Il Pagellone della stagione di Serie B 2016/17

benevento

Come tutti gli anni diamo i voti, in rigorosa scala da 10 a 1, ai protagonisti, in positivo  in negativo, della stagione di B appena terminata.

10 SEMPLICI – Una grande impresa, senza un condottiero, è difficile che possa essere compiuta e, senza ombra di dubbio, il vero leader dell’armata spallina che in questa stagione ha sovvertito ogni pronostico, è il suo allenatore. Non era facile guidando una società che tornava alla serie cadetta dopo decenni e che partiva con poche ambizioni, se non quella di ben figurare e di raggiungere una salvezza tranquilla. Non era facile con una rosa dove non c’erano nomi di spicco, a parte, forse, un Antenucci alla ricerca di un riscatto in Italia e, poi, dopo il giro di boa, un Floccari con la voglia di dimostrare di avere ancora tanto da dare al campionato italiano. Non era facile per un tecnico alla primissima esperienza in serie cadetta, seppur con alle spalle già 5 promozioni nelle serie inferiori. E, invece, ha fatto diventare la promozione dei ragazzi terribili in maglia bincazzurra come la cosa più semplice del mondo. Pure con la perla della vittoria del campionato. Sempre con grande equilibrio e concentrazione che l’hanno reso anche un apprezzato interlocutore nelle interviste nel pre e post partita. E quella panchina viola che lui tanto sogna, nel suo futuro, potrebbe non essere così impossibile da raggiungere…

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9 PAZZINI – Doveva essere uno dei lussi di questa stagione cadetta e si è fatto trovare in perfetto orario all’appuntamento. La scelta più facile, sicuramente, sarebbe stata quella di accettare la corte di squadre di medio alta classifica di A, che ancora avrebbero potuto avvalersi del suo contributo, o un bel posto in una squadra sconosciuta all’estero in uno di quei paesi in cui ancora si copre d’oro il giocatore d’esperienza proveniente da campionati più famosi, dove percorrere un dorato viale del tramonto. E, invece, Pazzini ha fatto la scelta meno scontata e, forse, meno facile, quella di legare la sua professionalità a doppia mandata alla voglia di rivalsa degli scaligeri, accettando di scendere a giocare in una serie in cui, praticamente, non metteva piede dal suo primo anno da professionista, stagione 03/04 con la maglia nerazzurra dell’Atalanta. I risultati, non così scontati, sono sotto gli occhi di tutti: Verona ritornato direttamente in A senza neppure passare dai play off, lui capocannoniere della B con 23 gol, suo record di marcature stagionali (superando di slancio i 19 in maglia Samp della stagione 09/10) e grande esempio di lavoro e abnegazione per tutte le giovani leve che sono passate e cresciute in maglia gialloblu in corso di questo campionato. Chapeau.

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8 LE NEOPROMOSSE – Sono ormai diverse stagioni che le formazioni salite dalla Lega Pro regalano diverse soddisfazioni nella stagione di ritorno (talvolta addirittura d’esordio) in serie cadetta. E anche quest’anno non sono mancate all’appello nella loro quasi totalità, pur partendo solo con l’obiettivo di ben figurare e raggiungere presto la salvezza. La Spal ha fatto un intero campionato d’alta classifica, culminando con la storica promozione in A e la vittoria del campionato. Il Benevento ha fatto quasi meglio, raggiungendo la promozione, dopo un campionato vissuto nei piani alti, vincendo i play off che sembravano dover essere una passerella per il Frosinone, ma facendo tutto questo da assoluta debuttante nella seconda serie italiana, diventando la prima della storia a compiere il doppio salto in queste condizioni. Il Cittadella ha vissuto una partenza sprint fatta di sole vittorie a ripetizione che, per un po’, l’hanno resa una favorita d’obbligo alla promozione, seguite, comunque, da un campionato giocato in piena zona play off, fino al raggiungimento del preliminare. L’unica a fallire, tornando subito in Lega Pro è stato il Pisa, ma partiva con un handicap troppo forte, per aspetti che esamineremo dopo, anche se l’abnegazione dimostrata dai suoi giocatori più rappresentativi, soprattutto nella fase più difficile della stagione, la grande grinta del suo tecnico Gattuso, che è rimasto sulla nave fino alla fine, e la grande passione del tifo nerazzurro, presente fino all’ultimo attimo, non hanno per nulla sfigurato nella categoria.

