A tutta B: speciale con i voti alla stagione di tutte le squadre

Serie B

ASCOLI 6+ – Non aveva tantissimo da chiedere al campionato, se non una salvezza tranquilla e tale è arrivata. Trascinata dal solito intramontabile Cacia, ma, soprattutto, da una serie di giovani interessanti, Orsolini su tutti, ma senza dimenticare Favilli, che hanno scatenato gli appetiti delle migliori squadre, ha vissuto una stagione altalenante, ma caratterizzata, ad un certo punto, da un filotto di risultati utili consecutivi che l’aveva resa formazione temibile con più d’una aspirazione d’alta classifica. Aglietti fa bene il suo lavoro e porta a casa quanto richiesto, con la salvezza acquisita una giornata prima della fine.

AVELLINO 5,5 – Partito con aspirazioni d’alta classifica, ha vissuto un’annata più che travagliata: una prima parte, sotto la gestione Toscano, in cui ha conosciuto le zone più basse della graduatoria, toccando persino la zona retrocessione, con gravi problemi di gioco e di formazione; poi, con l’arrivo del decano Novellino le cose sono cambiate e, soprattutto nella prima parte, i verdi hanno cominciato la risalita. A ridosso dell’inizio del girone di ritorno l’inanellamento di risultati più che interessanti ha fatto sognare nuovamente la zona play off, poi, però, nell’ultima parte, è arrivato un nuovo calo (oltre ai punti di penalizzazione) che ha messo a repentaglio persino la salvezza, conquistata, comunque, con una giornata d’anticipo. Meno determinante Castaldo, ha trovato i suoi trascinatori in Ardemagni e nel giovane Verde.

BARI 5 – Nuova stagione fallimentare. Ancora peggio se si considera che si partiva con l’idea del rilancio, affidando la squadra ad un allenatore fresco di A come Stellone. E, invece, fin dall’inizio la stagione è stata un insieme mal assemblato di poche soddisfazioni, tante incertezze e risultati raffazzonati. Non inganni il cammino d’alta classifica: anche se sempre in lotta per i play off, i galletti non hanno mai dato l’idea di crederci veramente e a risultati positivi hanno fatto seguire, quasi sempre, periodi deludenti, tanto da vedere anche un cambio d’allenatore, con l’arrivo di Colantuono. L’inizio del girone d’andata, grazie ad una serie di acquisti azzeccati, Floro Flores su tutti, sembrava poter rilanciare il sogno, ma, con l’infortunio dell’attaccante partenopeo, è tornata a vigere la mediocrità, fino all’uscita definitiva dai play off.

BENEVENTO 9,5 – Servono poche spiegazioni per una votazione così alta: da debuttante assoluta ha compiuto, per la prima volta nella storia, il doppio salto fino alla A dopo una stagione straordinaria. Campionato d’alta classifica fin dagli esordi; gioco concreto ed efficace; organico coeso pur se privo di nomi, all’inizio, altisonanti, a parte il bomber Ceravolo, da cui presto sono spiccati quelli di Ciciretti e Puscas, quest’ultimo determinante soprattutto nei play off; apporto fondamentale alla disputa degli stessi spareggi grazie alla vittoria sul Frosinone: queste sono solo alcune delle fotografie della stagione da sogno dei campani. Mezzo voto in meno solo per quella fase di appannamento che, conformandola alle altre squadre in lotta per un posto nei play off, ne ha messo a repentaglio la disputa stessa.

BRESCIA 6 – Partita come la squadra più giovane della categoria, aveva come obiettivo primario la salvezza, e questa è arrivata, seppur con un percorso travagliato non del tutto atteso. Ottima la partenza con una buona permanenza nelle parti alte della classifica, seguita, poi, da un lungo periodo di difficoltà, corrisposto con la discesa in graduatoria e la lotta per non retrocedere risolta solo nelle ultime battute del campionato. Buone le cose viste sotto la direzione di Brocchi, che aveva creato un buon legame con i giovani, cominciando a valorizzarli, fondamentale l’apporto di Cagni che, da cuore bresciano, si è preso sulle spalle la squadra e l’ha portata ad una salvezza che, per un tratto, era sembrata estremamente difficoltosa. Sotto la solita chioccia Caracciolo, che non tramonta mai, è cresciuta una buona covata di giovani interessanti che caratterizzeranno i prossimi mercati, su tutti il figlio d’arte Bisoli, Vassallo e Crociata.

