La stagione del Torino: tra un attacco da 8 e una difesa da 4, è un’annata 6

Andrea Belotti, attaccante del Torino
Andrea Belotti, attaccante del Torino

TORINO – A campionato abbondantemente finito, a ferie e calciomercato iniziati, facciamo qualche considerazione sulla stagione del Toro (decisamente tardiva ma, si sa, è meglio tardi che mai). Doveroso ricordare che chi scrive (e non solo lui) parlava dei granata come candidati all’Europa League a inizio stagione; questa non solo non è stata ottenuta, ma è anche sfumata praticamente già a metà campionato… Qualcosa è andato evidentemente storto, da Mihajlovic in giù: d’altra parte, otto punti in più dello scorso anno non sono certo da buttare. Se il Toro 2015-2016 era stato una delusione, quello 2016-2017 lo è stato un po’ meno; da qui la proposta di dargli un 6, alla squadra ed al suo tecnico.

Sinisa Mihaijlovic, allenatore del Torino-torino (Fonte immagine: zimbio.com)
Sinisa Mihaijlovic, allenatore del Torino-torino (Fonte immagine: zimbio.com)
IL MIGLIOR ATTACCO DEGLI ULTIMI DECENNI… – Le cifre parlano da sole: 71 gol fatti in 38 partite e quattro di queste con cinque gol segnati. Da decenni i granata non avevano un attacco così prolifico. Su Belotti hanno già detto tutti: i 24 gol, la nazionale, l’interesse di tanti dal Milan al Manchester, tutto rende la stagione indimenticabile ed il Gallo il simbolo del Toro di oggi (e di domani? Non è facile che resti, al di là delle clausole di rescissione). A parte lui, altri due giocatori sono andati in doppia cifra: Falque con 12 reti e Ljajic con 10. Non sempre grandi prestazioni, soprattutto per il serbo, ma la concretezza in zona gol c’è stata eccome. Quest’ultima è mancata a Boyè e a Maxi Lopez; se il primo però lascia comunque ben sperare (vedi il gol nell’ultima giornata), per il secondo sembra profilarsi il viale del tramonto…
Iago Falque, attaccante del Torino (Immagine Eurosport)
Iago Falque, attaccante del Torino (Immagine Eurosport)

… E LA PEGGIOR DIFESA DEGLI ULTIMI DECENNI – Anche qui le cifre parlano: 66 gol subiti in 38 match. I singoli giocatori, per uno ad uno, non sono neanche male; insieme, però, il reparto fa almeno una dormita a partita, una cosa imperdonabile in Serie A. L’unico a dare un rendimento costante è stato Moretti, che a dispetto degli anni è sempre un sicurezza. Buone sensazioni anche da Barreca e Zappacosta, che però si sono rivelati meglio in fase di spinta che di marcatura. Per il resto, tante delusioni più o meno grandi, chi per problemi fisici e chi per mancata integrazione: da Castan ad Avelar, da Rossettini a De Silvestri per finire con Ajeti. E la porta? Hart non ha entusiasmato ma ha lasciato tutto sommato un buon ricordo: se i gol sono stati così tanti, non è lui il principale colpevole…al suo posto arriverà Sirigu? Come sempre, chi vivrà vedrà.
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IL CENTROCAMPO? RIMANDATO – Più difficile dare un giudizio sul centrocampo granata. Sicuramente da promuovere Baselli; l’ex-Atalanta con Mihajlovic si è ritrovato, lasciandosi alle spalle le incertezze dell’anno scorso. Confortanti anche le annate di Acquah e tutto sommato anche di Valdifiori, decisamente meno quelle di Benassi e di Obi (anche per problemi fisici). È quindi un reparto che non ha brillato ma che, a differenza della difesa, ha diversi punti fermi da cui ripartire.

Esultanza dei giocatori del TOrino (Immagine Toronews.net)
Esultanza dei giocatori del Torino (Immagine Toronews.net)

GIOVANILI: BUON LIVELLO MA ZERO VITTORIE (FORSE) – Guardando il settore giovanile, per diverse categorie l’annata è stato piuttosto anonima: vedi Esordienti e Giovanissimi. Molto meglio per gli Allievi, che si giocheranno nei prossimi giorni la finale in finale scudetto, e per la Berretti, anch’essa arrivata alla finale e superata dall’Inter con l’onore delle armi. Riguardo infine alla Primavera, un po’ di delusione c’è: per la prima volta dopo cinque anni ha mancato la Final Eight. Coppitelli ha raccolto la difficile eredità di Longo sulla panchina, conducendo una stagione inevitabilmente di transizione ma dando anche segnali incoraggianti per il futuro. D’altra parte, nel futuro del Toro, anzi nel presente, c’è il ritorno a casa: l’inaugurazione del Filadelfia è molto più della riapertura di uno stadio, è la dimostrazione che, malgrado tutto, il Toro non muore mai e rinasce sempre.

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