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7 BARONI – Altro condottiero vincente di una delle imprese stagionali. Lui partiva con l’handicap di avere una società del tutto digiuna della categoria in cui stava giocando. Nonostante questo l’ha condotta ad un campionato d’alta classifica, portandola a disputare i play off al primo colpo e, non contento di questo, addirittura a vincerli battendo squadre che, sulla griglia di partenza del campionato, la sopravanzavano di molte posizioni (tutte abbondantemente recuperate in corso di stagione). E tutto questo, pure lui, con una rosa, in partenza, senza nomi altisonanti, a parte il bomber Ceravolo, vicecapocannoniere del torneo, attorno a cui ruotavano zelanti gregari impegnati a portare a casa una bella stagione. In più la promozione per il tecnico toscano è stata una vera e propria rivincita su una carriera che, fin qui, gli ha regalato poche soddisfazioni e tante delusioni professionali (dall’esonero ad una giornata dalla fine a Pescara a favore di Oddo, al rapporto terminato col Novara nonostante i play off conquistati da neopromossa), che avrà fatto riflettere più di un frettoloso dirigente.

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6 I GIOVANI – Come sempre, anche quest’anno, la Serie B è stata un’affascinante fucina di giovani interessanti, alcuni dei quali diventeranno sicuramente dei protagonisti dei prossimi mercati. Anzi, per qualcuno di questi si è già parlato di interessamenti importanti all’interno di questa. Basta pensare a Orsolini e Favilli dell’Ascoli, Bonifazi, Finotto e Pontisso della Spal, Ciciretti e Puscas del Benevento, Verde dell’Avellino, Bisoli e Crociata del Brescia, Maggiore e Vignali dello Spezia, Bessa e Zaccagni del Verona, Palombi e Petriccione della Ternana, Emanuello e Morra della Pro Vercelli, Orlando e Cernigoi del Vicenza, Gatto del Pisa, Forte, Mancini, Vido e Terrani del Perugia, Manconi e Casasola del Trapani. E questi sono solo alcuni dei tanti nomi, giovani, che, in un modo o nell’altro si sono legati a questa stagione di B, presentandosi al grande pubblico e finendo direttamente nei taccuini degli osservatori dei grandi club. Di tanti di questi sentiremo ancora parlare, sicuramente, anche solo pensando al fatto che una delle rivelazioni della A di quest’anno, al centro del mercato fin dalle prime battute, Kessié, appena lo scorso campionato calcava i campi della B con la maglia del Cesena.

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Il giovane Orsolini, quello che sembra un predestinato

5 LIVELLO ARBITRALE E TECNOLOGIA – Niente da fare: passano le stagioni e siamo ancora qui a lamentarci del livello della classe arbitrale della serie cadetta. Anche quest’anno è stato deficitario e costellato di prestazioni al limite dell’imbarazzante che hanno scatenato le ire funeste di più di una società. La partita di ritorno della semifinale play off tra Frosinone e Carpi è forse stato l’emblema di questa mediocrità diffusa, con una prestazione talmente sbilanciata da far destare più di un sospetto nell’occhio dello spettatore neutrale. Ma visto che alla buonafede degli arbitri si vuol credere ancora, si può parlare anche solo di prestazione insufficiente e giornata sbagliata. E allora, per riesumare qualche protesta sorta in stagione, se sbagliano, andrebbero fermati, esattamente come fa un allenatore che mette in tribuna il giocatore che gli offre prestazioni negative. E, invece, da questa classe arbitrale di oggi nasceranno gli arbitri di A di domani e tra loro gli internazionali. E questo non è un buon auspicio. In questo ambito, poi, rientra anche il trito e ritrito discorso sulla tecnologia applicata al calcio, che, mai come in questa stagione, ha reso evidente il divario tra un campionato, quello di A, in cui c’è, e quello di B, in cui è ancora mancante e ci si deve affidare ancora alla valutazione di un uomo. Se a questo concetto si applica il precedente, nascono ancora i gol fantasma clamorosi che decidono un risultato. Allo Spezia ne sanno qualcosa…

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Pinzani, arbitro di Frosinone-Spezia…