CARPI 7 – Il voto alto arriva più che altro per il post stagione regolare, con i play off portati fino alla finale. Partita con i favori del pronostico in quanto retrocessa dalla A (con tanto di paracadute), ha affrontato una stagione sotto le aspettative, con tanta difficoltà a reggere il passo delle squadre impegnate nella lotta play off ed una freschezza atletica anni luce lontana da quella che caratterizzò la prima promozione. Una volta conquistati gli spareggi, gli emiliani hanno cambiato volto e, battuto il Cittadella nel preliminare, hanno compiuto un’autentica impresa di carattere con lo strafavorito Frosinone, andando a vincere in casa avversaria una volta ridotti in 9. Hanno ceduto solo in finale ad un Benevento con le motivazioni a mille. Trascinatori il solito Lasagna, la “coppia della felicità” Letizia e Di Gaudio e il cavallo di ritorno Mbakogu.

CESENA 5 – I play off dello scorso campionato sono stati solo un lontanissimo ricordo: stagione assolutamente sotto tono, mai vissuta nella prima metà della classifica, ma sempre in lotta per i posti di rincalzo. Poche soddisfazioni, affidate più alle singole partite che ad un vero trend che abbia potuto appassionare i tifosi. Sporadici avvicinamenti alla metà classifica, intervallati a periodi bui di discesa in graduatoria, con la conoscenza anche delle posizioni più basse. Alla fine arriva una salvezza con una giornata d’anticipo che non può certo essere annoverata come una soddisfazione o un obiettivo stagionale raggiunto.

CUTTADELLA 7,5 – Risultato straordinario, soprattutto se si tiene conto che partiva con i galloni della neopromossa. Un’inizio strabiliante fatto di vittorie in ripetizione e bel gioco che l’hanno messa sotto i riflettori e fatta accreditare come una delle favorite alla promozione. La stagione ha poi subito una leggera flessione, senza, però, che i veneti siano mai usciti dalla zona play off. Il lungo periodo di incertezza e mediocrità che l’ha conformata alle altre squadre in lotta per i play off l’ha messa a rischio, come le altre, per il postseason, ma, in realtà, è stata una delle tre a cui è stata affidata, fino alla fine, la speranza di salvarlo, tanto da arrivare ad agganciare il preliminare. Fallito l’approdo in semifinale per la sconfitta col Carpi, nonostante il vantaggio di classifica e Stadio, ma la stagione resta sicuramente positivissima oltre ogni più rosea aspettativa della vigilia.

FROSINONE 7,5 – Innegabilmente i ciociari hanno fatto una grande stagione, risultando una delle squadre migliori del torneo, con Ciofani e Dionisi in grande spolvero, al punto da sembrare scontata una loro promozione. Favoriti d’obbligo della vigilia, hanno messo qualche tempo per carburare al meglio, ma quando hanno raggiunto la testa della classifica hanno cominciato un duello rusticano, punto su punto, prima col Verona e poi con la Spal, arrivando a batterla nello scontro diretto di Ferrara. Quello, che sembrava il punto più alto della stagione e la consacrazione degli uomini di Marino, si è trasformato in un boomerang perché da lì, forse per troppa sicurezza, il passo si è fatto incerto e i risultati stentati, al punto da scivolare addirittura al terzo posto. Fatale. Sì, perché, una volta fallito di pochissimo, l’obiettivo di annullare la disputa dei play off, gli spareggi si sono trasformati in un incubo per i gialloblu che, pur col vantaggio del salto dei preliminari, con quello di classifica, con quello dello 0-0 nella gara di Carpi che gli regalava due risultati utili su tre, nonché, non ultimo, con quello di 2 uomini a 10′ dalla fine del ritorno, sono riusciti a farsi eliminare nel modo più rocambolesco possibile, buttando in un sol colpo alle ortiche una stagione da dominatori.

