Roma: un secondo posto su cui poter costruire molto

Roma-Genoa

La festa per Totti, le lacrime per il suo addio, ma prima una partita da giocare e vincere. Per non vanificare le fatiche di una stagione, sempre dietro la Juventus ma davanti a uno strepitoso Napoli.
E alla fine secondo posto è stato. Il nono in sedici anni, quelli trascorsi dall’ultimo Scudetto giallorosso del 2001. Con l’ormai classico retrogusto amaro, quello di chi si sente sempre a un passo da, ma questo passo non riesce a farlo mai. Però la stagione giallorossa non è stata avara di soddisfazioni.
Tra il bianco e il nero (sic) ci sono molte sfumature di colori. Il digiuno di trofei a volte pesa meno.

Resteranno tra i dolci ricordi dei tifosi romanisti le doppie vittorie su Inter e Milan: mai banali, mai scontate. Soprattutto a San Siro. Poi il successo di Napoli, all’andata, per 3-1, e la vittoria al ritorno sui rivali bianconeri. Un altro 3-1. Ed è vero che l’avversario non aveva esattamente nient’altro a cui pensare, come una finale di lì a pochi giorni e un’altra, LA FINALE, sullo sfondo, ma resta l’esultanza di Nainggolan, resta l’aver battuto i più bravi della classe. Almeno per una notte.
Poi i gol. Tanti, tante esultanze, tante azioni concluse nel modo migliore e più soddisfacente per un tifoso. Novanta le marcature stagionali in serie A: 13 in più della capolista. Ventiquattro in Europa League. Capocannoniere di entrambe le competizioni un giallorosso: Edin Dzeko. Dopo un anno di assestamento ha mostrato le proprie qualità, trascinando più volte la squadra verso la retta via della vittoria. Ventinove le reti in serie A, otto in Europa League e due in Coppa Italia.

Ma proprio in campo europeo è arrivata anche una delle più cocenti delusioni della stagione. Il crollo nel secondo tempo contro il Lione, in Francia, è costato caro alla squadra di Spalletti, che non è poi riuscita a rimontare il 4-2 dell’andata all’Olimpico. Per un soffio, l’ennesimo ultimo passo mancante, un passo dall’impresa.
L’altra delusione è arrivata dalla Coppa Italia. La Lazio non ha solo ottenuto il passaggio del turno, ha dominato sul piano del gioco e della tattica il doppio confronto della semifinale. Poco importa che la Roma sia quantomeno riuscita a ribaltare il risultato del ritorno, a giochi ormai fatti.
Riavvolgendo il nastro, l’eliminazione con il Porto ai preliminari di Champions League non preannunciava nulla di buono. Il rapporto con le coppe e con l’Europa resta tormentato. Allo spagnolo ex Siviglia Monchi, mister quattro coppe europee (1 Uefa e 3 Europa League), il compito di dare ambizioni continentali ai giallorossi.

Tirando le somme: zero trofei, è vero. Ma c’è differenza con un’annata piatta e sofferta come, ad esempio, quella 2014/15, culminata sempre con il secondo posto, ma a 70 punti, e cupi presagi per il futuro (nella stagione successiva sarebbe arrivato l’esonero di Garcia). Il progetto tecnico della Roma oggi è più solido, e l’addio di Spalletti, nell’aria da tempo e ufficializzato ieri in conferenza stampa, non cambia troppo le carte in tavola. La Roma ha ritrovato fiducia, si è riscoperta forte e competitiva, con 87 punti ha raggiunto il record personale di punti in serie A, imponendo spesso il proprio gioco.
La volontà di Pallotta e di Monchi è quella di affidare la squadra ad un allenatore ambizioso e che condivida la filosofia della società. Gli indizi portano a Eusebio Di Francesco. Scelta rischiosa ma non folle. Il mercato dovrà portare almeno due-tre innesti di livello, e soprattutto la conferma di Radja Nainggolan, dopo quella di Strootman, che ha rinnovato per cinque anni. Partirà probabilmente uno tra Manolas e Rudiger. Così come Szczesny, in prestito dall’Arsenal. La qualificazione in Champions League e la presenza di Monchi, tra i dirigenti più apprezzati a livello europeo, consentiranno alla Roma di osare qualche colpo interessante, sempre con un occhio al bilancio. Il rientro ad alti livelli di Inter e Milan renderanno agguerrita la lotta alle prime posizioni, e la Roma non vorrà perdere terreno nei confronti delle contendenti milanesi.

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