4 LA PROGRAMMAZIONE – Uno degli aspetti che ci si attenderebbe da una squadra di B, soprattutto da parte di quelle che fanno parte del circuito da più di una stagione, è che, alla fine di un campionato, traesse le proprie conclusioni e su di esse impostasse il lavoro di perfezionamento per la stagione successiva, una programmazione che, salvo ridimensionamenti legati a problemi societari, portasse a fare meglio nella successiva. Programmazione che, invece, sembra essere stato il tallone d’Achille della quasi totalità delle squadre “autoctone” della categoria e guardando la testa della classifica di questa stagione è facile capire cosa si intende: di 8 squadre che sono state coinvolte nella lotta per la promozione, ben 6 lo scorso anno non erano in B, le due promosse Spal e Verona, una in Lega Pro e una in A, e 4 delle 6 partecipanti ai play off, le due retrocesse Carpi e Frosinone e le due neopromosse Benevento e Cittadella. Solo Spezia e Perugia sono riuscite a raggiungere la zona spareggi pur fallendo l’obiettivo. Se poi si conta che le tre promosse erano tutte appena arrivate in serie cadetta, si capisce il completo fallimento delle squadre che arrivavano dalla B dell’anno scorso. Ancor più impietoso, poi, diventa il discorso se si fa un raffronto tra le squadre coinvolte nei play off la scorsa stagione e la loro posizione in questo torneo, scoprendo che il solo Spezia, seppur per il rotto della cuffia, si è saputo ripetere, mentre Bari e Novara sono rimaste ai piedi della zona spareggi, il Cesena per tutto il campionato ha lottato per non retrocedere e il Trapani è addirittura sceso direttamente in Lega Pro senza disputare i play out. Una débâcle organizzativa che fa già spuntare il sorriso dalle parti di Pescara, Palermo, Empoli, Venezia, Parma, Cremonese e Foggia….

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Il Trapani, il peggiore fallimento della stagione

3 I TERNANI DI PASSAGGIO – La stagione delle fere era già abbastanza travagliata di per sé da necessitare ulteriori complicazioni spiacevoli in corso di campionato. E, invece, i rossoverdi hanno dovuto fare i conti con due vicende che sono arrivate come la grandine: sono passate rapide ed hanno lasciato dietro solo danni e complicazioni. Una ha coinvolto un giocatore, uno di quei rinforzi che erano stati scelti in corso di mercato invernale per rinforzare gli umbri e permettere loro un riscatto nella seconda parte del torneo, sfruttando proprio l’esperienza di qualche nome dal passato vissuto su campi più importanti, come l’ex Lazio Ledesma, e più precisamente Momo Sissoko. Arrivato a Terni a metà febbraio, da svincolato, portandosi sulle spalle il carico d’esperienza maturato con le maglie di Valencia, Liverpool, Juventus, Fiorentina e PSG, ha giocato, in tutto, 34′ nel corso di 5 partite. Poi, alla vigilia del derby umbro, il 12 marzo, dopo aver seguito dalla panchina tutta la partita di Trapani, rescinde e se ne va, abbandonando la nave già piuttosto inclinata. L’altro, invece, è un allenatore, più precisamente Carmine Gautieri, uno che da Lanciano non ne ha più azzeccata una. Arrivato come il salvatore della barca dopo gli ondeggiamenti di Carbone, si è presentato con una vittoria all’esordio, benaugurante, seguita da ben 6 sconfitte consecutive che hanno portato i rossoverdi dalla metà bassa della classifica in piena zona retrocessione spinta. E per fortuna che poi è arrivato, senza tanti proclami, Liverani a compiere un mezzo miracolo…