LATINA 5 – Stagione strana quella dei pontini, perché non così pessima, nel suo andamento, da lasciar presagire una retrocessione. Anzi, alla fine del girone d’andata, in una posizione di metà classifica, la squadra nerazzurra era quella con più pareggi in assoluto e con meno sconfitte, al pari della prima in classifica. Ad un certo punto, però, evidentemente, la poca tranquillità regalata da una situazione societaria pessima, cui la Lega non ha saputo porre un argine, ha cominciato ad avere il sopravvento e la classifica ha cominciato a farsi sempre più deficitaria, con la lenta discesa e il coinvolgimento nella lotta per non retrocedere. A conferma del peso delle beghe extracalcistiche, i punti di penalizzazione comminati a 2 giornate dal termine, che ne hanno sancito la retrocessione anticipata, nonostante la quale i laziali hanno lasciato il campionato cadetto a testa altissima con le prestazioni offerte nelle ultima gare.

NOVARA 5,5 – I piemontesi godevano di buoni crediti ad inizio campionato: un buon organico, con Galabinov su tutti, un tecnico preparato e motivato come Boscaglia e una certa esperienza della categoria, con la partecipazione ai play off della stagione precedente, culminata con la semifinale persa contro il, poi, promosso Pescara. E, invece, la stagione del Novara è stata ampiamente sotto le attese, con pochi alti e fin troppi bassi, a partire dalle prima fasi, in cui ha latitato nelle parti più basse della classifica, fino al finale, quando, dopo un lento recupero che l’aveva portata a lottare costantemente per un posto nella zona play off, ha fallito l’aggancio proprio nella fase finale, chiudendo la stagione con un bilancio negativo.

PERUGIA 8 – Bella stagione quella degli umbri in quasi tutta la sua lunghezza. Per lunghi tratti del campionato quello espresso dagli uomini di Bucchi è stato il calcio più bello della serie cadetta e le partite dei grifoni sono diventate tra le più interessanti della settimana. Gioco piacevole e concreto, interpreti ispirati con un Di Carmine in annata di grazia e diversi giovani degni di nota, come Forte, Vido, Terrani, Mancini: con queste basi gli umbri hanno impostato un’ottima stagione, soprattutto nella fase iniziale, in cui hanno lottato anche per i posti più alti della graduatoria. Poi, però, anche i biancorossi hanno subito un calo che li ha conformati alla mediocrità della lotta per i play off, fino ad un ritorno prepotente nell’ultimo periodo, in cui hanno contribuito alla disputa degli stessi spareggi, saltandone i preliminari. Eliminati in semifinale da quel Benevento a cui era stato superiore in stagione regolare grazie agli scontri diretti, ha chiuso, comunque in modo positivo la stagione.

PISA 4,5 – Arrivato, ha già salutato tutti. In realtà le colpe non sono neppure tutte da ascrivere alla squadra nerazzurra: per le situazioni economiche disastrate in cui è arrivata in B, probabilmente, non avrebbe dovuto neppure prendere parte alla stagione cadetta, visto quanto ha inciso pesantemente su tutta la prima parte della stagione, dl punto di vista della concentrazione, e sulla seconda, con i punti di penalizzazione che hanno cominciato a fioccare. Grande prova di professionalità dei giocatori di Gattuso nella prima parte, quando giocavano tra mille difficoltà, senza alcuna sicurezza economica, al punto da gravitare nelle zone alte della classifica, in realtà la squadra si è disunita ed ha cominciato a colare a picco quando le cose si sono normalizzate con la nuova società. Una delle migliori difese del campionato, ma una sterilità offensiva grave hanno fatto sì che i punti incassati fossero troppo pochi per contrastare anche quelli persi per decisione del giudice sportivo, così che la retrocessione dopo appena un anno è arrivata con un turno d’anticipo.

PRO VERCELLI 6,5 – Gran lavoro quello messo in atto da Longo con una squadra il cui scopo principale era quello di salvarsi e lo ha raggiunto senza neppure troppi patemi. Bel gioco, qualche risultato di rilievo, delle buone strisce positive e il giusto mix tra giocatori d’esperienza, un ritrovato Bianchi su tutti, e giovani interessanti, con il boom di Emanuello, hanno reso la Pro Vercelli una realtà interessante e spostato le attenzioni sul suo giovane allenatore, Longo, cui si comincia a guardare anche da parte di squadre con maggiori ambizioni (vedi Spezia e Frosinone…).

