggenda. I granata, guidati da un certo Vittorio Pozzo, bicampione del Mondo con la Nazionale appena qualche anno prima, sembrano già aver vinto il campionato senza neppure la necessità di scendere in campo. Con un attacco formato da Ossola, Gabetto, Piola, Mazzola e Ferraris, per gli avversari, di solito, è già difficile chiudere l’incontro con meno di 4 reti subite. La scelta dello scenario in cui questa fase finale si disputerà cade su Milano, più precisamente sulla sua Arena, e la cosa fa storcere più di un naso, visto che il capoluogo lombardo è terra di bombardamenti e siamo in pieno luglio, quindi con un cielo limpido, ideale per i raid aerei. Due sembrano le certezze, a parte il risultato finale: nessuno sarà sugli spalti e le vite dei giocatori saranno tremendamente a rischio.

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Il Venezia 1944

LA PARTITA COL VENEZIA – Lo Spezia gioca la prima partita a quasi un mese dalla sfida col Bologna, quindi Barbieri ha il suo da fare a mantenere allenati i suoi giocatori. Poi subentra il problema della trasferta da affrontare. Il capo dei Vigili, Ingegner Gandino, e Barbieri riescono ad organizzarla sfruttando un camion di mobili che è in partenza per Varese, dove i Vigili vengono ospitati nella caserma dei commilitoni. Poi da lì si trasferiranno a Milano per le partite. Il giorno della partita col Venezia, il 9 luglio, il primo inghippo: il camion che viene utilizzato per lo spostamento è scoperto, ma lungo la strada un pesante acquazzone colpisce il gruppo, che, così, arriva a Milano completamente fradicio e in ritardo sulla tabella di marcia. Si deve mangiare in fretta e pure mettere ad asciugare le divise di gioco, vicino alle calderine accese anche se siamo in piena estate. La distrazione, però, che fa seguito all’allegria delle libagioni, è fatale per le magliette, che, dimenticate per troppo tempo vicino al fuoco, vengono restituite ai giocatori mezze bruciacchiate e puzzolenti. In queste condizioni i Vigili del Fuoco scendono in campo nella prima partita col Venezia. Chi pensa che il risultato sia già scontato, si deve ricredere: questi undici uomini con indosso una maglia che di bianco ha più ben poco, con il loro mezzo sistema ancora molto efficace, imbrigliano i lagunari nella propria trequarti e poi partono in contropiede con azioni fulminee. Da una di queste, a sorpresa, nasce il vantaggio aquilotto: al 31′ Costa si invola sulla sinistra, mette al centro per Tori che, da una quindicina di metri, si coordina e con un missile che si alza nella sua traiettoria, insacca imparabilmente l’1-0 alle spalle di Valsecchi. A questo punto i liguri si pongono a difesa del risultato, ma sono costretti a capitolare al 21′ della ripresa, quando, da un errore di Gramaglia nasce l’azione da gol del Venezia che pareggia con un forte tiro da pochi passi di Astorri su passaggio di Petron, uno talmente sfibrato dalla marcatura asfissiante di Tommaseo da rifilargli un pugno al 84′, rimediando l’espulsione, e che, sfortunatamente, morirà qualche giorno dopo la fine del campionato tra le mura della sua casa bombardata. Nonostante i lagunari sfiorino altre volte il gol del vantaggio, il 42° Vigili del Fuoco chiude inaspettatamente in parità il primo incontro col Venezia e, ora, anche la stampa comincia a notare le innovazioni tattiche di Mister Barbieri.

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Immagini dell’incontro sulla copertina de “Il Calcio illustrato”

LA PAURA PRIMA DELLA SFIDA – Il 16 luglio è in programma la seconda partita, la prima in cui scende in campo il Grande Torino. Nei giorni precedenti la sfida Barbieri decide di spostare la squadra a Brescia, città che fino ad allora non è stata ancora bombardata. Ma questa si rivela, invece, una scelta infelice, perché già la notte stessa la città lombarda viene sottoposta al suo primo raid aereo. I giocatori dello Spezia vengono svegliati da due allarmi a vuoto che li spaventano, ma hanno il solo risultato di far sì che, quando arrivi il terzo, in una sorta di “al lupo al lupo” i giocatori non ci credano più e si facciano trovare impreparati a quello, che, invece, è un bombardamento vero. Paura, sgomento, un fuggi fuggi generale che rende difficile a Barbieri ricompattare il gruppo a raffica finita. All’appello sono tutti presenti a parte Tori. Verrà trovato a correre scalzo, in strada, alla ricerca di un riparo, con le piante dei piedi bruciate. L’allenatore ha il suo da fare a convincere i giocatori a non scappare via, a crederci ancora. Lui e Gramaglia si incaricano di recarsi ad avvertire le famiglie che tutto è a posto. Lo stesso fanno Costa e Tori che vanno fino a Viareggio a tranquillizzare i propri cari, facendosi tutto il viaggio di ritorno tra mille peripezie e quasi tutto a piedi. Il gruppo si ricompatta solo giovedì, a 3 giorni dalla sfida decisiva.