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2 IL PISA AFFAIRE – Una brutta faccenda che si poteva tranquillamente evitare. Che il Pisa arrivasse all’appuntamento con la serie cadetta con pesanti problemi societari lo si sapeva da ancor prima che terminasse la scorsa stagione, chiusa, nonostante tutto con la promozione. Ma questi problemi erano, obiettivamente, troppo grandi e radicati da poter pensare di risolverli con un colpo di spugna prima dell’inizio del torneo. E, infatti, così non è stato. In situazioni analoghe (o anche per meno) ad altre realtà è stata impedita l’iscrizione al campionato. Solo che, in questo caso, la Lega ha voluto trasformare la “salvezza” del Pisa in una sorta di spot per sé stessa: la Lega caritatevole che accorre in aiuto delle società in difficoltà e le salva dal baratro certo. In realtà tutto si è trasformato in un enorme boomerang che ha colpito il presidente Abodi da più parti. Intanto l’incredulità e lo sdegno di altre realtà (anche più blasonate) viste sparire e ripartire dalle serie inferiori, come si guarderebbe il risultato ottenuto dopo aver tirato uno sciacquone, non solo nel recente passato, ma con le stesse autorità alla guida del carrozzone. Ok, bella e lodevole l’iniziativa di una B che salva le sue partecipanti, ma, così, si arriva al “due pesi due misure”. Poi una serie di conseguenze che hanno rischiato di falsare il campionato in corso, visto che si è dovuto attendere addirittura dicembre per trovare una nuova società: il salto della prima giornata da parte dei nerazzurri, che hanno recuperato solo dopo qualche settimana; i lavori di messa a norma dello stadio interrotti per mancanza di fondi; il rischio del rinvio di più di una partita per la mancanza di illuminazione a seguito del taglio della corrente per morosità; i tifosi sul piede di guerra e disponibili anche a fermare la disputa delle partite finché la vecchia società non si fosse decisa ad abbandonare, con buona pace di regolarità e ordine pubblico. Poi, quando finalmente l’obiettivo è stato raggiunto, i danni fatti erano talmente tanti che il Pisa non si è saputo risollevare e la retrocessione è arrivata lo stesso, in un teatrino dell’assurdo in cui hanno perso tutti, per primi i vertici del calcio. E se non bastasse mettiamoci il carico di un Latina che, nello stesso campionato, con gravi situazioni societarie, nonostante il tentativo di mediazione della Lega, ma, stavolta, senza gli # di Zazzaroni e i riflettori puntati contro, nel silenzio più assoluto, i suoi problemi non li ha risolti e a fine campionato è sparito….

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Il Pisa in ginocchio

1 IL CASO IEMMELLO – Ovvero “Dell’impreparazione societaria, delle errate valutazioni e delle loro conseguenze”. Sì, perché il caso Iemmello è stato un enorme pasticcio, compiuto a più livelli, che non ha fatto bene a nessuno. In primis allo Spezia, che, nella vicenda ha dimostrato un’immaturità e un’impreparazione sconcertanti che, poi, ha pagato in corso di stagione: fin dall’estate era chiaro che il gioiellino di ritorno dal Foggia aveva ben poche intenzioni di vestire la maglia bianconera ( e poi chissà perché…) e i capricci fatti andavano tutti in quella direzione; la società ha finto risolutezza nei confronti del giocatore, ma ha anche provato a stemperare i toni con la tifoseria, dichiarandone l’assoluta lealtà e la sua voglia di diventare protagonista da aquilotto, mentendo a sé stessa e agli altri; poi, però, verso la fine del mercato ha cominciato a trattarne la cessione col Sassuolo. A questo punto la logica avrebbe voluto 4 possibili scenari: il giocatore è mio, so che sarà il craque del campionato e quindi mi impongo e me lo tengo; voglio fare cassa comunque quindi lo cedo ad una società di serie superiore, ma ne richiedo comunque il prestito; intuisco che tenere il giocatore contro la sua volontà sarebbe controproducente, quindi lo cedo, ma chiedo alla società che lo acquista una contropartita adeguata nello stesso ruolo; sapendo che la perla del mio attacco sta per partire, mi prendo tempo per cercare un sostituto adeguato nel panorama calcistico di un pieno mercato. Nulla di tutto questo, visto che il giocatore è partito, per soldi, direzione Sassuolo, all’ultimo giorno di mercato. E senza che fosse stato trattato un solo altro attaccante di livello, salvo ripiegare sul Granoche che, pur se un professionista esemplare, era praticamente fermo da mesi ed ha necessitato mezza stagione per diventare in qualche modo decisivo caricandosi il peso dell’attacco sulle sue uniche spalle. E il risultato è stato che lo Spezia ha fatto un campionato con un’asfissia offensiva imbarazzante, che ha pagato a livello di classifica e di play off. Non che sia andata tanto meglio dall’altra parte. Oddio, sicuramente si potrebbe dire che per una doppietta all’Inter questo e altro, ma se ci si trova davanti ad un giocatore che alla prima giornata Di Marzio, dagli studi di Sky (ma non solo lui), definiva come il nuovo Lapadula, come uno dei protagonisti assoluti del campionato cadetto, che invece ha vissuto una stagione nel semianonimato nelle file neroverdi, giocando solo 500 dei 3420 minuti a disposizione del campionato di A e che nel semianonimato ritorna nonostante i 5 gol segnati (quasi tutti nelle ultime giornate, a giochi fatti per la sua formazione) con offerte da Chievo, Spal e Las Palmas quando il predecessore Lapadula è da due stagioni in rossonero, forse anche da questa parte non è andato tutto come poteva andare…

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Una rara immagine di Iemmello in maglia bianconera

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