SALERNITANA 5,5 – Partiva con i favori del pronostico, visto l’organico di tutto rispetto, affidato nelle mani di un tecnico ambizioso come Sannino. E, invece, la stagione dei campani è diventata una sorta di gigantesca incompiuta. Partenza molto deludente, al di sotto delle aspettative, con risultati discontinui e una classifica deficitaria, culminata con la “fuga” del tecnico, le cose sembravano aver preso un piglio decisamente diverso con l’arrivo di Bollini, che ha restituito ai granata una maggior concretezza, adiuvata anche da un Coda in stato di grazia, che ha permesso la lenta risalita in classifica. Quando si è trattato, però, di dare il colpo di coda finale e fare il vero salto di qualità con l’aggancio dei play off, la Salernitana ha mostrato ancora una volta la sua incostanza, non arrivando praticamente mai a toccare un posto nella zona spareggi e chiudendo la sua stagione con una giornata d’anticipo.

SPAL 10 – Semplicemente la stagione perfetta. Ritornava in B dopo tanto tempo e questo era già un bel traguardo. Lo scopo dichiarato della stagione era quello di ben figurare e ottenere una salvezza veloce e tranquilla. E, invece, la squadra di Ferrara è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Con un organico fatto di nomi non altisonanti, ma ben armonizzati, in cui, però, pian piano hanno cominciato a brillare diversi interpreti, come, ad esempio, il ritrovato Antenucci, l’idolo Mora, il giovane Bonifazi, la squadra ha fin da subito sorpreso, viaggiano altissima fino a ritrovarsi a competere per i primi posti della graduatoria. Con il bel gioco ed una grande concretezza ha assunto ben presto la consapevolezza della propria forza, gestendo il cammino nel miglior modo possibile, tanto da recuperare la testa anche quando la sconfitta interna col Frosinone sembrava averne decretato l’immaturità, e da raggiungere la promozione diretta con una giornata d’anticipo. La vittoria del campionato è stata quella ciliegina che, ad esempio, il sorprendente Crotone dello scorso anno aveva fallito. Capolavoro tattico che farà da ottimo curriculum per un allenatore emergente come Semplici.

SPEZIA 6+ – La solita storia del vorrei ma non posso che caratterizza la carriera cadetta dello Spezia negli ultimi anni. Stagione al di sotto delle aspettative che parte da un peccato originale: la pessima gestione del caso Iemmello che, non solo lascia i liguri senza uno dei giocatori più attesi della B, ma, addirittura, di un valido terminale offensivo in generale, al punto che, particolarmente nel girone d’andata, ma, in fondo, per tutta il campionato, la sterilità offensiva degli aquilotti sarà quasi imbarazzante e la manovra d’attacco peserà quasi completamente sulle spalle di un Granoche che, professionista esemplare, dovrà però fare i conti con i segni dell’età che ne ritarderanno l’esplosione e ne limiteranno il rendimento. Grazie alla difesa migliore del torneo, cui contribuirà il solito Chichizola, arrivato ai saluti, verranno posti gli argini ad una serie deficitaria di risultati che tarperanno sempre le ali all’aquila bianca. Il mezzo voto in più per l’approdo, comunque, in qualche modo, per la quarta volta consecutiva, primi nella storia, ai play off, abbandonati subito al preliminare contro il poi promosso Benevento.

TERNANA 6 – Il voto è una media tra il 5, quello della gestione Carbone, fatta di alti e bassi, ma non del tutto deficitaria, con una serie di risultati ad effetto che hanno risolto sempre i momenti più critici, il 4, quello della gestione Gautieri, che nel breve tempo che è rimasto ha creato una voragine tale che sembrava quasi un’utopia il pensiero di poter raggiungere la salvezza, e il 9 della gestione Liverani, che, nello scetticismo più assoluto, anche per un curriculum non di prim’ordine, senza contare il marchio di ex Perugia, ha preso in mano una situazione al limite del disastroso e, a colpi di risultati positivi, con un ruolino interno di prim’ordine, ha compito un mezzo miracolo, ottenendo non solo la salvezza, ma pure in modo diretto, annullando la disputa degli eventuali play out.