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L’allenatore Ottavio Barbieri

IL CAMMINO DEL TORINO – I granata arrivano all’appuntamento come lo farebbe uno schiacciasassi, a suon di vittorie e record, asfaltando gli avversari di turno. Possono schierare tutti i giocatori migliori, che sono stati assunti come operai della Fiat e, quindi, non devono rispondere alla chiamata alle armi perché impegnati nell’industria bellica. Nel primo Girone di qualificazione Piemonte-Liguria, composto da 10 squadre, fra cui spiccano Juventus, Genova e Liguria, su 18 incontri, ne vince 16 (di cui 13 consecutivi all’inizio) e ne pareggia 2 (con Juve  e Genova). In quello di semifinale è un po’ meno brillante e chiude con 8 punti, davanti alla Juve con 7 all’Ambrosiana Inter con 6 e al Varese con 3. Con 21 gol segnati in 6 partite, tra cui spiccano i 6 all’Inter e gli altrettanti al Varese, non è difficile pensare come si chiuderà il girone Finale.

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I DUE ERRORI DI POZZO – Pozzo, il più grande tecnico italiano di questo periodo, pecca un po’ di superficialità e di presunzione, che gli fanno compiere due errori importanti. Il primo è quello di organizzare una partita tra le rappresentative di Piemonte (in cui convoca quasi tutto il Torino) e Venezia Giulia (2-2 il risultato) proprio lo stesso giorno del match tra Vigili del Fuoco e Venezia, a Trieste. Il viaggio di ritorno si dimostra un’autentica odissea per i granata che giungono a casa solo giovedì 13 e devono ripartire subito per Milano. Il secondo lo compie a pochi minuti dal calcio di inizio, quando va a porgere saluto alla squadra aquilotta, comunicando ai giocatori che non sarebbe stato un insulto perdere per 3-0 contro questo Torino. Qui le testimonianze divergono un po’ sullo svolgimento dei fatti: Rostagno dice di averlo sentito riferire da Barbieri che aveva parlato con Pozzo qualche minuto prima, Tommaseo che fu proprio Pozzo a dirlo al gruppo, al punto da scatenare la rabbia di Gramagla che si scaraventò con violenza sulla porta. Come andarono davvero i fatti poco è importante. Il risultato fu quello di pungere l’orgoglio degli aquilotti.

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LA PARTITA – IL 16 luglio, di fronte a poco più di un migliaio di persone, si gioca l’incontro, l’ultimo del 42° Vigili del fuoco in quel torneo. I liguri, con le loro maglie sporche e logore, per di più a maniche lunghe in un afoso pomeriggio estivo, scendono in campo con: Bani, Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa. Il Torino, nelle sue sgargianti e linde casacche granata, schiera: Griffanti, Cassano, Piacentini, Loik, Ellena, Gallea, Ossola, Piola, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. Il cielo e limpido, ideale per i bombardamenti. Tommaseo dovrà marcare a uomo (“anche a costo di seguirlo in bagno”) il grande Valentino Mazzola, uno dei più grandi giocatori italiani di tutti i tempi. All’inizio è il Torino a fare la partita, e sembra giocare al gatto col topo con lo Spezia chiuso nella propria metà campo. Ma, al 16′, la sorpresa che non t’aspetti: Angelini riceve palla da Costa da un laterale, si invola in azione personale, mal affrontato dai difensori granata; giunto al limite scaglia un tiro angolato non irresistibile, ma che Griffanti, evidentemente, valuta male, così che, pur distendendosi, non ci arriva. I Vigili sono in vantaggio. Il Toro inizia a spingere e col potenziale offensivo che si ritrova, la capitolazione spezzina pare scontata da un momento all’altro. Loik e Mazzola impegnano Bani a più riprese. Alla fine, però, il gol arriva davvero, con Piola che, al 34′ si butta in scivolata su una punizione di Ossola e insacca il pareggio. Chi ipotizza che questo tagli le gambe dei bianchi (!) si sbaglia di grosso: i giocatori di Barbieri riprendono il proprio gioco accorto fatto di fase difensiva serrata e ripartenze impetuose. Il Torino si innervosisce, vuol segnare a tutti i costi, la difesa segue l’attacco e si aprono spazi in cui gli aquilotti si insinuano, sfiorando più volte il nuovo vantaggio. Che arriva. Nel minuto di recupero Angelini scatta via, allarga a Costa che salta Cassano e accentra ancora per Angelini che batte di nuovo il portiere per il 2-1 che chiude il primo tempo. Il secondo tempo è all’insegna dei tentativi dei granata di raggiungere il pareggio, ma lo Spezia si difende bene e rischia il giusto, anche se le mischie in area mettono a dura prove le coronarie di Barbieri in panchina. Ma il suo mezzo sistema regge ancora una volta: la difesa è compatta e ogni tanto si accenna ad una ripartenza, tanto che Tommaseo ha pure una buona occasione che butta al vento. Poi lo stesso giocatore, alla mezz’ora entra su un pallone contemporaneamente ad Amenta e rimedia un calcione che gli frattura il piede. Ma continua strenuamente a giocare, col massaggiatore che gli consiglia di non togliere la scarpa fino alla fine per non farlo gonfiare. Si arriva, così, al 90′, con l’arbitro che concede, cosa rara per l’epoca, ben 2′ di recupero. E proprio al 92′ Mazzola prende palla, salta tre avversari, arriva ai sedici metri e scarica un tiro di violenza inaudita che, però, a Bani battuto, si infrange sulla traversa. L’arbitro fischia la fine. I Vigili del Fuoco hanno battuto per 2-1 il Grande Torino di Mazzola e Piola. La gioia di Barbieri e dei suoi uomini è incontenibile.