TRAPANI 3,5 – Stagione disastrosa. Partito con i favori del pronostico, sull’onda della fantastica cavalcata della scorsa stagione, culminata con la sconfitta in finale, non solo non ha rispettato le aspettativa, ma, fin da subito, ha denunciato una difficoltà incredibile a mettere insieme una prestazione decente. Praticamente dall’alba del torneo ha latitato nei bassifondi della classifica, in modo così disastroso che, alla fine del girone d’andata sembrava già impossibile recuperare sul penultimo posto. Salutato a malincuore il condottiero Cosmi, che non era riuscito a trovare un bandolo a questa inspiegabile matassa, con Calori è cominciata una lenta risalita che sembrava poter presagire ad una nuova piccola impresa, soprattutto quando i siciliani hanno agganciato la zona salvezza. Poi il nuovo disastro, con una serie di risultati finali che le hanno perfino impedito di disputare i play out condannandola alla retrocessione diretta ad un solo anno dal sogno quasi realizzato.

VERONA 7,5 – Voto alto per gli scaligeri, ma non altissimo. Questo perché è vero che hanno ottenuto la promozione diretta, che era l’obiettivo stagionale, ma per farlo hanno dovuto penare ben più del previsto e, anzi, per un lungo periodo, sono perfino stati convinti di doverlo fare passando attraverso i play off. Partiti con i più ovvi favori del pronostico, dopo una prima fase di assestamento, sembravano aver preso il campionato per le corna, veleggiando in testa alla classifica, con distacchi importanti, al limite della fuga solitaria. Poi due partite perse con un “bottino” di 9 gol subiti (4 in casa dal Novara e 5 a Cittadella, tra 14^ e 15^) hanno fatto crollare rapidamente ogni certezza e, da allora, è cominciato un campionato travagliato in cui gli scaligeri hanno fatto sì corsa di testa, ma sono sembrati sempre in difetto rispetto alle due lepri Frosinone e Spal. Fischi e panchina di Pecchia a rischio sono stati l’ovvia conseguenza. Poi, inserendosi proprio nelle scaramucce tra le due, con una buona sequenza di risultati nell’ultima fase, hanno consolidato quel secondo posto che è significato promozione diretta. Apporto fondamentale alla promozione quello di Pazzini, un lusso per la categoria, che ha dimostrato tutta la sua professionalità e la dedizione alla causa, premiandosi col titolo di capocannoniere del torneo.

VICENZA 5 – Obiettivo salvezza pienamente fallito quello dei veneti. E dire che, dopo una partenza a rilento sotto la guida di Lerda, con l’arrivo di Bisoli, la situazione sembrava decisamente cambiata e, con una buona sequenza di risultati a ridosso dell’inizio del girone di ritorno, i biancorossi avevano cominciato una lenta risalita della classifica, diventando una delle squadre più in forma e temibili e cominciando a sognare anche un posto nei play off. Poi il nuovo black out, il ritorno dei problemi, i risultati deficitari e la nuova discesa in classifica, fino al nuovo coinvolgimento nella lotta per la salvezza. Fallita in pieno, visto che i veneti sono retrocessi praticamente con una giornata di anticipo.

VIRTUS ENTELLA 6 – Buon campionato per quasi tutta la sua durata, vissuto nei piani alti della classifica, in piena lotta per i play off, chiuso, però, in modo un po’ deludente. Grande partenza per la società ligure, che, memore anche dello scorso campionato, molto positivo, con i play off sfiorati, voleva ben figurare anche in questo, magari facendo anche meglio. Centrato il primo obiettivo, visto che i chiavaresi sono stati a lungo tra le squadre più divertenti del torneo, con buoni risultati che l’hanno tenuta a lungo in lotta anche per i posti migliori della graduatoria e Caputo autentico mattatore dell’attacco, tanto da insidiare a più riprese il trono di Pazzini. Fallito, invece, il secondo, visto che, dopo essersi anch’essa conformata alla mediocrità che ha rallentato praticamente tutte le squadre a caccia di un posto negli spareggi, alla fine l’Entella ha mollato del tutto, tanto da cambiare l’allenatore a poche giornate dalla fine (Castorina per Breda) e risultare ufficialmente fuori dalla lotta ai play off una giornata prima della fine.

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