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L’INTERESSE CALA VERTIGINOSAMENTE – Appurato che il Torino non potrà più vincere il Campionato, l’interesse della stampa cala improvvisamente, al punto che diverse testate, il Guerino (stampato a Torino…) in testa cominciano a sminuirne il valore denunciandone le irregolarità (cosa mai successa fino a quel momento). La Federazione emana un comunicato in cui si specifica che la prima classificata riceverà la Coppa Federale del Campionato di guerra. I granata arrivano ad annunciare che rinunceranno all’ultima partita. Questo comporterebbe il 2-0 a tavolino per il Venezia, che, così, vincerebbe il torneo. A far cambiare idea ai Campioni d’Italia in carica ci pensa Emilio Colombo dalle pagine della Gazzetta, che, con una dura reprimenda, stuzzica l’onore sportivo dei granata. Il 20 luglio, così, la partita si gioca e il Toro fa quello che ha saputo fare per quasi tutto quel campionato: asfalta l’avversario con un sonante 5-2, con gol di Gabetto, doppietta di Mazzola, rigore di Piola e rete di Ossola a chiudere i conti. Con questo risultato il 42° Vigili del Fuoco è Campione d’Italia. O almeno cosi crede…

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LA BEFFA – L’aria rarefatta respirata negli ultimi giorni del torneo trova la sua esplicazione l’8 agosto 1944, in cui, con il comunicato numero 20, la Federazione delibera che, viste le circostanze in cui si è giocato quel torneo e considerando che un campionato nazionale vero e proprio non ha potuto aver luogo (andando contro quanto dichiarato sia nel ’43 che ad aprile del ’44,  e perfino sconfessando il Ministero dell’Interno che il 30 luglio lodava i Vigili quali Campioni d’Italia…), la squadra da considerarsi campiona nazionale il carica è ancora il Torino e al 42° Vigili del Fuoco viene riconosciuto il titolo di vincitore del Campionato di Guerra 43/44. Addirittura Semorile, Gandino e Barbieri che si recano a Milano per il ritiro del trofeo, vengono liquidati frettolosamente, nel bel mezzo di un trasloco, con una coppa di latta consegnata alla spicciolata. Si sarebbe dovuto subito presentare ricorso, ma in città si pensa ad altro. I giocatori, che hanno ricevuto i ringraziamenti dei cittadini tramite piccoli regali, ci restano male, ma anche per loro il ritorno a casa vuol dire altri pensieri. Tutto resta immutato. I Vigili del Fuoco sono stati Campioni solo per un giorno…

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Il trofeo consegnato a Gandino e Barbieri

LA FINE DEL 42° VIGILI DEL FUOCO – Alla fine del ’45 arriva la richiesta di fusione tra Vigili e Spezia, con l’intento di ricreare lo Spezia Calcio. Il 29 dicembre è un sì, ma già il 26 gennaio ci si rende conto che i Vigili, dopo le finali, si son dimenticati di pagare la tassa di iscrizione e affiliazione, indispensabile per mantenere il titolo sportivo. In contemporanea il comitato regionale emiliano, dove è iscritto il 42° Vigili del Fuoco, dichiara la radiazione dello stesso a causa della sua inattività. Sparendo dalle carte del Calcio Nazionale, Barbieri e Semorile convengono che è impossibile anche solo pensare di poter insistere su quel riconoscimento. Così si chiude la storia del 42° Vigili del Fuoco della Spezia e del suo scudetto fantasma…

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Continua…

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